Marina Viola

Il senso di Trump per autistici e disabili

Il senso di Trump per autistici e disabili

03 Aprile 2019 08.39
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Il 2 aprile è stata la giornata mondiale dedicata all’autismo, una condizione che colpisce una persona su 58 e che altera il modo di comunicare, di socializzare e spesso di vivere una vita indipendente. Esiste uno spettro: alcune persone diagnosticate sono in grado di fare una vita simile alle persone neuro tipiche, mentre altre, come mio figlio Luca, non parlano e non raggiungeranno mai la propria indipendenza.

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La vita con Luca è incredibilmente complessa, e lascia poco spazio per fare altro: mentre sto scrivendo, per esempio, mio figlio è seduto di fianco a me e con il suo iPad sta riascoltando per la decimillesima volta la cover più orrenda della canzone Gianna Gianna di Rino Gaetano. Ogni due minuti si alza per rubare il latte dal frigorifero (ne beve a litri) e io devo smettere di fare quello che sto facendo per bloccarlo. Non può essere lasciato a casa da solo, non sa lavarsi e vestirsi da solo, non sa neanche spiegarmi se ha mal di gola o se si sente un po’ triste. Ma malgrado ciò, devo dire che la sua disabilità mi ha fatto scoprire un mondo, il suo, che non conoscevo e che è molto affascinante e mi ha arricchito in modo incommensurabile.

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AUTISMO, DISCRIMINAZIONE E ABUSI

Di autismo se ne parla sempre di più, anche perché mentre i servizi per i più giovani sono spesso soddisfacenti, soprattutto negli Stati Uniti, quelli per gli adulti scarseggiano sia in numero sia in qualità. Come ogni disabilità, l’autismo è ancora considerato dalla società un ottimo pretesto per discriminare e abusare chi ne è colpito. Il mio sogno, e quello di tutti i genitori che si occupano di figli disabili, è che prima o poi tutti vengano trattati in modo equo, facendo in qualche modo sparire quello stigma che a volte pesa molto più della fatica che un figlio come il mio impone.

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GIÙ LE MANI DALLE SPECIAL OLYMPICS

L’amministrazione Trump qualche giorno fa ha proposto di tagliare i fondi federali per le Special Olympics, un’organizzazione che offre alle persone come mio figlio la possibilità di fare sport, di competere e di valorizzare le proprie capacità sia motorie che sociali. Ricordo le gare di Luca alle Special Olympics: lui, che è la persona più pigra al mondo, doveva partecipare ai match I cento metri, cammino e Tiro della pallina da tennis. Alla fine dei 100 metri io e le altre mamme aspettavamo i nostri atleti (!) con il loro iPad in mano, l'unico motivo per cui venivano verso di noi. Un anno Luca si è fermato durante la gara per rubare delle patatine a un ragazzo sul ciglio della pista. Ma malgrado l’assoluta mancanza di interesse, ogni anno vinceva delle medaglie che portava a casa con una fierezza per lui inconsueta.

TRUMP E I TAGLI ALL'ASSISTENZA DEI DISABILI

La proposta di Betsy DeVos, il ministro dell’istruzione, di tagliare i fondi per le Special Olympics ha creato una reazione talmente forte sui social e sui giornali, che il presidente, in un tweet, ha revocato la decisione, facendo per una volta una la figura di persona sensibile. Solo per una volta, perché il budget che ha proposto a marzo prevede milioni di dollari in meno per le persone con disabilità, poiché taglia i fondi per il programma MedicAid che offre residenze, terapie e supporto a persone disabili, soprattutto autistiche. D’altronde è un’idea di molti repubblicani non supportare chi ha più bisogno: sono anni che propongono tagli a destra e a manca per disabili e persone che possono permettersi una vita dignitosa. Arc, un’organizzazione nazionale che si occupa di persone disabili, commenta così le scelte del presidente: «Questo budget mette a rischio la vita delle persone disabili. La proposta include tagli significativi a MedicAid,

il programma che offre accesso a sanità, a servizi sociali e residenza per persone con disabilità». Il 2 aprile è la giornata mondiale dedicata all’autismo: molte piazze si sono colorate di blu, molti hanno condiviso le proprie esperienze e hanno commosso chi aveva voglia di ascoltare. Magari, la prossima volta, invece di colorarci tutti di blu, possiamo andare a votare per chi ha meno voglia di discriminare. A pensarci bene, il 2020 non è poi così lontano.

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