Udienza di appello per Julian Assange

Redazione
14/12/2010

Secondo round tra Julian Assange, il fondatore di Wikileaks, e la giustizia britannica. Dopo l’arresto del 7 dicembre (leggi la...

Secondo round tra Julian Assange, il fondatore di Wikileaks, e la giustizia britannica. Dopo l’arresto del 7 dicembre (leggi la notizia), il 39enne australiano, ricercato dalla polizia svedese con l’accusa di strupro e molestie, torna in aula a Londra il 14 dicembre chiedendo la libertà su cauzione e di non essere estradato in Svezia.
L’uomo si dichiara innocente per tutti i capi di accusa. È improbabile che il tribunale si pronunci oggi sull’estradizione, più facile che Assange possa sperare di essere liberato previo pagamento della cauzione. Il suo avvocato inglese, Mark Stephens, ha tuttavia dichiarato in una intervista all’emittente televisiva al Jazeera di essere a conoscenze dell’esistenza di un gran jury segreto, nato in Virginia, Usa, che sta lavorando alle accuse gli Stati Uniti potrebbero muovere nei confronti del suo assistito.
Il timore non è infatti tanto che Assange sia estradato in Svezia, quanto che gli americani trovino un cavillo per incriminarlo formalmente e portarlo sul proprio territorio. 

Un comunicato: «I miei ideali sono corretti»


Nel frattempo, dal carcere in cui è rinchiuso, Assange ha dettato telefonicamente alla madre un comunicato poi finito sugli schermi della televisione Channel 7. «Faccio appello al mondo perché protegga il mio lavoro e i miei cari da questi atti illegali e immorali», ha esordito Mister Wikileaks. «Le mie convinzioni non si indeboliscono. Resto fedele agli ideali che ho espresso…le circostanze attuali non le
intaccano. Al contrario, hanno accresciuto la mia determinazione e la convinzione che tali ideali siano corretti», si legge nel proseguo.
Assange è poi passato all’attacco di Visa, Mastercard e PayPal, che nei giorni scorsi avevano bloccato il finanziamento del sito Wikileaks, verosimilmente sotto pressione degli americani. «Ormai sappiamo che Visa, Mastercard e PayPal sono strumenti della politica estera americana, qualcosa che finora ignoravamo».
In risposta al blocco, nei giorni scorsi i siti internet delle società sono stati oggetto di attacchi di hacker per ripicca al blocco dei fondi ad Assange;  i pirati, del gruppo Anonymous, hanno anche minacciato di agire contro i siti del sistema giudiziario britannico se Assange sarà estradato in Svezia.