Trump contro la rimozione delle statue dei confederati

17 Agosto 2017 13.41
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Secondo Donald Trump rimuovere simboli legati al razzismo degli Stati del Sud all'epoca della Guerra di secessione americana «è assurdo». Il presidente, dopo le polemiche seguite ai fatti di Charlottesville, ha commentato così su Twitter la decisione di alcuni Comuni di rimuovere le statue che raffigurano i protagonisti sudisti della guerra civile: «Triste vedere la storia e la cultura del nostro Paese fatte a pezzi con la rimozione delle nostre bellissime statue. Non potete cambiare la storia, ma potete imparare da essa. Robert Lee, Stonewall Jackson… chi sarà il prossimo? Washington o Jefferson? Così assurdo».

Intanto a Charlottesville, in Virginia, centinaia di persone si sono riunite per una veglia notturna contro l'odio e la vioelnza nel campus dell'università, "armate" soltanto di candele. La manifestazione pacifica ha seguito lo stesso percorso fatto dai gruppi razzisti che la settimana scorsa hanno provocato la morte di Heather Heyer, uccisa dall'auto lanciata contro la folla da James Alex Fields Jr (leggi anche: Suprematisti Usa, la galassia neonazi che prolifera sotto Trump).

MUSICA E POESIE. La gente è stata chiamata a raccolta alla vecchia maniera, attraverso sms e telefonate, evitando la pubblicità sui social media. I partecipanti hanno cantato brani come We Shall Overcome, This Little Light of Mine e recitato Still I Rise di Maya Angelou. Alla fine della veglia, le candele sono state lasciate ai piedi della statua di Thomas Jefferson, uno dei padri fondatori nonché terzo presidente degli Stati Uniti.

La bufera che ha investito Trump per le sue dichiarazioni sui suprematisti non accenna a placarsi. Il presidente, travolto dalle critiche, ha difeso il suo ritardo nel condannare i neonazisti e ha puntato il dito contro la cosiddetta alt-left, la sinistra estremista, che, ha detto, condivide la responsabilità di quanto accaduto. Il Paese è sgomento e gli stessi repubblicani cominciano a smarcarsi.

LE CRITICHE SI SONO MOLTIPLICATE. Le voci critiche si sono moltiplicate coinvolgendo i dirigenti d'azienda, fino a costringere il tycoon a smantellare i forum economici da lui voluti alla Casa Bianca, prima che tutte le poltrone restassero vuote. Anche dall'estero, dagli alleati più stretti, sono arrivati dei rimproveri. Ad esempio dalla premier britannica Theresa May, secondo cui «non si può mettere sullo stesso piano chi ha visioni profondamente fasciste e chi si oppone a queste». Oppure dallo Stato di Israele, con il leader del partito centrista Yair Lapid che ha dichiarato: «Non ci sono due parti responsabili. Quando i neonazisti marciano a Charlottesville e urlano slogan contro gli ebrei e a sostegno della supremazia bianca, la condanna dev'essere senza ambiguità».

PROFONDE SPACCATURE TRA I REPUBBLICANI. Le parole del presidente hanno inoltre rivelato profonde spaccature tra i repubblicani, con nomi importanti che uno ad uno hanno cominciato a smarcarsi. «I gruppi suprematisti bianchi vedranno il fatto di avere solo la metà della colpa come una vittoria», ha scritto su Twitter il senatore della Florida Marco Rubio, «e non possiamo permettere che questo vecchio male resusciti». Gli fa eco lo speaker della Camera, Paul Ryan: «Bisogna essere chiari. I suprematisti bianchi sono ripugnanti. Tale estremismo è contrario a tutto ciò in cui crede questo Paese. Non ci può essere alcuna ambiguità morale». Fino ai due presidenti Bush: «L'America deve sempre denunciare l'intolleranza razziale, l'antisemitismo e l'odio in tutte le sue forme».

LA REAZIONE DELLA "CORPORATE AMERICA". Ma è la reazione della "corporate America" quella che ha sorpreso di più. Uno ad uno Ceo e dirigenti d'azienda hanno abbandonato Trump che li aveva voluti al suo fianco in forum alla Casa Bianca volti a definire insieme la strategia per rendere l'America «di nuovo grande». I capitani di industria, da Walmart alla Campbell, hanno disertato in otto prima che il presidente decidesse di sciogliere i forum, le cui poltrone andavano svuotandosi velocemente.

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