Monta la rivolta contro Trump e i tweet razzisti

Per il presidente le dem di colore guidate dalla Ocasio-Cortez devono «tornarsene da dove sono venute». I progressisti in rivolta. Anche alcuni repubblicani prendono le distanze.

15 Luglio 2019 22.35
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Finito nella bufera per i tweet razzisti” contro la squadra di deputate dem progressiste e di colore guidata da Alexandra Ocasio-Cortez, Donald Trump rincara la dose. E introduce una nuova stretta sull’asilo contro i migranti centroamericani, mentre i suoi strombazzati raid in una decina di grandi città americane contro gli illegali hanno generato per ora solo paura ma nessun arresto, anche se a suo avviso sono stati «un successo». Dopo aver sollecitato – senza mai nominarle – le parlamentari di sinistra a tornare «nei posti corrotti e infestati dal crimine da cui sono venute», ignorando che tre di loro sono nate negli Usa, il presidente chiede via Twitter che si scusino con il Paese, con Israele e anche con lui per il loro «linguaggio ripugnante» e «l’odio razzista vomitato dalle bocche e dalle azioni di quelle deputate molto impopolari e non rappresentative».

Poi, dal pulpito della Casa Bianca, raddoppia: «Se non sono contente di stare qui, possono andarsene. Queste sono persone che odiano l’America e amano i nostri nemici», insiste il tycoon, assicurando di non essere «preoccupato se ci sono persone che pensano che i miei tweet siano razzisti». E se i democratici vogliono unirsi intorno a loro, «sarà interessante vedere come andrà a finire», cinguetta dopo che il partito d’opposizione si schiera compatto a difesa di Ocasio-Cortez e delle altre tre colleghe finite nel mirino: dai candidati presidenziali alla speaker della Camera Nancy Pelosi, che annuncia una risoluzione di condanna contro gli «attacchi disgustosi» di Trump.

Attacchi «totalmente inaccettabili» anche per la premier britannica Theresa May, che non esita a commentare una polemica politica interna del principale Paese alleato vendicandosi delle tante bordate ricevute dal tycoon per la sua gestione della Brexit. Assordante invece il silenzio dei vertici repubblicani su un attacco senza precedenti da parte di un presidente americano contro parlamentari espressioni di minoranze non solo politiche ma anche etniche, al solo scopo di scaldare la sua base elettorale bianca e di dividere ulteriormente i democratici, scavando nella frattura tra il fronte moderato guidato dalla Pelosi e la fronda progressista capitanata dalla Ocasio-Cortez.

POCHE E TIMIDE PRESE DI DISTANZA DAI REPUBBLICANI

Un silenzio timidamente rotto solo dal senatore Lindsey Graham, uno dei più stretti alleati di Trump, che lo invita a «mirare più in alto», con critiche politiche e non personali a «cittadine americane regolarmente elette». Senza rinunciare però lui stesso a definirle «un mucchio di comuniste che odiano Israele e il nostro Paese». E questo solo per aver esercitato legittimamente il loro diritto di critica e di opposizione, dall’immigrazione alle lobby filo israeliane accusate di pagare i parlamentari per influenzarne la linea. A Graham si sono uniti la senatrice Susan Collins e i colleghi Lisa Murkovski, Pat Toomey, Tim Scott, e il deputato William Ballard Hurd.

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