Altra stretta Trump, allunga detenzione famiglie migranti

La Casa Bianca prepara un nuovo piano per estendere in modo indefinito la detenzione di chi attraversa il confine tra Usa e Messico illegalmente.

21 Agosto 2019 16.17
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Trump choc sui migranti. Il presidente americano vuole una nuova stretta destinata a causare non poche polemiche: le famiglie con bambini che attraversano illegalmente il confine fra Stati Uniti e Messico potranno essere detenute indefinitamente. La proposta dell’amministrazione punta ad abolire l’attuale limite di 20 giorni per la detenzione di minori. Un limite considerato dal presidente americano non solo inadeguato ma anzi un incentivo in quanto negli anni ha favorito l’aumento del numero delle famiglie di immigrati, motivate a entrare con bambini nella consapevolezza di un rilascio a breve.

LA MISURA DOVRÀ ESSERE APPROVATA DA UN GIUDICE FEDERALE

L’accordo Flores, così come è conosciuta la norma dei 20 giorni di detenzione, è da tempo nel mirino di Trump e dei repubblicani, che la reputano una delle falle maggiori nel sistema dell’immigrazione. «Entrare con la famiglia è un biglietto gratis per gli Stati Uniti. Un bambino è il biglietto, il passaporto», ha spiegato il Dipartimento per la Sicurezza Nazionale illustrando la nuova proposta di Trump. Per entrare in vigore la norma dovrà essere approvata da un giudice federale, ma i tempi potrebbero essere molto più lunghi rispetto a quelli sperati dal tycoon visto che è probabile un’ondata di azioni legali da parte dei gruppi che sostengono i diritti degli immigrati. L’amministrazione si augura che lo spettro di una detenzione sine die possa scoraggiare l’immigrazione e mettere fine al contrabbando di bimbi, usati dai trafficanti per garantire ai migranti l’ingresso negli Stati Uniti e far pagare loro cifre maggiori, talvolta proibitive, per il loro viaggio della speranza.

POSSIBILE NUOVO SISTEMA DI CERTIFICAZIONE DEI CENTRI DI DETENZIONE

La stretta è solo l’ultimo tentativo di Trump di rafforzare i controlli sui migranti autonomamente, approfittando dell’incapacità del Congresso di trovare una soluzione comune. Le norme vigenti prevedono che la detenzione di minori non possa superare i 20 giorni a meno che i bimbi non siano ospitati in strutture adeguate. Al momento le due più grandi in Texas destinate alle famiglie non hanno i requisiti e le licenze per ospitare bambini oltre i 20 giorni. L’amministrazione Trump prevede di aggirare questa difficoltà creando un proprio sistema di certificazione delle strutture così da consentire la detenzione in qualsiasi centro fino a quando i vari tribunali non si saranno espressi sulle richieste di asilo, sul rilascio provvisorio o sull’eventuale espulsione dei migranti. A spingere la stretta sulla detenzione è la convinzione che la maggior parte delle famiglie rilasciate dopo i 20 giorni non si presentano poi nelle varie udienze in tribunale. Una tesi, quella della Casa Bianca, che non rispecchia però i dati reali: sei famiglie su sette rilasciate si presentano alla corte quando convocate.

STOP ALLE VACINAZIONI PER I BIMBI NEI CENTRI PER MIGRANTI

Parallelamente il governo Usa ha preso un’altra decisione che farà discutere. Ha deciso che non vaccinerà per l’influenza le famiglie di migranti detenute al confine. Ad annunciarlo lo stesso Servizio Usa per la protezione dei Confini “Customs and Border Protection” (CBP). La decisione, comunicata a poche settimane da quello che viene stimato l’inizio della stagione influenzale, ossia settembre-ottobre, sta allarmando gli esperti. La Cbs News ha citato un portavoce del CBP che ha dichiarato: «Solitamente la detenzione è di breve termine e di fronte alle complessità dei programmi di vaccinazione e alle settimane necessarie perché funzioni, è stabilito che non verranno appunto somministrati i vaccini». Poche settimane fa però medici di Harvard e della John Hopkins avevano chiesto al Congresso di avviare indagini sullo stato di salute dei migranti e dei loro figli nei centri di confine. Ora, con la nuova stretta sui tempi di detenzione ‘indefiniti’ appena annunciata da Trump, la preoccupazione sale.

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