Tutti gli uomini di Tremonti

Marianna Venturini
21/08/2012

L'ex ministro punta sui socialisti.

Tutti gli uomini di Tremonti

Per Giulio Tremonti l’abbandono della politica è stato solo temporaneo. L’ex ministro dell’Economia dell’ultimo governo di Silvio Berlusconi si è ritirato con l’avvento del premier Mario Monti, ma non ha mai messo da parte le sue ambizioni. Anzi, è intenzionato a tornare con una lista che lo rappresenti alle prossime elezioni.
L’ipotesi si è fatta concreta nel 2012 ed è quasi pronta per diventare una proposta pubblica. Giusto in tempo per l’appuntamento con le urne del 2013.
FORMICA È L’IDEOLOGO DEL PROGETTO. L’ideologo del progetto è l’ultraottantenne Rino Formica, che un tempo aveva scelto proprio Tremonti come consigliere economico. Ma ora le cose sono cambiate ed è lui a dare i suggerimenti al valtellinese. Il rapporto decennale con l’ex ministro socialista si è trasformato in una collaborazione politica in vista del cambio di ruolo di Tremonti: da teorico a leader. Formica lo ha aiutato soprattutto a trovare la giusta collocazione nel panorama politico.
TREMONTI RITROVA LE ORIGINI SOCIALISTE. Tra il ritorno annunciato di Berlusconi e le nuove forze rappresentate da Luca Cordero di Montezemolo e il ministro dello Sviluppo economico Corrado Passera, più la lista guidata da Oscar Giannino e la nuova Lega Nord di Roberto Maroni, non sembra esserci molto spazio per una formazione d’impronta tremontiana.
Ecco quindi che l’ex ministro ha ritrovato le sue origini socialiste e ha preso le distanze dai collaboratori politici che l’hanno seguito nell’avventura di Via XX Settembre.
Questa scelta ideologica non è certo nuova. Le sue critiche contro il mercatismo sono sempre state dettate dal suo passato socialista che risale al periodo in cui era uno degli allievi di Franco Reviglio.

Rapporti privilegiati con Cl, nonostante l’assenza dal Meeting di Rimini

Il gruppo di Tremonti sarebbe composto dallo zoccolo duro dei socialisti milanesi di Critica sociale tra i quali spiccano gli ex sindaci Paolo Pillitteri e Carlo Tognoli.
Gli ambienti vicini all’ex ministro spiegano inoltre che non manca una forte impronta cattolica che deriva dal legame con il segretario Vaticano Tarcisio Bertone e parte di Comunione e liberazione.
Dopo sette anni di presenze ininterrotte, in cui il nome dell’economista era sempre stato inserito nella kermesse riminese del movimento di don Luigi Giussani, nel 2012 per la prima volta è stato escluso dal Meeting. Eppure c’è chi giura che i rapporti con Cl siano ancora privilegiati e saranno un altro spicchio della sua lista.
PIÙ TELEVISIONE PER LA VISIBILITÀ. Tra i suoi consiglieri c’è anche un personaggio di origine prodiana: Gianni Pecci, ex direttore del centro studi economici Nomisma e ideatore del pullman dell’Ulivo per la campagna elettorale del 1996, che gli ha suggerito di aumentare la presenza in televisione per avere maggiore visibilità.
Più che il consenso popolare, Tremonti è sempre stato attento a quello elitario. Per i rapporti istituzionali basta citare il suo ruolo all’interno del comitato scientifico della Fondazione ResPublica e dell’Aspen institute Italia, capaci di garantirgli un sostegno trasversale e autorevole.
Insomma è riuscito a realizzare un pot-pourri culturale che almeno sulla carta dovrebbe dargli il sostegno adeguato.

A luglio la conferma della nuova lista dell’ex ministro di Berlusconi

L’idea della lista di Tremonti non è una novità. L’obiettivo dell’ex ministro è garantirsi un futuro in politica. E a luglio, a domanda diretta aveva risposto: «Ho passato il Rubicone». E, in effetti, la possibilità di avere una propria lista supplisce alla quasi certa esclusione dal Popolo della libertà e all’assenza di una corrente propria nel partito.
Di fatto il tributarista di Sondrio è ancora uno degli esponenti dell’ufficio di presidenza del Pdl. Peccato che l’organo venga riunito talmente di rado che la sua assenza non sarebbe di certo notata.
Così, con la scusa di presentare il suo libro, Uscita di sicurezza, ha iniziato a girare per l’Italia, mantenendo su di sé l’attenzione.
NEL PDL SODDISFATTI DELL’USCITA. Che il partito di Berlusconi l’abbia sempre mal tollerato non è un segreto. E la prospettiva della sua uscita dal Pdl ha provocato molti sorrisi soddisfatti.
Nella pagella di agosto stilata dai Formattatori del Pdl, Tremonti è stato considerato un «fuggiasco» e ha ricevuto un due, perché considerato responsabile «del logoramento di Berlusconi» al pari del presidente della Camera Gianfranco Fini.
NESSUN APPOGGIO DALLA LEGA NORD. L’ex ministro non avrebbe maggior appoggio dalla Lega Nord. Se l’asse con Umberto Bossi e Tremonti un tempo era inattaccabile, ora che il Senatùr ha dovuto lasciare il posto a Maroni, i rapporti con il Carroccio per il valtellinese si sono raffreddati.
Ecco quindi che l’ipotesi di una propria lista diventa salvifica per l’ex ministro che vuole consolidare le relazioni che ancora resistono e costruirne delle nuove. Del resto ne è passato di tempo da quando il Cavaliere mostrò ai visitatori di Villa Certosa un cactus particolarmente contorto, chiamato «cervello di Tremonti». Ora la strada intrapresa dal suo ex collaboratore pare invece molto chiara.