Marcello Pirovano

Twitter, Salvini e l'app dei retweet automatici

Twitter, Salvini e l’app dei retweet automatici

22 Maggio 2014 19.05
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I popoli padani 2.0 sono numerosi, compatti e obbedienti. Diffondono il verbo del capo a macchia d'olio, in brevissimo tempo. Così funziona su Twitter l'esercito di megafoni messo in piedi da Matteo Salvini, segretario federale della Lega Nord e candidato alle elezioni europee.
Con una coordinazione tale da risultare quasi sospetta. I post hanno sempre un numero di 'retweet' e di 'preferiti' molto simile, a volte proprio uguale. Come se fosse frutto di un sistema di amplificazione automatico.
UN'APPLICAZIONE STUDIATA. Qui sta il punto: Salvini si serve di un'applicazione che trasforma i suoi seguaci in 'portavoce'. Niente di illegale. Ma Facebook gliel'ha bloccata. Twitter, invece, no: gli account sistematicamente ripubblicano ogni messaggio del leader del Carroccio, spesso senza fare nessun altro tipo di attività.
L'AMPLIFICAZIONE AUTOMATICA. Zombie, in sostanza. Alcuni privi di foto, descrizione e follower, ma con una missione precisa: amplificare la parola di Salvini, che in questo modo ottiene grandi volumi di interazione, ogni volta sopra quota 600.
Capita così che lo studio Web Politics – Europee 2014 di Reputation Manager possa persino catalogarti come politico «che meglio si relaziona col web».
SOSTENITORI A COMANDO. Lettera43.it, raccogliendo le perplessità della Rete, ha sottolineato l'anomalia, avanzando dubbi sull'autenticità degli strani sostenitori che agiscono a comando.
Marco Camisani Calzolari – docente di Comunicazione aziendale e linguaggi digitali e autore di un'analisi del 2012 sui follower fittizi di Beppe Grillo – spiega le logiche che stanno dietro al profilo di Salvini: «Twitter purtroppo permette questi articolati sistemi. È lecito, sebbene non proprio corretto. Si tratta di fuffa. Il vero problema è che sui social media contano i numeri. Altro che luogo di relazioni».

DOMANDA. Qual è la natura di quei profili?
RISPOSTA. Utenti che hanno scelto di attivare uno dei mille sistemi che permette di ritwittare un personaggio ogni volta che dice qualcosa.
D. È un 'endorsement' passivo?
R. Ormai si sta assottigliando la differenza tra i vecchi cari fake e i nuovi modelli. Prima andavo a comprare dei robot per fare numero, adesso esistono sistemi molto più articolati e complessi.
D. Per esempio?
R. Si possono pagare retweet a prescindere dal fatto che quelle persone ti seguano.
D. Oppure?
R. Acquistare tweet che ti citano. E non sono giochetti che arrivano dal Bangladesh, è tutto disponibile in Italia. Circolano profili quasi esistenti dietro cui hanno creato una vita.
D. Così non si distorce la funzione di Twitter?
R. Il punto è che i social media non sono vissuti come un reale luogo di relazione. Ma solo come un modo per dimostrare la propria forza.
D. Figuriamoci in campagna elettorale.
R. Se faccio vedere che online sono potentissimo, risulto credibile. È la stessa idea del guru grillino Gianroberto Casaleggio, che mise in campo un'ottima strategia in questa direzione. Ora tutti si stanno attivando e affinano le tecniche.
D. Ma non è più marketing che politica?
R. Quello che conta, alla fine, è che se sei un brand devi vendere il prodotto. Come se fosse un jeans che indossano tutti: lo vuoi anche tu perché è famoso e di moda. Il voto è uguale.
D. Fa un po' tristezza.
R. Accadde anche per la questione del referendum sull'indipendenza del Veneto. Crei del traffico con pochi euro e finisci sui giornali se hai tanto seguito. Se ti beccano diventi notizia lo stesso.
D. Salvini ha invitato i suoi supporter a commentare la vicenda su Lettera43.it.
R. Immagino che questi interventi non siano numerosi come i retweet.
D. Sono una quarantina. Su Twitter invece i post vengono diffusi da 600 utenti alla volta.
R. Ecco, vedete? Prima vengono incitati: «Fategli vedere quanto siete veri». E poi non spunta nessuno…
D. È la prova che molti sono fasulli?
R. Il loro comportamento può essere assimilato a quello dei Bot, profili automatizzati. Ma non vengono riscontrate anomalie, perché in realtà ognuno ha un account diverso.
D. Com'è possibile?
R. Il peccato originale è che Twitter continua a non combattere i fake, per ovvi motivi di convenienza.
D. E Salvini, come altri, ne approfitta?
R. Potrebbe pure creare dal nulla 300 mila utenti e a ognuno di loro affiancare un meccanismo per cui ritwittano solo lui. L'importante è avere un programma 'terzo' che glielo permette.
D. Non viene considerata comunque spam?
R. Twitter lo consente. Conosco personaggi che in Italia hanno 100 mila follower e ci chiediamo tutti come sia possibile. Non bisogna più dar credito a certi numeri. Torniamo ai contenuti.
D. Meglio puntare sulla qualità?
R. Sarebbe bello, ma totalizzare enormi volumi di retweet, e lo dico con amarezza, è ancora efficace. Sei considerato capace da qualche classifichina e nel giro di poco diventi un genio che su internet fa cose eccezionali. Magari poi vinci veramente le elezioni.
D. Addirittura?
R. Non stavo parlando di Salvini.
D. Non si crea una sorta di 'grande inganno'?
R. Sì, eticamente non è una cosa corretta. Purtroppo nel marketing politico questa sfida dei numeri su Twitter garantisce risultati. Alla fine riesci a farti votare alle urne persino se sei una scatola vuota o un disperato. C'è un branco di fuffa che non è più credibile. È ora di dire basta, stop it.

Twitter @MarciPirovano

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