Parroci e giornali locali in campo per difendere Ubi

Redazione
09/04/2020

Il fronte anti-Intesa, appoggiato dai preti e dai quotidiani di Bergamo e Brescia, si allarga. Ma oltre ai piccoli e piccolissimi azionisti, ci sono anche i soci pesanti del Patto che dal 20 febbraio, quando hanno deciso di dire no all'operazione, potrebbero aver incrementato le loro quote.

Parroci e giornali locali in campo per difendere Ubi

Con le restrizioni dovute al coronavirus è complicato, ma i parroci di tutta la provincia di Brescia e quella di Bergamo sono scatenati.

Sono impegnati infatti a diffondere il verbo contro l’opa ostile di Banca Intesa sulla “loro” Ubi a quelle migliaia di piccoli azionisti che detengono azioni della banca guidata da Victor Massiah, offerta che viene considerata una specie di tentazione del diavolo.

LA LINEA ANTI-INTESA DEI GIORNALI LOCALI E DI AVVENIRE

Aiutati dalla linea anti-Intesa assunta dai giornali dei mondi ecclesiali bresciani e bergamaschi, Il Giornale di Brescia e L’Eco di Bergamo, decisivi in quei territori nel formare l’orientamento dell’opinione pubblica, e dal quotidiano della Cei, Avvenire, i preti lombardi hanno risposto con fervore alle sollecitazioni delle rispettive Curie, le quali a loro volta sono particolarmente sensibili verso l’establishment finanziario che ruota intorno e dentro Ubi. E d’altra parte che il mondo cattolico del Nord si sia apertamente schierato a difesa dell’autonomia di Ubi lo si era già capito quando nelle settimane scorse si era visto entrare nel capitale della banca Cattolica Assicurazioni, che ha il 2% schierato a far argine alla mossa di Intesa.

IL FRONTE DEL NO SI ALLARGA

Quello dell’atteggiamento dei piccoli e piccolissimi azionisti è un passaggio che non va trascurato, perché se si salda – e ce ne sono tutte le premesse – con la scelta del Car, il Comitato azionisti di riferimento di Ubi Banca, che controlla il 17,8% delle azioni, e che ha definito l’Ops di Intesa-Unipol «ostile, non concordata, non coerente con i valori impliciti di Ubi e dunque inaccettabile», ecco che il fronte del No a Intesa arriverebbe a numeri tali da poter mettere i bastoni tra le ruote all’iniziativa di Carlo Messina, numero uno della banca milanese. Anche perché, ricordiamolo, i soci componenti del Patto sono calibri pesanti che potrebbero anche aver già incrementato dal 20 febbraio, quando hanno preso la decisione di opporsi a Intesa, le loro quote. Potrebbero averlo fatto sia le fondazioni – quella di Cuneo (primo azionista singolo con il 5,95%) e la Banca del Monte di Lombardia (3,95%) – sia i grandi imprenditori, dalla famiglia Bombassei (con Next Investment) alla famiglia Bosatelli (Polifin), da Gianni Radici e famiglia ai Gussalli Beretta con la cassaforte Upifra e alle famiglie Pilenga e Andreoletti.

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