Trump non può bloccare i follower che lo criticano

Una corte federale di New York ha stabilito che il presidente non può bloccare gli utenti su Twitter. I giudici: «Zittire gli utenti viola il Primo emendamento».

09 Luglio 2019 19.08
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Donald Trump non può bloccare chi lo critica e impedirgli di essere un suo follower su Twitter. Una corte d’appello federale di Manhattan ha confermato la sentenza di un giudice distrettuale. «Il Primo emendamento della costituzione non consente ad un pubblico ufficiale, che utilizza un account sui social media per ogni genere di scopi ufficiali, di escludere persone da un dialogo online aperto perchè esprimono vedute divergenti», ha scritto il giudice Barrington D. Parker nella sentenza unanime della corte. «Rispondendo all’appello ricordiamo alle parti in cause e al pubblico che se il Primo emendamento significa qualcosa, vuol dire che la miglior riposta a un discorso critico su questioni di interesse pubblico è maggior dibattito, non meno».

PROCESSO INIZIATO NEL 2017

La vicenda giudiziaria era iniziata nel 2017 quando sette persone avevano presentato un esposto per essere state bloccate dall’account @realDonaldTrump dopo una serie di tweet critici contro il presidente. A rappresentare i sette c’erano i legali del Knight Institute della Columbia University che hanno sostenuto come l’account Twitter di Trump sia in realtà un’estensione della presidenza dato che quotidianamente viene utilizzato per annunciare nomine governative, difendere le sue scelte politiche e promuovere la sua agenda. I commenti sui social, hanno detto i legali, possono essere parificati al dibattito in una qualsiasi aula di municipio. Ai cittadini deve quindi essere permesso rispondere direttamente al governo e partecipare al pubblico dibattito. Nel corso del procedimento di primo grado il presidente aveva sbloccato i sette ma questo non è bastato.

I LEGALI DI TRUMP: NON ESISTE QUESTA ESTENSIONE DI PROPRIETÀ

Il dipartimento di giustizia aveva definito la prima decisione fondamentalmente un fraintendimento, affermando che Trump usa Twitter nella sua capacità personale per diffondere le sue idee, non per offrire una piattaforma di discussione pubblica. La linea difensiva tracciata dai legali puntava a mostrare un parallelo con le proprietà fisiche di Trump. Un immobile del presidente, hanno tentato di sostenere gli avvocati del tycoon, non diventa automaticamente una struttura del governo quando il presidente la utilizza per le sue funzioni. Allo stesso modo l’account di Trump esisteva prima del suo ingresso alla Casa Bianca e per questo non poteva essere considerato come uno strumento ufficiale del governo. Questo però non ha convinto i giudici che si sono pronunciati a favore dei querelanti.

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