Zelensky è sempre più solo: anche il cerchio magico si rompe

Stefano Grazioli
06/11/2023

La guerra in Medio Oriente sta distogliendo attenzione da quella ucraina. Tra gli alleati crescono i dubbi. Pure i fedelissimi del presidente ammettono le difficoltà al fronte. L'ultimo è stato il capo delle forze armate Zaluzhny. Per ora il leader tiene la posizione ma presto potrebbe non essere più il cavallo su cui puntare.

Zelensky è sempre più solo: anche il cerchio magico si rompe

Ormai la spaccatura è evidente. A renderla tale, non tanto in Ucraina dove ormai da tempo se ne parla, ma anche agli occhi degli alleati occidentali è stato l’articolo pubblicato dal generale Valery Zaluzhny, il capo delle forze armate di Kyiv, la settimana scorso sull’Economist. In sostanza il generale ha ammesso che la situazione al fronte è complicata, la guerra è arrivata in una situazione di stallo, la Russia approfitterà dell’inverno per avvantaggiarsi e i caccia da combattimento F16 che arriveranno il prossimo anno non cambieranno di molto la situazione, visto che Mosca ha pronte le contromisure con i nuovi sistemi di difesa.

Zelensky è sempre più solo: il cerchio magico si rompe
Il capo delle forze armate ucraine Zaluzhny (Getty Images).

La solitudine di Zelensky e le pressioni per negoziare con Mosca

Un paio di giorni prima il Time era uscito con un lungo reportage in cui si dipingeva la solitudine di Volodymyr Zelensky, più o meno l’unico a credere ancora nella vittoria, quella che dovrebbe vedere i russi fuori dal Donbass e dalla Crimea. Questo il mantra che il capo dello Stato continua a ripetere, agli alleati e soprattutto a se stesso. Nel cerchio magico intorno a lui qualcuno starebbe prendendo le distanze, come ha già fatto ad alta voce il suo ex advisor Olexy Arestovich, che da un paio di settimane tuona contro il presidente e ha detto chiaramente che è ora di mettersi a trattare con Mosca. La questione dei negoziati è stata avanzata anche a più riprese negli scorsi giorni da media statunitensi e la Nbc ha parlato di pressioni di ufficiali americani ed europei sull’Ucraina per far capire che prima o poi le posizioni dogmatiche dovranno essere abbandonate e bisognerà fare i conti con la realtà, che è quella che vede la Russia occupare ancora circa un quinto del territorio ucraino, mentre la controffensiva di Kyiv iniziata a giugno può considerarsi al momento fallita. Zelensky da parte sua ha negato che ci sia una patta e ha ribadito le l’Ucraina dovrà vincere la guerra.

Zelensky è sempre più solo: il cerchio magico si rompe
Oleksy Arestovich.

Il siluramento di Horenko è un segnale lanciato dalla Bankova alle forze armate

Per il presidente è un momento complicato, forse il più difficile da quando è iniziato il conflitto, almeno dal punto di vista politico: la guerra in Medio Oriente sta distogliendo l’attenzione internazionale, che per altro stava già scemando, da quella in Ucraina; i dubbi degli alleati sono diventati più forti (non è necessario ricordare il contenuto della telefonata fake tra Giorgia Meloni e i comici russi) e soprattutto il fronte interno è crepato: Zaluzhny è diventato paradossalmente un problema per Zelensky, e non è un caso che lo scorso fine settimana sia stato silurato un suo fedelissimo, il capo dello forze speciali Viktor Horenko, sostituito da Sergei Lupanchuk, una mossa che è stata interpretata come un segnale lanciato dalla Bankova ai vertici delle forze armate. Nonostante il diretto interessato abbia apertamente smentito, il nome di Zaluzhny è quello che viene fatto più spesso quando si parla a Kyiv delle elezioni presidenziali che dovrebbero tenersi l’anno prossimo: i militari non fanno politica e obbediscono agli ordini, ma il laboratorio Ucraina potrebbe sfornare un nuovo scenario.

Il duello tra il presidente e il generale inciderà sugli equilibri futuri del Paese

Zelensky ha la palla in mano, nel senso che dipende dal capo dello Stato indire o meno le elezioni, modificando la regola che le vieta in tempo di guerra quando è in vigore la legge marziale. Fissandole in primavera potrebbe ancora godere di un buon supporto, sia interno che esterno; rimandandole in autunno rischierebbe di lasciare spazio agli avversari, Zaluzhny in primis, se venissero le spinte giuste soprattutto dagli Stati Uniti; cancellandole, il pericolo sarebbe quello uno status quo esplosivo, legato comunque a quello che succederà al fronte. E se le cose non andranno bene, con la forbice tra le promesse fatte e i risultati sul campo in allargamento, allora il destino sarà segnato. Il duello tra il generale e il presidente non può essere visto dunque solo come una questione personale, ma inciderà probabilmente sugli equilibri all’interno del Paese e soprattutto sul percorso che dovrà prima o poi essere trovato per definire i termini per il cessate il fuoco, la fine della guerra e determinare lo status dell’Ucraina in Europa: Zelensky è stato finora l’uomo su cui l’Occidente ha puntato, o dovuto puntare, ma pare essere arrivato il tempo per la ricerca di nuovi candidati, soprattutto se l’attuale capo di Stato non cambierà visione e strategia.