Barbara Ciolli

Quanto rischiamo davvero che Trump apra una guerra con l'Iran

Quanto rischiamo davvero che Trump apra una guerra con l’Iran

Il presidente vuole premere al massimo su Teheran e fare il mediatore come con la Corea. Ma i suoi consiglieri Pompeo e Bolton possono schiacciarlo. D’accordo con i pasdaran. Percentuale del conflitto? Il 50%.

22 Giugno 2019 12.00

Like me!

Con la guerra del secolo sfiorata (o rimandata?) in Medio Oriente all’Iran, più che mai il mondo si interroga su cosa abbia in testa Donald Trump. L’ultimo presidente degli Stati Uniti è noto per la megalomania e per affermare tutto e il contrario di tutto – ma poi costi quel che costi per fare quello che aveva promesso in campagna elettorale. Diverse voci autorevoli, anche nemiche, ripetono con convinzione che il tycoon «non vuole la guerra con gli ayatollah».

LA SCHIZOFRENIA DEL PRESIDENTE

Lo ha ribadito anche Trump nell’escalation di questi giorni. Salvo autorizzare «raid militari contro l’Iran in rappresaglia al drone di sorveglianza abbattuto» nella serata del 20 giugno 2019, come ha rivelato il New York Times citando diverse fonti tra i funzionari dell’Amministrazione presenti «all’intenso dibattito alla Casa Bianca tra gli advisor di Trump alla sicurezza nazionale e i leader del Congresso». I caccia erano decollati, le portaerei nel Golfo persico in assetto da guerra: ma i missili poi non sono partiti. Trump ha twittato dicendo di aver bloccato «5 minuti prima un’azione non proporzionata di circa 150 morti per un mezzo senza pilota».

UNA GUERRA CATASTROFICA

Ma l’operazione aveva avuto il disco verde dalla Casa Bianca, nessuno può sapere fino a che punto può essere influenzato Trump e dove può arrivare. Il Dipartimento alla Difesa al Pentagono e membri del Congresso – anche repubblicani – avrebbero frenato i consiglieri della Casa Bianca, i vertici della Cia e la segreteria di Stato sui raid che Vladimir Putin ha definito una «catastrofe». Nei conflitti il presidente russo adotta anche i metodi più duri, ma raramente usa espressioni così forti. Su una guerra tra l’Iran e gli Stati Uniti, sostenuti dall’Arabia Saudita e da Israele, diversi militari e alti ufficiali del Pentagono concordano con il Cremlino.

PEGGIO DI UN ALTRO VIETNAM

In una conversazione con The Intercept  il colonnello Lawrence Wilkerson, ex consigliere alla Sicurezza nazionale di Ronald Reagan (cioè quello che John Bolton per è Trump) prevede nel caso un conflitto «orribile», peggiore di un altro Vietnam. «Durerebbe tra i 10 e i 15 anni, nessun alleato verrebbe con noi. L’Iran è quattro volte più grande dell’Iraq e ha una popolazione molto più numerosa e più omogenea» dello Stato attaccato nel 2003, «il paesaggio è in vari punti ostile. Una guerra costerebbe 2 miliardi di dollari, per almeno mezzo milione di truppe e davvero molte perdite umane».

John Bolton con il premier israeliano Benjamin Netanyahu, nemici dell’Iran (Getty).

NEANCHE TEHERAN VUOLE DAVVERO IL CONFRONTO

Bolton e il segretario di Stato Mike Pompeo, d’intesa con il capo della Cia Gina Cheri Haspel, intendono lanciare raid aerei si presume mirati, come nelle operazioni lampo nel 2017 e nel 2018 in Afghanistan e in Siria. Ma chi fermerebbe poi il climax con l’Iran? Neanche Teheran vuole davvero arrivare al confronto: gli otto anni di trincea con l’Iraq (1980-1988), non voluta, restano un trauma nazionale. Nondimeno con l’aria che tira ad aprile la guida suprema Ali Khamenei ha rinnovato i vertici dei Guardiani della rivoluzione (pasdaran) con il comandante in capo Hossein Salami e altri quadri oltranzisti, pronti a tuffarsi nella «lotta all’arroganza americana».

MA I PASDARAN ASPETTANO UNA SCINTILLA

Come Bolton e altri falchi della Casa Bianca, tra i pasdaran e negli ambienti ultraconservatori di Teheran c’è chi ha brindato all’uscita degli americani dall’accordo internazionale sul nucleare. Ora preme per una scintilla nel caldo Stretto di Hormuz dove è stato intercettato e colpito il drone Usa. Trump era furioso per il «grosso errore degli iraniani»; ma aveva sgonfiato i venti di guerra, twittando che se a bordo ci fosse stato un militare «avrebbe fatto una grossissima differenza». Doveva averlo abbattuto «qualcuno approssimativo e stupido».

TRUMP GIURÒ DI RITIRARE I MARINE DAL MEDIO ORIENTE

Come molti Oltreoceano, Wilkerson, ex capostaff del segretario di Stato americano Colin Powell ai tempi della guerra all’Iraq di George W. Bush, è convinto che Trump abbia «nominato un falco dopo l’altro alla Casa Bianca per premere al massimo grado sull’Iran». Convinto, nel suo delirio narcisistico, di riuscire a controllare Bolton e gli altri. Non cercherebbe il conflitto armato, ma la massima pressione possibile per spingere la Repubblica islamica di Khamenei a piegarsi a trattare, come accaduto con la Corea del Nord. Nel 2020 negli Usa si vota per le Presidenziali: un’altra guerra in Medio Oriente sarebbe un disastro per Trump, che nella corsa fortunata del 2016 giurò di mandare a monte la pax nucleare con Teheran di Barack Obama. Ma anche di far ritirare i marine dal Medio Oriente.

IL PARALLELO ERRATO CON LA COREA DEL NORD

L’autorizzazione ai raid con dietrofront potrebbe essere una pressione estrema per riuscire a mettersi in luce come mediatore, come avvenuto con il leader nord-coreano Kim Jong-un. Peccato che la guida suprema che carteggiava con Obama abbia avvertito di «non avere alcun messaggio da scambiare con Trump, né ora né in futuro». Il presidente-tycoon non ha capito quanto il giocattolo possa sfuggirgli di mano: gli iraniani non trattano sotto pressione.

Bolton, consigliere alla Sicurezza nazionale di Trump, vuole la guerra all’Iran (Getty).

«UN RISCHIO DI CONFLITTO DEL 50%»

Anche il colonnello Wilkerson intravede un «50% di possibilità» che la guerra esploda. «La gente della sua cerchia la vuole, influenzata da Benjamin Netanyahu, Mohammad bin Zayed e Mohammad bin Salman»: i tre leader (Israele, Emirati arabi, Arabia Saudita) nemici dell’Iran in Medio Oriente vogliono una qualche mossa concreta degli Usa. L’ex braccio destro di Powell si è molto pentito dell’invasione in Iraq, ha lavorato una vita con l’intelligence Usa, si fida degli agenti ma non dei suoi vertici. Sul New York Times nel 2018 ha pubblicato l’editoriale “Una volta ho aiutato a convincere su una guerra sbagliata, sta accadendo ancora”, anche se a consigliare non è più lui.

L’OSSESSIONE DI DONALD: ENTRARE NELLA STORIA

Trump vorrebbe accendere i riflettori su di sé come per il dialogo riaperto con la Corea del Nord, cancellando il nome di Obama dall’accordo con l’Iran del 2015, nella brama di passare lui alla storia. Ma «non solo non ha risolto nulla in Corea del Nord, dove la situazione peggiora ogni minuto che passa. Kim Jong-un voleva questi summit, l’Iran no», fa notare Wilkerson sperando che la spirale si possa arrestate con le pressioni sulla Casa Bianca del Congresso americano.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

ARTICOLI CORRELATI

Commenti: 0

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *