Com’è rinato il turismo in Tunisia dopo la crisi attentati

Gli attacchi del 2015 avevano affossato il settore. Nel 2019 i visitatori stranieri sono stati il 19% in più del 2018. Nuove guide, sforzi governativi, marketing e valorizzazione del patrimonio: gli ingredienti della ripresa.

23 Giugno 2019 09.00
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Si annuncia una stagione turistica in ripresa per la Tunisia: nei primi quattro mesi del 2019 il numero di turisti stranieri ha avuto un aumento del 19% rispetto agli stessi mesi del 2018, arrivando a quota 2 milioni e 239 mila visitatori.

VISITATORI SOPRATTUTTO INGLESI, FRANCESI E OLANDESI

Sono i dati resi pubblici dal ministero del Turismo e dell’Artigianato, che ha anche sottolineato come la ripresa sia dovuta principalmente a un turismo proveniente dall’Europa (+22% a fine marzo), costituito soprattutto da inglesi (+140%), francesi (+24%) e olandesi (+13%) e l’aumento di turisti russi (+25%) e cinesi (+30%).

MA LA COMPAGNIA AEREA HA SOPPRESSO 200 VOLI

Nove milioni è l’obiettivo che il ministro René Trabelsi si prefigge per il 2019. Unica spina nel fianco che potrebbe rallentare i suoi buoni propositi è la compagnia aerea nazionale Tunisair: la principale linea che collega il Paese al resto del mondo negli ultimi giorni ha annunciato di aver soppresso 200 voli dal primo giugno al 15 settembre. Con un open sky che tarda ad arrivare, nonostante gli accordi siano stati firmati a dicembre del 2017 (escludendo per i primi 5 anni l’aeroporto di Tunisi), la situazione rischia di diventare critica.

LA CRISI NEL 2015 PER COLPA DEI DUE ATTENTATI

Anche i viaggi nel Sud Tunisino, dopo la crisi del 2015 dovuta ai due attentati terroristici al resort di Sousse e al museo del Bardo, stanno tornando a essere richiesti, come conferma Tina Rago, titolare dell’agenzia di viaggio “Terre di confine”, che dal 2011 ha cominciato a occuparsi di Tunisia: dalle oasi di montagna, ai palmeti, al Sahara, nel pieno rispetto dei luoghi e in collaborazione con le persone locali. Un turismo ecosostenibile, non senza difficoltà: «Già dal pre 2015 il settore aveva subito una crisi. Dalla Rivoluzione della dignità anche le aree costiere, che fino ad allora erano frequentatissime e sempre movimentate, si erano svuotate», racconta.

Turisti nel museo del Bardo, colpito nel 2015 da un attentato terroristico (Getty).

Rago aggiunge che «la situazione è rimasta tale per parecchi mesi, dopodiché una timida ricrescita del settore, fino al 2015 che ha fatto registrare un dato pari a zero: il turismo era praticamente congelato. Il post 2015 è stato un periodo molto duro: personalmente non ho mai mollato, ma ci sono stati momenti di sconforto. Quando ho provato a proporre la destinazione le reazioni sono state per lo più di rifiuto; dalla stessa Tunisia la proposta era scarsa: alcune strutture sono state chiuse e i servizi limitati. Preferendo gli hotel a gestione familiare è infatti capitato che, a causa delle ovvie ristrettezze economiche degli ospitanti, siamo andati incontro a una momentanea chiusura delle strutture».

DOPO IL PERICOLO CROLLO DEI SERVIZI

Il problema ha riguardato anche altri servizi: «Hanno attraversato un periodo di crisi che hanno portato alla limitazione degli stessi, come noleggiare un quad: talvolta non ce n’erano abbastanza perché, sempre a causa di questa crisi, i noleggiatori ne avevano diminuito il numero. Nello stesso anno una coppia che aveva prenotato prima di marzo 2015 (il mese dell’attentato al museo, ndr) per ottobre, non ha voluto rinunciare al viaggio, con la consapevolezza che in quel momento il pericolo era presente dappertutto, anche in Europa. La loro voglia di partire ha mantenuto in me la speranza che ce l’avrei fatta a riportare gente in Tunisia», continua la titolare dell’agenzia.

ORA TORNANO I VIAGGI PERSONALIZZATI

Tina Rago dice di non essersi arresa: «Ho continuato imperterrita a manifestare il mio amore per questa terra e le persone si sono fidate di me: dal 2018 si è registrata un’ottima ripresa nel turismo tunisino, io stessa ho accompagnato due grandi gruppi a ottobre 2018 e aprile 2019, oltre che organizzato viaggi individuali e personalizzati per l’intero anno».

RINASCITA DELLE GUIDE TUNISINE

Nel frattempo nel mondo del turismo tunisino qualcosa si sta muovendo. Secondo l’Ont, l’Ufficio nazionale tunisino del turismo, sarebbero più di 3 mila le guide presenti sul territorio nazionale. Nel 1975 nasceva la Ftgat (Federazione tunisina delle guide iscritte all’albo del turismo), da anni inattiva, complice il crollo notevole dell’attività turistica dovuto agli attentati del 2015. A febbraio del 2019 un gruppo di guide turistiche ha voluto rimettere in piedi questo organismo.

Sicurezza tunisina in spiaggia (Getty).

Mehdi Hachani, presidente della rinnovata Federazione, spiega a Lettera43.it: «Sentivamo l’esigenza di salvare questa professione dalla sua emarginazione. Gli obiettivi? Tutelare l’attività di guida turistica sul territorio nazionale; definire strategie riguardanti tariffe, visite guidate o comunicazioni verso enti pubblici o istituzioni private e favorire lo sviluppo e l’accrescimento della professione».

BUON LAVORO A LIVELLO DI MARKETING

Hachani sottolinea che «l’attività turistica negli ultimi due anni è in crescita, grazie agli sforzi degli enti governativi, del ministero del Turismo e dell’Artigianato, delle agenzie di viaggio e delle associazioni private. È stato fatto un buon lavoro anche a livello di marketing. Inoltre le misure securitarie sono migliorate notevolmente». 

LAVORO DA FARE SULLE INFRASTRUTTURE

E aggiunge: «Credo che per continuare in questa direzione occorra lavorare di più all’incoming di una nuova clientela, di tipo asiatica e sudamericana. A livello nazionale bisognerebbe migliorare l’infrastruttura di base: tutto ciò che riguarda gli aeroporti internazionali e nazionali, le linee di collegamento stradali tra le città turistiche, il restauro dei monumenti storici e i siti archeologici, attuando delle strategie adeguate per la conservazione e la valorizzazione di questo patrimonio architettonico».

AUMENTANO SEMPRE DI PIÙ LE MAISON D’HÔTES

E proprio lo scopo della valorizzazione del patrimonio architettonico tunisino è alla base dei progetti delle Maison d’hôtesbed & breakfast abitati dagli stessi proprietari -, che stanno aumentando sempre più. Come Dar Hlima, a Kesra, nella regione di Siliana (circa 180 chilometri da Tunisi), città di origine berbera. Un luogo immerso nella natura – boschi e cascate – e con un sito storico interessante. Moez Attia, presidente dell’associazione Kolna Tounes, improntata in particolar modo su progetti di economia sociale e solidale, racconta: «Dar Hlima rientra nel progetto di economia solidale “Kolna Kesra”. Inizialmente pensavamo di costruire una casa seguendo l’architettura locale: ci siamo imbattuti in questo frantoio e, grazie a un architetto specializzato in patrimonio, l’abbiamo restaurato seguendo la struttura portante e trasformandolo in una Maison d’hôtes, la prima della regione».

Un mezzo della polizia tunisina (Getty Images).

“Kolna Kesra” si compone anche di un progetto di artigianato – il tappeto “Kousira”, realizzato dalle donne della città in modo tradizionale – e di un ristorante, di cui prima la città era sprovvista. Attia dice: «Abbiamo cercato di creare una sorta di piccolo ecosistema, cibo, artigianato e alloggio, facendo lavorare le persone del luogo. Il tutto è stato finanziato all’80% dall’Unione europea. Abbiamo fatto un appello alla candidatura per questi tre progetti: su 50 domande ricevute, abbiamo selezionato 25 persone, che per due anni hanno seguito una formazione in economia sociale e solidale».

LA BUROCRAZIA RALLENTA TUTTO

Ma la burocrazia tunisina ha rallentato il tutto: «A dicembre 2018 avevamo avuto solo un’autorizzazione orale per l’apertura di Dar Hlima, perciò in seguito la polizia è venuta a effettuare dei controlli. Non ci ha detto di chiudere, ma siamo noi che abbiamo preferito fare così, in attesa di ricevere l’autorizzazione scritta ufficiale, per non mettere in imbarazzo i clienti. Ma a oggi non abbiamo ricevuto nulla, e ci ritroviamo a dover rifiutare molte richieste da parte di turisti interessati. È un vero peccato».

CAMBIATA LA MENTALITÀ DEI GIOVANI

E aggiunge: «Ho visitato diverse maison d’hôtes che potrebbero essere una destinazione interessante al di fuori del turismo balneare. Si trovano nella maggior parte dei casi in regioni svantaggiate, dove non ci sono hotel, e danno sia al turista sia al locale la possibilità di scoprire davvero la Tunisia, facendo lavorare le persone del posto in modo diretto e indiretto. La mentalità, soprattutto dei giovani tunisini, è cambiata: prima c’era molto regionalismo, ora invece vogliono visitare le regioni interne del Paese. Sfortunatamente la burocrazia sta rallentando tutto».

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