Trump e la costante negazione della verità

29 Novembre 2018 07.00
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Da quando Donald Trump è presidente, guardare Cnn la sera è un po’ come guardare Un Posto al Sole: i colpi di scena sono all’ordine del giorno, e non si fa in tempo a digerirne uno che ne arriva subito un altro. Per esempio, il tycoon ha dichiarato di essere troppo intelligente per credere all’enorme crisi ambientale che sta piano piano, ma più velocemente di quanto ci si aspettasse, distruggendo il Pianeta. Così l’altro giorno, quando sono stati pubblicati i dati circa l’inquinamento – che i repubblicani stanno causando, perché i soldi sono più importanti dell’aria che respiriamo – Trump ha commentato: «Non ci credo». Non crede alla scienza, né ai fatti, né alla realtà né alle notizie al di fuori di Trumpland.

LA CAROVANA DI MIGRANTI E LE VERITÀ NEGATE

Non crede, per esempio, che i gas lacrimogeni lanciati sulla folla al confine tra il Messico e la California abbiano avuto qualche conseguenza sui bambini e sulle mamme che, come si vede nelle foto, sono fuggite con il terrore negli occhi. Il presidente sostiene che su di loro sono stati usati gas meno potenti, che la folla era impazzita, ed è per questo che le forze dell'ordine hanno dovuto reagire in questo modo. Al presidente non interessa, ovviamente, ma la verità è che un piccolissimo gruppo di migranti ha cercato di passare il confine tagliando un filo spinato e lanciando sassi a guardie protette fino ai denti. La verità è che ci sono così tante persone che stanno richiedendo asilo politico che la gestione delle pratiche è entrata in crisi. Eppure il governo non ha nessuna intenzione di aggiungere personale per smaltirle più velocemente. In questo modo chi arriva da un viaggio allucinante è costretto ad aspettare e rimanere al confine per molto tempo. Il diritto di richiesta d’asilo è sacrosanto. Ma tanto Trump non ci crede.

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LE BALLE DI MANAFORT

Il presidente non crede neanche ai primi risultati del lavoro di Robert Mueller, a capo delle indagini sul Russiagate, malgrado le informazioni siano fondate su fatti ben precisi. Mueller, invece, non crede più a Paul Manafort, il manager a capo per i primi mesi della campagna presidenziale di Trump, il businessman che ha evaso le tasse, che ha rapporti stretti con la Russia e che ha aiutato diversi dittatori in giro per il mondo a mantenere il potere. A quanto pare, Manafort, dopo aver accettato di parlare in cambio di uno sconto di pena, ha raccontato un sacco di frottole: pare che si sia incontrato con il fondatore di Wikileaks Julian Assange diverse volte prima che le famose email di Hillary Clinton le facessero perdere le elezioni. Pare anche, ma questo si deve ancora verificare con certezza, che gli avvocati di Manafort e Rudolph Giuliani, il legale che rappresenta Trump, si fossero messi d’accordo su quali bugie raccontare a Mueller e al suo team. Se questo fosse vero, per Trump sarebbe davvero la fine, soprattutto con 39 nuovi democratici alla Camera dei rappresentanti. Una cosa è innegabile: Trump si è circondato di persone corrotte, senza senso civico e il cui unico valore è il denaro. E con qualcuno dei suoi è convinto che l'intera inchiesta sia una farsa. D’altronde, tutto quello che non si allinea perfettamente con gli interessi di The Donald è una farsa, ovviamente. Vive in Trumpland, ma credo ancora per molto poco.

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