Gli effetti del trumpismo sulla politica italiana: da Matteo Salvini a Giuseppe Conte

David Allegranti
26/01/2024

PIGIAMA PALAZZI. The Donald si appresta a vincere le primarie Gop. E la destra nostrana si sta già attrezzando per un suo ritorno alla Casa Bianca. Il segretario della Lega si porta avanti a colpi di congratulations social e mettendo in discussione il sostegno all'Ucraina. Una grana per l'atlantista Meloni, ma non per "Giuseppi" che con il tycoon tornerebbe ad avere un amico a Washington.

Gli effetti del trumpismo sulla politica italiana: da Matteo Salvini a Giuseppe Conte

Nikki Haley non molla la presa e non ritira la candidatura alle primarie repubblicane per la scelta del candidato Gop alla presidenza Usa. Ma sono dettagli, quisquilie, inezie, pinzillacchere; il mondo inizia a fare i conti non solo con la certezza di una candidatura di Donald Trump contro Joe Biden ma pure di una sua possibile vittoria alle elezioni del 5 novembre. Se n’è accorto, in Italia, persino il Nutella in Chief Matteo Salvini che anche dopo la vittoria in New Hampshire ha consegnato ai posteri le sue congratulations.

Lo spoils system che ha in mente Trump ispira la destra di casa nostra

La carta vincente di Trump, ha spiegato in un report Riccardo Alcaro, coordinatore delle ricerche e responsabile del programma Attori globali dell’Istituto Affari Internazionali, «è l’impopolarità di Biden, che non riesce a scollarsi dal 40 per cento dei consensi. Nonostante l’economia sia cresciuta a ritmi sostenuti e la disoccupazione sia ai minimi storici, il presidente sconta l’effetto dell’inflazione (tornata sotto controllo, ma dai livelli più alti dai primi Anni 80), l’ansia per la perdurante immigrazione, e soprattutto la percezione che sia troppo avanti negli anni per un altro mandato». Al contrario del 2016, questa volta Trump può contare su un’infrastruttura organizzativa – il cosiddetto Project 2025, creato dal think tank ultraconservatore Heritage Foundation – per mettere in atto un’agenda di governo radicale. Il piano è quello di svuotare l’amministrazione federale di personale di carriera e sostituirlo (almeno nelle posizioni chiave) con persone selezionate sulla base dell’assoluta lealtà a Trump». L’operazione di pulizia potrebbe dare qualche spunto anche alla destra di casa nostra, sempre alla ricerca di fedeltà ideologica alla causa (ma è anche vero che così fanno un po’ tutti, anche a sinistra; il liberalismo delle idee rimane nei libri di qualche stimato pensatore), come testimoniano le nomine sulla cultura di questi mesi.

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Donald Trump festeggia la vittoria delle primarie in New Hampshire (Getty Images).

La Lega comincia a mettere in dubbio il sostegno all’Ucraina, per la gioia di Conte

Quale che sia l’esito della battaglia di Trump, ma anche della battaglia contro Trump, la politica italiana ha iniziato ad attrezzarsi per l’eventualità di un secondo mandato dell’ex presidente degli Stati Uniti. Meglio: Trump ha già iniziato a provocare effetti, anche tragicomici, sulla politica italiana. Salvini, come detto, si è portato avanti a colpi di tweet. Il titolare di Pigiama Palazzi peraltro ha già raccontato nelle settimane scorse la special relationship con Mr President. Più complesso il ruolo di Giorgia Meloni, che ha un buon rapporto con Biden ed è dalla parte della Storia con chi ritiene che l’Ucraina non si possa lasciare da sola. Posizione fortemente atlantica, che non piace agli isolazionisti della Lega, che hanno appena cercato di piazzare al Senato un ordine del giorno – poi ritirato – per spiegare che, tutto sommato, il Paese di Volodymyr Zelensky non ce la farà. Quindi occhio – sembra essere il sottinteso – con il continuo sostegno all’Ucraina contro la Russia. Un ordine del giorno che sembrava scritto per la gioia di “Giuseppi” Conte, il pater familias degli italiani che gode sempre, incredibilmente, di fiducia politica ed elettorale. Si è così ringalluzzito, Conte, che l’altro giorno, alla Camera, si è concesso pure dei calembour contro Meloni, attaccandola per il «pacco di stabilità» rifilatole. Lei, la presidente del Consiglio, lo aveva come al solito graffiato con il fardello finanziario del superbonus. Giuseppi is very happy, è molto felice; con Trump tornerebbe ad avere, come Salvini, un amico alla Casa Bianca.

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Giuseppe Conte (Imagoeconomica).

Il melonismo non è ancora religione politica come il trumpismo: solo Berlusconi ci si era avvicinato 

«Trump lascerà la Casa Bianca, ma il trumpismo non è sconfitto e i dem avranno la responsabilità di governare un Paese profondamente diviso», spiegò Elly Schlein – che è figlia del politologo americano Melvin e ha fatto la volontaria per le campagne elettorali di Barack Obama – dopo la vittoria di Biden del 2020. Quattro anni dopo il trumpismo è più in salute che mai, il vecchio Partito Repubblicano non c’è più, Nikki Haley è sostenuta dai Democratici che non riescono a farsene una ragione. Sembra una storia molto italiana, come il melonismo che non accenna a perdere consenso e Fratelli d’Italia che potrebbe superare il 30 per cento alle elezioni europee. Solo che il melonismo non è (non ancora, almeno) diventato una religione politica come Donald Trump. Uno che ci si era avvicinato era Silvio Berlusconi, ma persino per Forza Italia, l’eredità politica di uno che avrebbe potuto rappresentare l’autobiografia della Nazione, si pone una domanda di sopravvivenza. Sarà l’effetto della secolarizzazione oppure la testimonianza che in fondo il berlusconismo era essenzialmente legato alla sua figura, ma la rifondazione di Forza Italia passa attraverso congressi futuri che non risolveranno i suoi problemi. Che sono i debiti milionari con la famiglia Berlusconi e lo scarso appeal per il liberalismo in un mondo, Italia compresa, in cui neo-populismo e sovranismo garbano assai. Gli Stati Uniti non sono l’Europa, non sono l’Italia, perché da noi c’è sempre qualcuno che parte incendiario e ritorna pompiere. Però la storia di Trump può regalare qualche gioia per l’interposta vittoria a epigoni e fan italiani.