Perché la strada di Von der Leyen per la Commissione Ue è in salita

I socialdemocratici al governo con lei pronti ad affossarla. Con tanto di dossier in circolazione a Strasburgo. I verdi, a guida tedesca, l'hanno già bocciata. E tra dissidenti liberali e popolari, solo la stampella a destra può salvare la candidata in Ue.

13 Luglio 2019 09.00
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Anche la Lega Nord di Matteo Salvini il 16 luglio si appresta a votare Ursula von der Leyen come presidente della prossima Commissione Ue. La ministra della Difesa tedesca è appoggiata da tutti i governi dei 28 Stati membri, a esclusione singolarmente del suo. Di conseguenza anche le forze a Roma dell’esecutivo giallo-verde non opporranno resistenza. La questione della coerenza, però, vale anche per la Germania che non vuole Von der Leyen a capo dell’esecutivo di Bruxelles. Nel rispetto degli alleati di governo la cancelliera Angela Merkel si è astenuta tra i leader, a causa soprattutto dell’ostruzionismo dei socialdemocratici. La Spd ridotta a fanalino di coda nell’arena dei socialisti europei è davvero intenzionata ad affossare in ogni modo la nomina di Von der Leyen. In un clima forse mai così italiano a Berlino, si rischiano di bloccare le manovre programmate tra Strasburgo e Bruxelles. Per far poi saltare prima del 2021 il logoro quarto governo Merkel.

Ursula von der Leyen con il presidente uscente della Commissione Ue, Jean-Claude Juncker. GETTY

L’OSTILITÀ DI SOCIALISTI E VERDI

L’ex capo dell’europarlamento Martin Schulz (Spd), per oltre 20 anni di casa a Strasburgo, e non solo lui, smuovono mari e monti per mandare a monte i piani del presidente francese Emmanuel Macron, vero sponsor di von der Leyen, e della cancelliera docile con la controparte. La sponda è nei Verdi, che sono stati esclusi dalla spartizione nonostante il successo alle Europee del maggio scorso, ottenuto soprattutto grazie al risultato storico degli ambientalisti tedeschi. Non a caso Von der Leyen cerca di ingraziarseli: come per il «salario minimo» promesso ai grillini, nella prima audizione tutt’altro che brillante all’europarlamento ha speso molte parole per l’accento che intende porre sullo sviluppo sostenibile. Ma con i Verdi tedeschi, che guidato anche il partito europeo, la captatio benevolentia non attacca: la conoscono fin troppo bene, e hanno annunciato che voteranno no per «l’assenza di proposte concrete». Con loro i socialdemocratici hanno gioco facile.

Prima di Von der Leyen, era in lizza Margrethe Vestager come prima donna a capo della Commissione Ue

FRANCHI TIRATORI TRA LIBERALI E POPOLARI

Ma, per una sorta di effetto boomerang, la presa sta diventando forte anche tra i liberali europei, dove milita il partito di Macron. Nel gruppo spicca anche l’ex commissario Ue alla Concorrenza Margrethe Vestager, social-liberale danese molto apprezzata e quotata. Prima di Von der Leyen, era lei in lizza come prima donna a capo della Commissione Ue, di un blocco tra liberali e verdi che avrebbe costituito un’eurolegislatura di rinnovamento. Era quanto l’elettorato aveva appena chiesto, ma Macron, complice la sorniona Merkel, ha estratto di colpo dal cilindro Von der Leyen per calmare e coinvolgere i popolari europei. Tra loro, a parole c’è compattezza sulla candidata tedesca: anche lei appartiene al loro gruppo, non potrebbe essere altrimenti. Ma i franchi tiratori – soprattutto tra la Cdu-Csu della cancelliera e di Von der Leyen  – sono dietro l’angolo, dopo la bruciante estromissione dello Spitzenkandidat Manfred Weber (Csu) dalla successione di Jean-Claude Juncker. Nessuno in Germania mette la mano sul fuoco sull’investitura di Von der Leyen a Strasburgo.

La cancelliera Angela Merkel con il ministro della Difesa Ursula von der Leyen.
GETTY IMAGES

A BUNDESTAG È VITTIMA DI OSTILITÀ ANCHE PERSONALI

Anche se nelle stanze europee si calcola che la stampella dei partiti di governo tra le file dei conservatori e quelle dei sovranisti potrebbe farle ottenere la maggioranza, la sua autostrada per Bruxelles sta diventando una mulattiera irta di ostacoli. L’etichetta che Schulz le ha affibbiato di «ministro più debole della grande coalizione» fa il paio con le lamentele dei liberali sulla sua «scarsa risolutezza», proprio l’opposto di Vestager. Una «candidata molto deludente» rintuzzano ancora i socialdemocratici, per i quali l’incarico di supercommissario è davvero troppo per Von der Leyen. E dire che in Germania è ministra della Difesa dal 2013, bersaglio in questi mesi di un turbinio di critiche per la guida poco incisiva – e molto dispendiosa – della modernizzazione e del riarmo delle forze armate. Vista la guerra che le si fa al Bundestag e nel governo, la sua nomina a presidente Ue dovrebbe rappresentare un’occasione d’oro per tutti in Germania, Von der Leyen compresa. Ma la nuda verità è che a Berlino non hanno un nome che la sostituisca alla Difesa. Né forse hanno tempo di trovarlo, presi come sono a screditare l’interessata, per ostilità anche personali che sfiorano l‘accanimento.

«UNFIT PER L’UE»: LA PRESIDENTE DI COMMISSIONE COMMISSARIATA

Secondo indiscrezioni dell’agenzia Deutsche Presse gli europarlamentari della Spd hanno messo in circolazione in questi giorni un dossier tra i compagni socialisti europei dal titolo «Perché Ursula von der Leyen è una candidata manchevole e inadeguata». Nel documento sarebbero elencati gli innumerevoli suoi fallimenti, a giudizio dei socialdemocratici, da ministro – durante i loro due governi. Come affermato di recente da Schulz in un’intervista, Von der Leyen verrebbe anche etichettata come la «candidata del premier ungherese Viktor Orban». Se le voci del dossier fossero vere, si tratterebbe di una macchina del fango che, oltre a ingolfare il processo decisionale europeo, in Germania può poi sfociare nella redde rationem tra socialdemocratici e conservatori. Dalle informazioni in possesso di der Spiegel, dai socialisti europei sarebbe pronto il disco verde per Von der Leyen. A patto che le siano poste nero su bianco diverse condizioni da rispettare, prima fra tutte «maggiore flessibilità». Una “super-commissaria” già commissariata.

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