Trump "cancella" il Russiagate: Gop e Dem insorgono

Trump “cancella” il Russiagate: Gop e Dem insorgono

16 Luglio 2018 18.59
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Donald Trump e Vladimir Putin cancellano il Russiagate, «una farsa», e assicurano all'unisono che non c'è stata alcuna interferenza russa nelle elezioni nel 2016. Ma se il capo del Cremlino gongola, una bufera investe il tycoon, con avversari e alleati che in patria lo accusano di aver ceduto a un avversario dell'America. Il mantra prima dell'attesissimo vertice di Helsinki era stato «basse aspettative» e non fissiamoci su «risultati concreti». L'importante – era la linea sia del Cremlino che della Casa Bianca, o perlomeno di John Bolton – è che i due presidenti si parlino. E caspita, si sono parlati eccome. Oltre quattro ore in tutto. Poi la sintesi: la Guerra Fredda è «finita», il mondo «ha bisogno» di Usa e Russia per combattere la «proliferazione nucleare» e garantire «la stabilità».

«Torneremo a parlarci», ha assicurato Trump, «e anzi avremmo dovuto farlo prima, siamo stati tutti degli stupidi». Ma il possibile disgelo e la nuova collaborazione sullo scacchiere internazionale sono passati senz'altro in secondo piano rispetto al peccato originale: il Russiagate. La stampa americana, com'era prevedibile, ha azzannato la preda e non l'ha mollata più. Trump ha assicurato di aver sollevato la questione con Putin. E Putin, per l'ennesima volta, ha ribadito di non aver interferito nel voto americano. Una posizione articolata, ha detto Trump, con «forza e calore».

La bromance di Trump e Putin in immagini

Il corteggiamento a distanza è durato per tutte le primarie del 2016 e per tutto lo scontro tra Trump e la candidata Dem Hillary Clinton, da sempre ostile a Putin e da sempre ricambiata.

Ma quando gli è stato chiesto chiaramente a chi il presidente Usa volesse credere, i servizi d'intelligence americani o Mosca, Trump ha ripetuto la teoria della «caccia alle streghe», ha chiesto più volte dove sia finito il «server» incriminato, «perché non si trova?», e come mai sono «scomparse» oltre 30 mila mail di Hillary Clinton. «In Russia non sarebbero svanite tanto facilmente», ha ghignato.

L'FBI ARRESTA UNA DONNA CON L'ACCUSA DI SPIONAGGIO

Con un tempismo perfetto, le autorità federali Usa hanno arrestato una donna russa con accuse di spionaggio. La donna, identificata come Maria Butina, lavorava per un rappresentante russo legato al Cremlino con l'obiettivo di infiltrarsi in organizzazioni politiche americane, riferiscono media Usa.

I REPUBBLICANI NON CI STANNO

«Io», ha concluso, «ho battuto la Clinton in modo leale, non ci sono stati intrighi: il presidente Putin dice che non è stata la Russia e non vedo nessuno ragione perché avrebbe dovuto farlo». Parole che hanno suscitato un vespaio negli Stati Uniti. Non solo da parte di stampa e democratici, che hanno denunciato una condotta «imbarazzante» e «vergognosa». La censura è arrivata anche da molti repubblicani, a cominciare dallo speaker della Camera Paul Ryan: «Non c'è dubbio che la Russia abbia interferito nelle nostre elezioni. Il presidente deve riconoscere che Putin non è un nostro alleato, deve essere posto davanti alle sue responsabilità e mettere fine ai suoi vili attacchi alla democrazia». McCain ha liquidato il vertice come «un tragico errore», mentre fonti americane direttamente coinvolte nel summit si sono lasciate scappare con la Cnn che «non era questo il piano…».

LO SCAMBIO DI INTERROGATORI

Putin probabilmente se lo aspettava e nel corso della conferenza stampa ha offerto una possibile soluzione: permettere al procuratore speciale Robert Mueller d'interrogare, anche di persona, i 12 agenti russi accusati di aver materialmente hackerato il quartier generale dei Democratici in base al trattato sulla cooperazione delle indagini criminali firmato fra Usa e Russia nel 1999. Una proposta che Trump ha definito «pazzesca». Peccato che ci sia un caveat: permettere lo stesso agli investigatori di Mosca, ad esempio nel caso Bill Browder, il finanziere ricercato in Russia per crimini fiscali. «I 400 milioni donati alla campagna di Hillary Clinton forse sono stati regalati in modo legale ma la loro provenienza non lo è», ha tuonato Putin. Che, sardonico, ha poi ricordato ai giornalisti americani di essere stato un agente dei servizi segreti e che dunque sa come «si preparano i dossier», alludendo al Russiagate come a un 'inside job' dell'intelligence Usa. La grande offerta in realtà è l'abbraccio della morte perché gli Usa non permetteranno mai agli investigatori russi di ficcare il naso negli Stati Uniti e dunque, per Putin, si chiude con un pari e patta.

TRUMP CERCA DI CALMARE LE ACQUE

Nel suo primo tweet dopo il summit, il presidente degli Stati Uniti ha voluto calmare le acque affermando di avere fiducia nella intelligence americana ma che non bisogna focalizzarsi sul passato e che con la Russia bisogna andare d'accordo. «Come ho detto oggi e molte volte prima, ho GRANDE fiducia nelle MIE persone dell'intelligence. Riconosco tuttavia che per costruire un futuro più luminoso non ci si può focalizzare esclusivamente sul passato – come le due maggiori potenze nucleari al mondo, dobbiamo andare d'accordo! #HELSINKI2018», ha scritto Trump.

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