Carlo Panella

La crisi Ucraina-Russia e il suicidio dell'Europa della Merkel

La crisi Ucraina-Russia e il suicidio dell’Europa della Merkel

29 Novembre 2018 13.00
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La crisi russo-ucraina sullo stretto di Kerch è un ottima occasione per fare il punto su 26 anni di politica dell’Unione Europea a guida tedesca verso Est e per pronunciare l’unico giudizio possibile: un disastroso fallimento. Unica eccezione, Helmuth Khol, che dimostrò di essere l’ultimo grande statista del Novecento stabilendo l’economicamente disastrosa (per la Repubblica Federale) parità tra il marco occidentale e quello orientale e unificando così politicamente la Germania (fermamente contrari erano Willy Brandt, Georges Pompidou, Giulio Andreotti ecc…). Al contrario, i suoi successori – pedissequamente seguiti dall’Ue – hanno affrontato l’enorme problema del rapporto dell’Europa con gli ex Paesi del Patto di Varsavia col criterio opposto: l’espansione di mercato della Germania a scapito di ogni valutazione politica. Seguendo questo criterio – l’espansione Nach Ost, verso Est, del mercato tedesco – l’Ue guidata da Romano Prodi nel 2000 col vertice di Nizza decise di passare dai 15 membri storici a 27 nell’arco di una manciata d’anni. Una scelta demagogica – spesso priva anche delle minime condizioni economiche – che favorisce solo le esportazioni tedesche verso l’Est e che ci regala oggi sul piano politico il blocco di Visegrad e, appunto, la crisi Ucraina-Russia.

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L'UCRAINA IN EUROPA E LA REAZIONE DELLA RUSSIA

La totale immaturità politica dei nuovi membri dell’Est Europa e la loro assoluta mancanza di spirito europeista emerse subito e produsse il primo disastro: il fallimento della Convenzione e del tentativo di definire una Costituzione Europea nel 2005. Ma è nel 2013 che la Germania di Angela Merkel sigilla la sua assoluta inadeguatezza politica e conferma la leadership zoppa di un Paese “gigante economico e nano politico”. La decisione di associare l’Ucraina alla Ue obbliga letteralmente il Cremlino a reagire a una sfida inaccettabile e offensiva sul piano politico. Una sfida che per di più viola le stesse tradizioni culturali di una Russia che affonda le sue radici storiche sin dal nono secolo nella Grande Rus di Kiev. È infatti evidente che quella associazione prelude a un ingresso dell’Ucraina non solo nella Ue, ma anche nella Nato, che così si posizionerebbe a ridosso dei confini russi. Ma Merkel (e la Ue, col caldo supporto di Barack Obama) non si limitano a una mossa così avventuristica e azzardata, ma si schierano anche a fianco di un governo di Kiev che sceglie di non trattare con la forte minoranza filorussa interna del Donbass e del Donetsk e definisce i suoi esponenti «terroristi», quindi meritevoli solo di guerra. Si verifica presto però che l’alleato ucraino dell’Ue perde la guerra per la semplice ragione che i suoi vertici militari o consegnano l’80% della flotta ucraina ai russi come fecero i massimi ammiragli ucraini (e la dinamica degli incidenti di Kerch di questi giorni è figlia di quella scelta) o vendono – come hannno fatto colonnelli ucraini e anche generali- agli avversari filorussi carri armati e autoblindo in un vortice di corruzione demenziale.

LA FALLIMENTARE STRATEGIA MERKEL-OBAMA-UE

Risultato della brillante strategia di Merkel-Obama-Ue: Vladimir Putin si è potuto re-impadronire senza colpo ferire (non senza ragioni) di una Crimea ritornata alla Russia (era sempre stata russa, fu l’ucraino Kruscev nel 1956 a regalarla senza motivi all’Ucraina), e ha mandato migliaia di “volontari” a combattere in Ucraina a fianco dei filorussi che hanno così sostanzialmente vinto sul terreno. Nel complesso, una avanzata Nach Ost della Ue diretta dalla Merkel dagli esiti disastrosi, che ha semi distrutto l’Ucraina e creato un campo aperto all’iniziativa di Putin che è potuto dilagare a Ovest, rafforzandosi. Schema simile sarà poi applicato in Medio Oriente da Obama, col risultato di annullarvi la secolare egemonia Usa, regalandola per intero a Mosca. La tensione odierna sullo stretto di Kerch vede dunque oggi rapporti di forza politico militari tutti a favore di Putin a fronte di una “resistenza” dell’Ucraina che è solo di facciata, appesantita da una debolezza politica e militare sconfortante. Ma è a fianco di questa Ucraina sfibrata dalla corruzione che la Germania vuole oggi schierare l’Ue, continuando una strategia che accelera il cupio dissolvi di una Unione Europea senza testa. Che ragiona solo con la logica dei mercati. E perde.

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