Le ipotesi del governo per la tutela dei rider

Le ipotesi del governo per la tutela dei rider

13 Gennaio 2019 19.30
Like me!

Divieto di pagamento a cottimo, massimo tre consegne l'ora, paga oraria minima, massimo 35 ore a settimana, un forfait come indennità di fine rapporto, rimborso spese per la manutenzione dei mezzi utilizzati – in genere bici o scooter. Sono alcune delle ipotesi per disciplinare il lavoro dei rider contenute in un documento che il ministero del Lavoro ha inviato nelle scorse settimane alle parti, e che potrebbero essere incluse tra le norme che il governo è intenzionato a inserire nell'iter di conversione del decretone sul reddito di cittadinanza e quota 100.

I PUNTI OSCURI DEL DOCUMENTO: IL NODO DELLA SUBORDINAZIONE

Nel documento si indicano i «punti principali delle valutazioni elaborate» per garantire una serie di «tutele minime» ai ciclofattorini che consegnano cibo a domicilio. Nel testo si citano coperture Inps e Inail, divieto di utilizzare meccanismi di ranking reputazionale e diritto alla disconnessione, di cui ha parlato anche Tridico, consigliere del ministro Luigi Di Maio, che ha sottolineato però l'intenzione di «riconoscere i rider come collaboratori e di equiparare le tutele a quelle del lavoro subordinato». Nel documento si parla invece non di quadro normativo ma di punti «che potrebbero essere contenuti in un accordo collettivo». Inoltre si parla di «rapporti di lavoro non di tipo subordinato» cui applicare le nuove tutele, indicando tra gli impegni da prendere tra le parti quello di non retribuire i rider con i nuovi voucher ("buoni lavoro") e a non avvalersi di «collaboratori operanti con partita Iva».

I DUBBI SULLE MATERIE NEL QUALE INTERVERRÀ LA LEGGE

Sarà da vedere quindi quale sarà la sintesi dell'esecutivo, che non ha più riconvocato i tavolo dall'ultimo appuntamento del 7 novembre, sulla tipologia di lavoratori (autonomi o subordinati) cui ricondurre i rider, e su quali materie effettivamente si interverrà per legge. Tra le ipotesi di lavoro anche quella di un impegno delle piattaforme a garantire «una soglia minima di attività lavorativa» con il suggerimento di «10 ore settimanali», e un massimo appunto di 35 ore settimanali, oltre all'istituzione di un apposito Osservatorio al ministero.

IL MINISTERO: «ENTRO MARZO UNA NORMA CON LE TUTELE»

Il 14 gennaio è stata pubblicata una nota del ministero del Lavoro che ha chiarito come sia stata preparata una norma che «regolerà il contratto di lavoro dei moderni ciclofattorini. Entro marzo ai lavoratori che effettuano consegne per conto delle app di food delivery saranno assicurati tutele su malattie, infortuni e paga minima». Nel documento si sottolinea anche che «l'Italia si prepara ad essere la prima nazione europea a normare questa professione. Qualche giorno ancora per chiudere i dettagli», hanno spiegato i tecnici del ministero.

Secondo quanto emerso da un'analisi Coldiretti/Censis sul food delivery divulgata in occasione della nota del ministero, quattro italiani su dieci (38,1%) che ordinano il cibo sulle piattaforme web ritengono prioritario migliorare il rispetto dei diritti del lavoro dei riders, i ciclofattorini che portano i piatti nelle abitazioni. La Coldiretti ha sottolineato che sono 18,9 milioni gli italiani che in un anno con regolarità (3,8 milioni) e occasionalmente (15,1 milioni) hanno ordinato tramite una piattaforma web cibo pronto cucinato recapitato da operatori del food delivery.

UNA COMPETIZIONE CHE ABBASSA I COSTI AI DANNI DEI RIDER

Si tratta del settore più dinamico della ristorazione, ha notato la Coldiretti, che ha ormai allargato i suoi confini dalla tradizionale pizza o piatti etnici fino a veri e propri cibi gourmet, con sempre più ristoranti di qualità entrati nel giro delle piattaforme come Just Eat, Foodora, Deliveroo, Bacchette Forchette o Uber Eats, solo per citare le più note, accanto alle quali si sono sviluppate numerose realtà locali. Il boom del cibo a domicilio nelle case degli italiani ha portato però, ha scritto ancora Coldiretti, un'accesa competizione sui costi tra le diverse piattaforme con offerte gratuite di trasporto, promozioni e ribassi, che rischia a volte di ripercuotersi sull'intera filiera, dal personale ai conti dei ristoratori fino ai loro fornitori dei prodotti agricoli e alimentari.

LE ALTRE RICHIESTE DEI CLIENTI ALLE PIATTAFORME

Oltre alle condizioni dei lavoratori, sono diversi gli aspetti del food delivery che andrebbero cambiati a giudizio di chi fa ricorso a questo tipo di piattaforme. Il 28% di chi riceve il cibo a casa richiama, ha rilevato Coldiretti, l'esigenza di una maggiore sicurezza dei prodotti durante il loro trasporto garantendo adeguati standard igienici, evitando ogni contaminazione e preservando la qualità del cibo, ma c'è anche un 25,3% che chiede alle piattaforme web di promuovere anche la qualità dei prodotti e degli ingredienti che propongono nei loro menù di vendita, e un altro 17,7% vorrebbe migliorare anche l'utilizzo di prodotti tipici e di fornitori locali. Dopo la tutela dei diritti nel contratto dei riders, la prossima sfida, ha concluso l'associazione dei coltivatori, è dunque quella di qualificare ulteriormente il servizio puntando sul una maggiore qualità e sicurezza dell'offerta per incontrare la domanda di trasparenza del numero crescente di cittadini che si avvicinano a questo tipo di servizio.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

ARTICOLI CORRELATI

Commenti: 0

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *