Tunisi, sit in davanti a sede del governo

Redazione
23/01/2011

Un primo migliaio di manifestanti della “carovana della liberazione” provenienti dal centro della Tunisia, è giunto nella mattina del 23 gennaio...

Tunisi, sit in davanti a sede del governo

Un primo migliaio di manifestanti della “carovana della liberazione” provenienti dal centro della Tunisia, è giunto nella mattina del 23 gennaio a Tunisi. I dimostranti, tra i quali molti giovani, erano partiti il 22 gennaio da numerose località nel centro del Paese, viaggiando in auto e a piedi. Si sono incontrati nel centro della capitale per avviare quella che molti già chiamano ‘la marcia su Tunisi’. 
Secondo testimoni si tratta di persone giunte da Kesserine, Gafsa e Sidi Bouzid, la località in cui era cominciata la cosiddetta rivolta del gelsomino, dopo che il giovane disoccupato Mohamed Bouazizi si era dato fuoco per protesta, dando il via alla ribellione popolare.
I manifestanti si sono dati appuntamento a Tunisi, con un sit in davanti alla sede del governo, per chiedere a gran voce la rimozione dal nuovo esecutivo, composto da personalità legate al vecchio regime del presidente Ben Ali e al suo partito, l’Rcd. Il 23 gennaio, giorno del raduno, ha anche un valore simbolico: è l’ultimo dei tre giorni di lutto nazionale decretati dal nuovo governo in Tunisia, con le bandiere a mezz’asta per ricordare i “martiri” della protesta. Secondo le stime ufficiali, sono 78 i morti nei disordini delle ultime, circa 100 secondo l’Onu.
GHANNOUCHI GETTA ACQUA SUL FUOCO. Il nuovo governo, presieduto dal primo ministro Mohammed Gannouchi, nelle ore precedenti all’ennesima manifestazione ha tentato di rassicurare la piazza contraria all’inclusione nel nuovo esecutivo di membri dell’ex partito di Ben Ali. Ghannouchi ha provato a riportare la calma promettendo un periodo di transizione fino alle elezioni entro sei mesi, annunciando che lascerà il potere e la politica una volta raggiunto questo scopo e quindi esaurito il suo compito.
Il 22 gennaio erano state presentate le tre commissioni speciali (per la riforma politica, sulla corruzione e per stabilire fatti e responsabilità nei disordini) che lavoreranno in «completa libertà», hanno garantito le autorità. Il 24 e il 25 gennaio inoltre riapriranno le scuole le università. Assicurazioni che non hanno fino ad ora convinto i dimostranti scesi in piazza numerosi anche il 22 gennaio, a cominciare dalla polizia che si è unita alla protesta. Con loro vigili del fuoco, guardia nazionale e protezione civile: si sono uniti al coro di dissenso verso il nuovo esecutivo, ma hanno anche gridato le loro rivendicazioni sociali.
LE TELEFONATE DEL PREMIER. Il primo ministro francese, Francois Fillon, ha telefonato al suo omonimo tunisino, Mohamed Ghannouchi, esprimendo «il sostegno della Francia alla Tunisia e il suo appoggio a tutti i livelli nell’intento di promuovere le relazioni tra i due Paesi». A Ghannouchi ha telefonato anche il segretario di Stato americano, Hillary Clinton, che gli ha espresso la sua «solidarietà con il popolo tunisino e l’appoggio del suo Paese al nuovo processo».
Il capo della diplomazia degli Emirati Arabi Uniti, lo sceicco Abdallah Ben Zayed Al-Nahyane, sempre in occasione di una conversazione telefonica con Ghannouci, ha ribadito i sentimenti di amicizia e di considerazione per la Tunisia e il suo popolo, così come «la volontà del suo Paese di rafforzare le relazioni di fraternità e di fruttuosa cooperazione con la Tunisia in tutti i campi». Intanto i partecipanti al sit in davanti alla sede del governo hanno urlato slogan che chiedono che l’Arabia Saudita «restituisca i due criminali», Ben Ali e la moglie Leila Trabelsi, rifugiatisi nel Paese.
ARRESTATI FEDELISSIMI DI BEN ALI. L’agenzia tunisina Tap ha dato notizia dell’arresto di due stretti collaboratori dell’ex presidente Ben Ali. Si tratta di Abdelaziz Ben Diha, primo consigliere e portavoce della presidenza, e di Abdallah Kallel. I due sono stati messi agli arresti domiciliari, mentre è ricercato un altro consigliere e fedelissimo di Ben Ali, Abdelwahab Abdallah.