Tregua Trump-Xi, ma l’Asia si prepara a isolare gli Usa sul commercio

I leader di Stati Uniti e Cina pronti a nuovi negoziati, ma intanto Pechino è già al tavolo con 16 Paesi per un'area commerciale asiatica che coinvolge il 30% del Pil del mondo e 3,5 miliardi di persone.

27 Giugno 2019 11.59
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Da una parte si cerca una tregua, dall’altra ci si prepara a un conflitto duraturo. Il campo di battaglia è quello del commercio e i due fronti sono quello statunitense e quello non solo cinese, ma asiatico tutto. Il 27 giugno infatti il South China Morning post in base a diverse fonti ha dato notizia di quello che viene definito «un armistizio di massima» alla guerra commerciale tra Usa e Cina, allo scopo di poter riavviare il negoziato per la risoluzione delle dispute commerciali tra i due colossi dell’economia mondiale.

LA CINA HA OTTENUTO LA TREGUA COME PRECONDIZIONE PER ACCETTARE IL FACCIA A FACCIA

I dettagli dell’accordo, secondo il quotidiano di Pechino, sarebbero stati scritti nero su bianco in comunicati stampa prima del summit tra i presidenti Donald Trump e Xi Jinping in programma sabato mattina a margine del G20 di Osaka. Il rinvio dei nuovi dazi sull’import “made in China” sarebbe stato offerto dal tycoon per avere il via libera di Xi all’incontro.

PECHINO CHIEDE LO STOP DEL BANDO SU HUAWEI

Secondo il Wall Street Journal la Cina presenterà agli Usa una serie di precondizioni per porre fine alla guerra commerciale, incluso lo stop al bando a carico di Huawei, sollevando dubbi sul fatto che Xi Jinping e Donald Trump riusciranno a trovare un accordo sul rilancio dei negoziati. Il quotidiano finanziario della Grande Mela cita funzionari di Pechino secondo cui, tra le altre precondizioni, ci sono la rimozione dei dazi punitivi e la rinuncia Usa di maggiori acquisti di beni americani da parte di Pechino. Malgrado ciò, Xi «non avrà un comportamento aggressivo» anzi dovrebbe offrire anche un ponte sui dossier di sicurezza che più preoccupano la Casa Bianca, a partire da Russia e Cina.

Intanto però il quotidiano australiano Sydney Morning Herald ha dato notizia di altre mosse compiute sullo stesso campo da gioco. I rappresentanti commerciali dei governi di 16 Paesi si sono infatti riuniti in Australia negli ultimi giorni per colloqui mirati a un mega accordo che emargini gli Stati Uniti, in modo da proteggersi dalle ripercussioni della guerra commerciale tra Washington e Pechino. Fra gli Stati che hanno partecipato ai colloqui c’erano i membri dell’Asean oltre a Cina, Giappone, Corea del Sud, Nuova Zelanda e India. Obiettivo: arrivare ad un accordo commerciale modellato sull’Unione Europea, chiamato Pan-Asian Regional Comprehensive Economic Partnership (Rep).

UN PATTO SUL 30% DEL PIL DEL MONDO E 3,5 MILIARDI DI PERSONE

L’accordo dovrebbe includere il 30% del Pil globale e 3,5 miliardi di persone, eclissando l’accordo trans-pacifico TPP-11. L’accordo sotto negoziati fra le 16 nazioni è stato descritto dal ministro australiano del Commercio Simon Birmingham come «uno degli accordi commerciali più significativi al mondo», osservando che il primo ministro Scott Morrison durante il G20 a Osaka ha esortato gli Usa e la Cina a risolvere le loro dispute per evitare danni collaterali globali. Mentre Morrison pone l’Australia come mediatrice fra le due superpotenze, il suo ministro del Commercio ha indicato una scadenza entro l’anno per portare a termine la partnership regionale.

CINA, INDIA, AUSTRALIA, MALAYSIA, THAILANDIA E INDONESIA HANNO GIÀ ADERITO

Al piano hanno dato direttamente adesione i primi ministri di Malaysia, Mahathir Mohamad, e della Thailandia, Prayut Chan-o-cha, e il ministro del Commercio indonesiano, Enngartiasto Lukita, avvertendo che i negoziati si devono concludere prima che la disputa fra Usa e Cina si aggravi e crei danni permanenti. Pochi dettagli sono stati diffusi finora sull’accordo, oltre all’accesso previsto di prodotti agricoli australiani in Cina e in India combinato con minori restrizioni ai visti in Australia per la crescente forza lavoro IT dei due paesi.

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