Andrea Prada Bianchi

Perché Trump ora è più vicino all'impeachment

Perché Trump ora è più vicino all’impeachment

22 Agosto 2018 14.46
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L'ora più buia della presidenza di Donald Trump minaccia di avere gravi conseguenze per l'inquilino della Casa Bianca. Il 21 agosto, nel giro di 60 minuti, due corti di giustizia americane hanno assestato un «uno-due», come lo definisce il New York Times, al presidente più divisivo di sempre. A New York, Michael Cohen, l'ex avvocato del tycoon, ha patteggiato dichiarandosi colpevole di otto capi d'accusa (leggi il suo profilo): fra i fatti imputatigli, i soldi versati durante la campagna elettorale per comprare il silenzio di due donne, con annessa affermazione di avere agito «in coordinamento e sotto la direzione di un candidato a un incarico federale». Trump, ovviamente. Un'ora più tardi è arrivata la notizia della condanna, in Virginia, di Paul Manafort, ex capo della campagna elettorale del tycoon. Anche in questo caso, otto capi di imputazione, di cui cinque per frode fiscale. Non è la prima volta che The Donald sembra a un passo dalla caduta, ma questo doppio colpo rischia di scatenare un effetto domino fatale per il tycoon.

Chi è Cohen, l’avvocato che può incastrare Trump sul Russiagate

Era il suo legale personale. Ora l’ha mollato. Svelando che il tycoon sapeva dell’incontro del 2016 tra il suo staff e i russi. Ritratto (e incognite) dell’uomo che può mettere Donald spalle al muro. L’incontro è di quelli che più imbarazzano la Casa Bianca.

1. PERCHÉ COHEN POTREBBE ESSERE UTILE A MUELLER

Cohen è stato per anni non solo l'avvocato, ma anche il “Mr. Wolf” di Trump. Nel gergo tratto da Pulp Fiction, colui che ha risolto i problemi del presidente. È dunque probabile che conosca i segreti del tycoon, inclusi dettagli della presunta collaborazione con la Russia. «Credo che Cohen abbia informazioni che dovrebbero essere di interesse per il procuratore speciale (del Russiagate, ndr) Robert Mueller ed è più che felice di raccontargli tutto quello che sa», ha detto dopo il patteggiamento Lanny Davis, il difensore di Cohen. Davis ha lasciato intendere che Cohen sa che il tycoon era al corrente in anticipo degli hackeraggi russi e dell'incontro alla Trump Tower con emissari di Mosca. Per quest'ultimo caso, Cohen ha già dato informazioni al Fbi assicurando che il presidente era a conoscenza dell'incontro con i russi. Il legale, inoltre, aveva l'abitudine di registrare le conversazioni con il suo cliente. I nastri sono stati sequestrati dai federali e non è escluso che le registrazioni possano rivelarsi utili anche ai fini dell'inchiesta sul Russiagate.

2. PERCHÉ MANAFORT POTREBBE ESSERE UTILE A MUELLER

Manafort è stato condannato per otto capi di imputazione non legati al Russiagate, ma altri 10 rimangono aperti, così come la possibilità che l'ex capo della campagna elettorale di Trump voglia collaborare con Mueller per ottenere sconti di pena. L'ufficio del procuratore speciale crede che il caso di Manafort possa rivelarsi decisivo. Il solo fatto che Mueller abbia tenuto l'inchiesta sull'ex consigliere all'interno del suo ufficio lo dimostra. Per i tipi di reati per cui Manafort era accusato, infatti, il caso sarebbe dovuto essere trasferito a una giurisdizione inferiore. Ma i capi d'accusa che rimangono aperti – tra cui cospirazione contro gli Stati Uniti, ostruzione della giustizia e cospirazione in ostruzione di giustizia – suggeriscono il legame tra Manafort e le presunte interferenze straniere nella campagna elettorale. Motivo per cui il manager è di grande interesse per Mueller.

3. PERCHÉ LE DUE INCHIESTE DANNEGGIANO TRUMP

Per essere chiari, è quasi impossibile che un presidente venga incriminato dai procuratori federali, anche nel caso in cui venisse direttamente associato ai reati commessi dai suoi collaboratori. L'unico vero rischio per il presidente resta l'impeachment, ovvero la messa in stato d'accusa da parte del Congresso, per il quale non è necessario che il capo di Stato sia stato condannato. «Se fossi sottoposto ad impeachment, penso che i mercati crollerebbero. Penso che tutti diventerebbero più poveri», ha detto Trump in una intervista a Fox and Friends il 23 agosto. Con la maggioranza repubblicana sia al Senato che alla Camera, Trump è al sicuro da questa ipotesi. Ma con le elezioni di midterm a novembre i democratici potrebbero conquistare la Camera, rendendo la messa in stato d'accusa una minaccia reale per la Casa Bianca. Gli oppositori del presidente puntano principalmente sul Russiagate, l'indagine sulla sospetta collusione con Mosca, per detronizzare Trump. Ora, i reati per cui sono stati processati Cohen e Manafort non hanno a che fare direttamente con l'inchiesta, ma è probabile che la influenzeranno. Inoltre, la narrativa della «caccia alle streghe» portata avanti da Trump risulta sempre meno credibile (se non per la sua base di fedelissimi), con le condanne e le confessioni nero su bianco che continuano ad ammassarsi.

4. PERCHÉ IL RUSSIAGATE NON È PIÙ INDISPENSABILE PER L'IMPEACHMENT

Fino ad ora, gli avversari di Trump hanno puntato sull'indagine del Russiagate per avere argomenti da utilizzare contro il presidente per una messa in stato d'accusa. Ma le condanne a Manafort e, soprattutto, le confessioni di Cohen sono di una gravità tale da rendere possibile l'impeachment anche nel caso in cui l'inchiesta del procuratore Mueller non arrivi a inchiodare la Casa Bianca.

La rivelazione secondo cui il presidente ha utilizzato fondi per la campagna per comprare il silenzio delle sue amanti, un reato, potrebbe diventare il nuovo grimaldello dei democratici (sempre che conquistino la maggioranza alle midterm). E la nuova "bomba" ha creato una frattura tra gli stessi repubblicani. Alcuni dei quali potrebbero decidere di unirsi ai dem in un ipotetico impeachment. Soprattutto se le testimonianze degli ex fedelissimi di Trump dovessero aggravare ulteriormente la posizione del presidente.

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