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La guerra commerciale tra Usa e Cina vista dal futuro

La guerra commerciale tra Usa e Cina vista dal futuro

Pechino ha ceduto i suoi Treasury Bond sul mercato comprando titoli europei. L’economia a stelle e strisce è precipitata e la Repubblica Popolare si è imposta come unica superpotenza mondiale. E Trump? Ora, nel 2033, è solo un brutto ricordo.

12 Giugno 2019 18.28

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Washington, giovedì 20 gennaio 2033

È venuto il momento di raccogliere i cocci di questo Paese e affidarci allo spirito innovatore della nuova presidente Swift, insediatasi ieri alla Casa Bianca con un discorso che ha lasciato i cuori colmi di speranza. Ha parlato di un Paese che è ormai un blank space, ha riconosciuto che nel passato recente il bad blood ha preso il sopravvento, e che è tempo di uscire Out of the woods. Dopodiché ha saputo unire tutta la platea nel suo You belong with me che ha strappato applausi commossi.

I GUAI DELLA GUERRA COMMERCIALE

Per chi di voi fosse rimasto ibernato e si fosse perso gli eventi degli ultimi 10 anni o più, il lavoro di ricostruzione economica degli Stati Uniti d’America è oggi una sfida che nessuno aveva pronosticato. Quando nel 2022 il presidente Trump fece correggere l’articolo 2 della Costituzione, alzando la soglia di età minima per l’elezione alla Casa Bianca a 40 anni, qualcuno protestò: fu un palese modo di stroncare la rampante ascesa di Alexandria Ocasio Cortez. Ma il Paese era distratto dai problemi economici che la lunga disputa con la Cina aveva portato.

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LE DUE FACCE DEI TREASURY BOND

La Cina si era caricata di titoli di Stato americani (Treasury Bond), passando da 100 miliardi a 1,3 trillioni di dollari tra il 2003 e il 2013. Fu il primo vero Quantitative Easing della storia, con l’illusione che avesse solo effetti positivi. Il conto arrivò, salato, molto dopo. Quando nel 2019 la guerra commerciale deflagrò definitivamente, molti restarono convinti che tutto si sarebbe risolto rapidamente a favore degli Usa. La Cina, però, con paziente perizia, iniziò a cedere titoli americani sul mercato, comprando al loro posto titoli europei ottenendo un doppio effetto:

  1. Vendere tout-court avrebbe fatto rivalutare lo yuan, generando deflazione interna e perdita di competitività, ma la scelta di comprare titoli in euro ebbe un effetto neutro sui flussi di yuan, e finì per rafforzare oltremodo l’euro, alimentando le tensioni interne di un’area che avrebbe potuto disturbare la futura egemonia cinese (il deprezzamento dello yuan servì a compensare fino ad azzerare l’effetto dei dazi Usa, sempre più concentrati sul proprio ombelico).
  2. La dinamica dei tassi americani sui titoli decennali prese un abbrivio molto diverso dal trend pluridecennale a cui ci si era abituati e su cui era stata strutturata l’economia. Sono ormai 15 anni che il trend dei tassi sui titoli decennali ha costituito una fonte di progressiva distruzione di valore sui mercati finanziari.
L’andamento dei tassi sui titoli decennali Usa.

L’INUTILE CONTROMOSSA DELLA FED

Gli Usa si sono ritrovati a gestire fatturati ed economia in calo come effetto dell’introduzione dei dazi e tassi in crescita, nonostante la Fed abbia provato a combattere il movimento portando sotto zero i tassi come il Giappone e la Bce prima di lei.

VERSO UNA NUOVA DINASTIA USA?

Nel clima di scontro con la Cina ha prevalso lo spirito unitario e Trump è stato rieletto nel 2020. Dopo lo sgambetto della riforma costituzionale del 2022, l’elezione del 2024 finì per premiare nuovamente l’idea che fosse meglio confermare la guida del Paese in tempi di crisi, per contrastare una Cina dove la presidenza è un mandato a vita. È così che è arrivato alla Casa Bianca Jared Kushner. Il genero di Trump ha avviato l’ennesima dinastia a stelle e strisce (dopo i Kennedy, i Bush, i Clinton…). La scelta degli elettori è stata una conferma dello United we stand che premiò George W. Bush, presidente mai amato, ma che venne confermato per completare la guerra in Afghanistan. Il mandato di Kushner è finito con un faticoso impeachment nel 2030, dopo che il suo vice ha retto la presidenza. Fino alla recente campagna elettorale in cui la candidata democratica Taylor Swift ha messo in luce come l’accesso disuguale sia all’educazione sia alla tutela della salute negli Stati Uniti abbia finito per mettere gli Usa in grave pericolo e ha lanciato il suo piano per risollevare l’America dalla polvere.

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COME SCROLLARSI DI DOSSO CRISI E CATTIVISMO

Il suo claim «Shake it off» riferito alla necessità di scrollarsi di dosso la crisi economica e il “cattivismo” ha bucato, ancora una volta, l’audience. Ora scopriremo i primi passi della sua presidenza. Le prime cose che ha promesso di fare sono ripristinare un sistema finanziario sano per l’economia (principalmente mantenendo basso il costo del finanziamento dell’innovazione e della concorrenza) e impegnarsi per un welfare più equo.

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IL CALO DI FIDUCIA TRA LE SPONDE DELL’ATLANTICO

Nel frattempo i vecchi alleati cercano di ritrovare le forze e la fiducia nel partner americano, dopo aver a lungo subito un atteggiamento di prevaricazione e bullismo istituzionale, che ha messo in forte crisi i rapporti fra le sponde dell’Atlantico. È anche questo calo di fiducia che ha fatto perdere nel tempo ai Treasury Bond quel ruolo di asset senza uguali che avevano sempre avuto e su cui Trump prima e Kushner poi basarono la loro granitica certezza.

IL SORPASSO DELLA CINA

Nel 2011 quando per la prima volta S&P tagliò il rating degli Usa ci fu un comportamento sorprendente dei mercati finanziari: la percezione di pericolo e la ricerca di asset sicuri portò gli investitori paradossalmente a comprare proprio Treasury Bonds, i cui rendimenti scesero rapidamente. Un episodio determinato dalla posizione di egemonia economica che a quel tempo gli Usa avevano e di fiducia assoluta che Washington riscuoteva dal resto del mondo. Una eccezione alla regola equivocata per norma, forse è stato questo il peccato originale che dall’inizio della guerra commerciale a oggi, ha sancito e probabilmente accelerato il sorpasso della Cina sugli Stati Uniti nel ruolo di principale (unica?) superpotenza mondiale.

*dietro questo nom de plume si nasconde un manager finanziario.

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