Quel coro razzista che imbarazza Trump

Spinti dalla polemica contro le deputate dem progressiste e di colore, i fan del tycoon hanno iniziato a cantare «rimandala a casa» a un comizio. Il presidente ha dovuto prendere le distanze.

19 Luglio 2019 10.47
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Donald Trump prende le distanze dai cori «rimandala a casa» gridati dalla folla dei suoi fan quando ha attaccato nuovamente le quattro deputate dem progressiste, in particolare Ilhan Omar. «Non sono contento di ciò. Lo disapprovo», ha detto ai cronisti, anche se ieri non ha mosso un dito per fermare i suoi sostenitori. I cronisti lo hanno incalzato chiedendogli perché non ha fermato i cori. «Penso di averlo fatto, ho cominciato a parlare molto rapidamente», ha risposto. Le immagini rilanciate dalle tv mostrano però non solo che ha lasciato correre ma, dopo i cori, ha rincarato gli attacchi.

LA SCIA DEI TWEET RAZZISTI

La sua base ha sposato subito i tweet razzisti in cui le invitava a tornare «nei posti corrotti e infestati dal crimine da cui sono venute», dimenticando che tre di loro sono nate negli Usa. Silenzio finora da Melania (nata in Slovenia) e da Ivanka. «Send her back», hanno urlato i suoi sostenitori in particolare quando ha evocato il nome della ex rifugiata somala musulmana Ilhan Omar, l’unica delle quattro nata all’estero. Probabilmente sarà uno dei refrain della campagna del tycoon. Un po’ come il «Lock her up» (arrestatela) quando Trump attaccava Hillary nella campagna del 2016. Il presidente le ha nominate una a una, mentre la folla rispondeva con un ‘buuu’ per ognuna di loro. Nel caso della più nota e carismatica, Alexandria Ocasio-Cortez, ha detto che «non ho tempo per pronunciare tre nomi, la chiameremo Cortez».

L’APPOGGIO DELLA MERKEL ALLE DEM

«Voglio prendere formalmente le distanze» dagli attacchi lanciati dal presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, nei confronti di quattro deputate democratiche, perché «vanno contro ciò che rende grande l’America», ha commentato dalla Germania la cancelliera Angela Merkel, manifestando sostegno pieno alle deputate Usa.

LA CAMPAGNA ELETTORALE SULL’IMMIGRAZIONE

«Queste ideologhe di sinistra vogliono distruggere la nostra costituzione, sopprimere i valori su cui è stato costruito il nostro magnifico Paese», ha tuonato, accusandole di odiare gli Usa. «Questa sera noi rinnoviamo la nostra determinazione a non veder diventare l’America un Paese socialista», ha aggiunto, cantando poi vittoria dopo che la Camera ha affossato una risoluzione di impeachment per razzismo, presentata da un cane sciolto dei dem e messa ai voti per la prima volta. «L’impeachment è finito», ha esultato, anche se tecnicamente è solo un rinvio, mentre proseguono le inchieste parlamentari sulle ipotesi di abuso di potere, ostruzione della giustizia ed altri reati. Ma ormai il tycoon ha deciso di tirare dritto e giocarsi la rielezione scommettendo sulla questione razziale, sulla lotta all’immigrazione e sullo spettro del socialismo se vincessero i democratici, che ha schiacciato sulle posizioni delle deputate attaccate. «Penso che vincerò la battaglia politica, e di molto», ha detto. È dalla campagna del candidato presidenziale democratico (segregazionista) George Wallace nel 1968 che la questione razziale non era così al centro della contesa elettorale. Trump e il suo staff pensano che la strategia incendiaria porti più benefici che rischi, come stanno dimostrando i sondaggi. Il presidente, spiegano gli analisti, ha trasformato le quattro deputate super liberali nella faccia del partito democratico e attacca più loro che i suoi rivali nella corsa alla Casa Bianca.

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