Trump calpesta anche il dolore per l’11 settembre

Il presidente aveva organizzato un incontro, poi cancellato, a Camp David con i leader talebani proprio nei giorni dell'anniversario della tragedia. Uno schiaffo anche per le migliaia di vittime di quel giorno.

11 Settembre 2019 18.30
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Oggi sono 18 anni. Quel giorno mio marito aveva portato Luca alla sua nuova scuoletta a Manhattan, io avevo portato nostra figlia al nido a Brooklyn e mi ero recata negli uffici del distretto scolastico di New York per parlare dei servizi necessari a mio figlio. Arrivata al terzo piano del palazzo, avevo ricevuto una telefonata di Dan: «Ho appena visto un aereo entrare in una delle Torri Gemelle».

È stata l’ultima volta, quel giorno, che abbiamo potuto parlare. Dalla finestra cominciava a vedersi il fumo nero che usciva dalla prima torre. Poco dopo, venne colpita la seconda.

«HANNO APPENA COLPITO IL PENTAGONO, È GUERRA»

Ho subito lasciato il palazzo per andare in una cabina telefonica a chiamare mia madre e dirle che noi stavamo bene. Lei lavorava in Rai e aveva tutte le ultimissime notizie sotto gli occhi. «Hanno appena colpito il Pentagono. È guerra», mi ha detto terrorizzata. Intanto, dall’altra parte del fiume, la gente si buttava dai piani più alti dei due grattacieli colpiti prima che crollassero. Diciotto anni sono tanti, ma quell’odore acre e quella polvere che coprì la città per molto tempo rimangono vivi nella mia mente come se fosse successo ieri.

L’ENNESIMO SCHIAFFO DI TRUMP

L’11 settembre marca violentemente un prima e un dopo. Un dopo che continua ancora oggi, tra le montagne dell’Afghanistan devastato dalla guerra più lunga combattuta dagli Stati Uniti. Eppure Donald Trump aveva organizzato proprio pochi giorni prima dell’anniversario della tragedia un incontro segreto con il presidente dell’Afghanistan, Ashraf Ghani, e alcuni leader talebani. Per di più a Camp David. Appuntamento cancellato, tra le polemiche, dopo che i fondamentalisti avevano rivendicato l’attentato a Kabul in cui era rimasto ucciso un sergente Usa.

Se Barack Obama avesse osato pensare a una cosa del genere, sarebbe scoppiato il finimondo: proprio i talebani, proprio vicino Washington, proprio l’11 settembre. Ma questo presidente si permette di mancare di rispetto a tutto e a tutti, comprese le migliaia di vittime di quel giorno. Continuo a sperare ardentemente che presto ce ne libereremo, che finiremo di combattere in un Paese ormai in rovina e che ritorni almeno un senso di umanità che in questi tre anni sembra essere perduto.

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