Le manovre dietro Tronchetti Provera alla presidenza di Confindustria

05 Aprile 2019 06.53
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Fino a qualche mese fa lo davano in politica, pronto a lanciare un movimento riformista e liberale, che si opponesse al sovranismo imperante. Anche con l'appoggio delle grandi banche del Nord e dei maggiori colossi industriali del Paese. Nelle ultime ore invece Marco Tronchetti Provera è stato candidato dal suo amico Luca Cordero di Montezemolo alla presidenza di Confindustria.

Dopo il quadriennio del salernitano Vincenzo Boccia, gli industriali vogliono un nuovo corso a viale dell'Astronomia, troppo legata al mondo imprenditoriale romano e travagliata dalle vicissitudini de Il Sole 24 Ore e connotata da una forte difficoltà a incidere sul dibattito pubblico.

BONOMI TRAMITE BUFFAGNI HA CREATO BUONI RAPPORTI COI GRILLINI

Particolarmente attivo sul tema è Carlo Bonomi, presidente di Assolombarda che il 5 aprile ospita nei saloni di via Pantano il ministro dello Sviluppo e vicepremier, Luigi Di Maio. Vuoi perché Assolombarda è il maggiore elettore del presidente di Confindustria, vuoi perché Bonomi – a differenza del suo presidente nazionale Boccia – ha creato un ottimo rapporto con il mondo grillino e con Di Maio, anche grazie ai buoni uffici del sottosegretario Stefano Buffagni. Non poco in una Confindustria che riesce a parlare soltanto con la Lega e spera che Matteo Salvini (che ovviamente detesta l'appeasement di Bonomi con i 5 Stelle) rompa con i grillini per creare un centrodestra più affidabile per il mondo delle imprese. A gennaio per esempio, quando c'era da nominare il nuovo presidente dell'Ice, il Mise di Di Maio non ha concordato come da tradizione un nome con viale dell'Astronomia, ma ha scelto Carlo Maria Ferro, numero due di Bonomi in Assolombarda.

E la politica è un nodo scoperto in Confindustria: nonostante l'attivismo della direttrice generale Marcella Panucci – che nelle ultime settimane è stata vista in Senato per seminari con i parlamentari pentastellati – non c'è feeling con i nuovi azionisti di maggioranza del governo, Di Maio e Salvini. In quest'ottica anche il rapporto con la Lega non ha portato i risultati sperati.

Tronchetti sa che non tutti i suoi colleghi lo amano e che la scelta di vendere la sua azienda, la Pirelli, ai cinesi potrebbe non essere il miglior biglietto da visita in quest'epoca sovranista

Tornando a Tronchetti Provera, Montezemolo, che già in passato aveva provato invano a fare da king maker in viale dell'Astronomia, si sta spendendo per far capire ai suoi colleghi che – per tornare a parlare alla pari con il governo – serve un grande imprenditore. Tronchetti stesso, che ovviamente ostenta distacco dalla partita, non disdegnerebbe quella poltrona, ma non ha ancora sciolto la riserva. Anche perché sa bene che il suo nome , che sicuramente piace alla grande impresa, lascia forse la piccola più fredda, orientata com'è su candidati che ne rappresentino maggiormente le istanze. Il fatto poi che Pirelli sia oggi di proprietà cinese, potrebbe far storcere a qualcuno il naso vista la temperie sovranista. Ma un primo passo propedeutico verso Roma già l'ha fatto: incontrando Bonomi ha ottenuto che la Lombardia si presenti alla corsa per la successione di Boccia con un solo nome. E tra i vari pretendenti nessuno ha il suo carisma, la sua esperienza e i suoi rapporti. Anche se ambizioni alla successione di Boccia la nutrono i bresciani, che hanno in Bonometti e nell'assai stimato presidente della locale confindustria Giuseppe Pasini dei candidati con le carte in regola.

Come detto, la galassia del Nord ha da mesi rivendicato non soltanto la presidenza di Confindustria, ma preteso anche un cambio di passo, a maggior ragione dopo che negli ultimi mesi tutti i provvedimenti del governo – la stretta sui contratti a tempo, il blocco ai grandi cantieri e l'indebolimento di Industria 4.0 – hanno finito per scontentare gli industriali. Ma tutte le territoriali al di sopra di Roma si stanno dividendo sul successore di Boccia. Sono in lizza – o meglio si sono candidati – lo stesso Bonomi, l'attuale vicepresidente nazionale Licia Mattioli e il reggiano Fabio Storchi, il veneto Matteo Zoppas, mentre Boccia guarderebbe al genovese, e suo grande amico, Edoardo Garrone.

Evidentemente si tratta, come sempre avviene in Confindustria, dei primi nomi, ma le carte sono ancora coperte e c'è tuto il tempo perché maturino altre candidature. Anche perché finora non si sono ancora espressi i grandi elettori, dei quali peraltro andrà misurata la tenuta del loro potere, in taluni casi logorato sia da scelte sbagliate sia da vicende come quella del Sole 24 Ore che sono destinate a lasciare il segno. È il caso, per esempio, di Luigi Abete, cui vengono rimproverate le campagne (a suo tempo decisive) a favore dello stesso Boccia e del presidente di Roma Filippo Tortoriello, eletto quando la sua società Gala (quotata) era già andata a gambe all’aria. Inoltre Abete è coinvolto nella vecchia gestione del quotidiano confindustriale, tanto che ha dovuto (recalcitrante fino all’ultimo) dimettersi dal cda. Stessa verifica va fatta su Emma Marcegaglia, che tra l’altro l’anno prossima sarà in corsa per vedersi riconfermata – e sarà molto difficile – alla presidenza dell’Eni. Decisamente fuori gioco sembrano essere, invece, alcuni grandi vecchi, da Giorgio Squinzi a Fedele Confalonieri, da Gianfelice Rocca a Diana Bracco. Ma siamo solo all’inizio.

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