Trump: negoziati ok con Cina ma da settembre altri dazi

Il presidente americano alza il tiro contro Pechino, temendo che con il passare del tempo il negoziato sul commercio sia sempre più condizionato da logiche elettorali. Annunciate nuove tariffe del 10%.

01 Agosto 2019 20.24
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Donald Trump alza il tiro con la Cina e, nonostante definisca «costruttivi» gli ultimi colloqui sul commercio, annuncia via Twitter dal primo di settembre una nuova raffica di dazi del 10% sui restanti 300 miliardi di dollari di merci e prodotti cinesi importati in Usa (anche se secondo il tycoon potrebbero salire al 25%), dopo quelli al 25% su 250 miliardi di export made in China.

LE TARIFFE COME STRUMENTO DI PRESSIONE

Una mossa caduta come una bomba sui mercati: il petrolio ha perso il 6% a New York e i principali indici borsistici di Wall Street sono andati in rosso. Ma il tycoon ha deciso di usare questo ulteriore strumento di pressione per accelerare trattative che vanno a rilento e promesse non mantenute. «I nostri rappresentanti sono appena tornati dalla Cina dove hanno avuto colloqui costruttivi legati al futuro accordo commerciale. Pensavamo di avere un accordo con la Cina tre mesi fa, ma purtroppo Pechino ha deciso di rinegoziarlo prima di firmarlo», si è lamentato il presidente. Poi ha rincarato la dose: «Più recentemente la Cina aveva concordato di acquistare prodotti agricoli dagli Stati Uniti in grande quantità, ma non lo ha fatto. Inoltre il mio amico presidente Xi aveva detto che avrebbe fermato la vendita di Fentanyl, ma questo non è mai avvenuto e molti americani continuano a morire!», ha preseguito, annunciando quindi le nuove tariffe.

IL TIMORE CHE LA CINA VOGLIA PRENDERE TEMPO

«Non vediamo l’ora di continuare il nostro dialogo positivo con la Cina su un accordo commerciale completo e penso che il futuro tra i nostri due Paesi sarà molto luminoso», ha concluso Trump, con tono apparentemente sarcastico. In realtà il tycoon teme che Pechino giochi a prendere tempo, confidando in una sua posizione più conciliante in piena campagna elettorale – quando dovrà rendere conto delle sue promesse – o nella vittoria di un candidato democratico alle presidenziali del 2020. Lo ha ripetuto anche oggi: «Cina, Iran ed altri Paesi stranieri stanno guardando ai candidati democratici e sbavano pensando di poter trattare con loro in un futuro non troppo distante. Vorrebbero poter spennare i nostri amati Stati Uniti come non mai prima».

PER ORA PECHINO NON HA REAGITO

Una delle cose che più sta irritando Trump è il mancato acquisto di prodotti agricoli americani, in particolare di soia, fondamentale per mantenere il consenso elettorale tra gli agricoltori. E Pechino lo sa bene. I negoziati proseguiranno a Washington il mese prossimo, ma il rischio è che col passare del tempo essi siano sempre più condizionati da logiche elettorali. La Cina non ha ancora reagito ma, proprio poco prima dell’annuncio dei nuovi dazi, da Bangkok il ministro degli Esteri cinese Wang Yi aveva definito l’ultimo round di negoziati «un importante passo avanti», secondo media cinesi. «Riteniamo che fintantoché le due parti conducono consultazioni sulla base del principio di parità e di mutuo rispetto e affrontano le reciproche preoccupazioni, potranno raggiungere un accordo vantaggioso per entrambe le parti, che non servirà solo gli interessi della Cina e degli Stati Uniti, ma anche quelli dei Paesi di tutto il mondo», aveva aggiunto, prima di incontrare il segretario di stato Usa Mike Pompeo.

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