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Ultimatum di Trump al  Messico: accordo sui migranti o via ai dazi

Ultimatum di Trump al Messico: accordo sui migranti o via ai dazi

Il tycoon sarebbe pronto a far scattare le prime tariffe dal 10 giugno. Texas e California gli stati più colpiti. Sul piatto la richiesta di sigillare la frontiera col Guatemala. E Città del Messico promette: manderemo 6 mila soldati al confine.

07 Giugno 2019 07.10

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Corsa contro il tempo per l’auspicata intesa tra Usa e Messico che eviti le conseguenze sul piano commerciale minacciate da Donald Trump. E mentre a Washington stentano a decollare i negoziati tra le delegazioni dei due Paesi, il presidente americano dalla Normandia, dove ha partecipato alle celebrazioni del D-Day, ha lanciato un vero e proprio ultimatum: o sia fa subito un accordo per frenare il flusso di immigrati dal confine sud o da lunedì 10 giugno scatteranno i dazi su tutti i beni importati dal paese centroamericano.

TEXAS E CALIFORNIA TRA GLI STATI PIÚ COLPITI

La stretta è quella già annunciata a suo tempo: i dazi per ora saranno del 5%, ma sono destinati a salire al 10% dal primo luglio e al 25% entro ottobre, con un’escalation senza precedenti. Una prospettiva allarmante che – secondo le ultime stime – rischia di far saltare in Usa almeno 400 mila posti di lavoro, mettendo in gravi difficoltà soprattutto le economie degli stati confinanti col Messico, come il Texas e la California. A tremare sono molte imprese americane inevitabilmente coinvolte da dazi che andrebbero a colpire il settore auto per 34 miliardi di dollari, quello dei camion e dei bus per altri 34 miliardi, quello del petrolio per oltre 14 miliardi e quello dell’agroalimentare per altri 14 miliardi.

ANCHE I REPUBBLICANI PRONTI ALLE BARRICATE

Non a caso tra i repubblicani in Congresso è scoppiata una vera e propria rivolta contro il piano Trump e si lavora per bloccarlo se la prossima settimana dovesse entrare in vigore. Intanto nella stanza dei negoziati si continua a trattare: dopo il nulla di fatto della prima giornata di colloqui, alla presenza del vicepresidente Usa Mike Pence, alla ripresa delle trattative la Casa Bianca ha prima fatto sapere che il Messico «non sta facendo abbastanza», poi ha fatto trapelare che si valuta un rinvio dei dazi per favorire il prosieguo del confronto. E una schiarita potrebbe arrivare dalla decisione presa dal governo messicano di bloccare i conti bancari dei trafficanti e delle organizzazioni che organizzano le ‘carovane’ di migranti dal Centro America.

LE TRE RICHIESTE DI TRUMP AL MESSICO

Tre infatti le principali richieste avanzate dagli Usa: fermare una quota molto più rilevante di immigrati al confine col Guatemala di fatto blindando la frontiera; rafforzare con misure concrete la lotta al contrabbando e ai traffici illeciti; impedire per legge che i migranti che entrano in Messico da Guatemala, Honduras e El Salvador abbiano automaticamente il diritto di fare domanda di asilo negli Usa.

PRONTI 6 MILA SOLDATI PER BLOCCARE I MIGRANTI

Intanto la Bbc ha riferito che il ministro degli esteri messicano Marcelo Ebrard, che si trova a Washington per negoziare l’accordo con gli Usa, ha confermato come il suo Paese vuole dispiegare 6.000 soldati al confine meridionale con il Guatemala per impedire ai migranti di entrare nel Paese e da lì passare negli Stati Uniti.

OLTRE 145 MILA MIGRANTI FERMATI A MAGGIO

Per l’amministrazione Trump i dati parlano chiaro: a maggio – secondo i dati messi sul tavolo dei negoziati – si è registrato un boom degli arresti di immigrati clandestini saliti a quasi 145 mila, il 35% in più rispetto ad aprile e il numero più elevato da sette anni. Tra le persone fermate anche un numero record di oltre 84 mila gruppi familiari e oltre 11 mila minori non accompagnati. Cifre a cui la Casa Bianca risponde con una nuova stretta, iniziando a ridurre o a cancellare le risorse per finanziare scuole, attività sportive e assistenza legale ai bambini immigrati che vivono nei campi governativi. Un taglio motivato con le ristrettezze finanziarie causate dalla «crisi al confine».

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