L’Ue chiede anche a Meta di fermare le fake news sul conflitto israelo-palestinese

Matteo Innocenti
12/10/2023

Dopo aver messo in guardia Musk, minacciando sanzioni, Bruxelles ha fatto lo stesso con Zuckerberg: la disinformazione no prolifera solo su X, ma anche su Facebook. E questo va contro le normative europee.

L’Ue chiede anche a Meta di fermare le fake news sul conflitto israelo-palestinese

Dopo X, la stretta dell’Ue sulle fake news coinvolge anche Meta, messa in guardia da Bruxelles sull’aumento delle informazioni false pubblicate sulle piattaforme online, in violazione delle normative europee. Il gigante tecnologico di Mark Zuckerberg ha ricevuto 24 ore per dare «una risposta tempestiva, precisa e completa»: in caso contrario arriveranno sanzioni.

Dopo Musk, Zuckerberg: l’Ue ha chiesto anche a Meta di fermare le fake news sul conflitto israelo-palestinese.
Mark Zuckerberg (Getty Images).

La risposta di Meta: «Istituito un centro operativo dedicato»

Dopo che martedì 10 ottobre la piattaforma X è entrata nel mirino per la diffusione di notizie false sul conflitto in Israele. Bruxelles ha chiesto l’immediata rimozione dalla piattaforma di «contenuti illegali e disinformazione» sul conflitto israelo-palestinese. E la lettera è arrivata anche a Zuckerberg. «Dopo gli attacchi terroristici di Hamas contro Israele abbiamo rapidamente istituito un centro operativo dedicato composto da esperti, che include persone che parlano la lingua ebraica e la lingua araba, per monitorare attentamente e in tempo reale questa situazione in rapida evoluzione», ha riferito un portavoce di Meta. «I nostri team stanno lavorando senza sosta per mantenere le nostre piattaforme sicure, intervenire sui contenuti che violano le nostre policy o le leggi locali e coordinarsi con fact-checker di terze parti nella regione del conflitto per limitare la diffusione di disinformazione. Porteremo avanti questo lavoro nel corso del conflitto».

Dopo Musk, Zuckerberg: l’Ue ha chiesto anche a Meta di fermare le fake news sul conflitto israelo-palestinese.
Elon Musk (Getty Images).

Musk: «La nostra politica è che tutto sia aperto e trasparente»

Il commissario Ue per il mercato interno, Thierry Breton, ha invitato Elon Musk, proprietario dell’ex Twitter, e esaudire le sue richieste, basate sul Digital Services Act, non escludendo possibili sanzioni. Assicurando di aver già preso provvedimenti, anche rimuovendo i nuovi account affiliati ad Hamas, il miliardario ha risposto piccato: «La nostra politica è che tutto sia aperto e trasparente, un approccio che so che l’Ue sostiene. Per favore elencate le violazioni a cui alludete su X, in modo che il pubblico possa vederle».

Il regolamento che protegge gli utenti delle piattaforme online

Il Digital Services Act, diventato legge nel novembre del 2022, è stato pensato per proteggere gli utenti delle grandi piattaforme tecnologiche. Il 25 aprile del 2023, la commissione Ue ha inserito X, Facebook e Instagram tra le piattaforme online più grandi (quelle con almeno 45 milioni di utenti nell’Unione europea) e dunque soggette alle regole più severe, tra cui il dover di valutare i potenziali rischi e riferirli all’Ue in una valutazione che includa le misure da mettere in atto per risolverli. Secondo un report dell’Unione Europea, X è il social network con il maggior numero di post che diffondono disinformazione. Al secondo posto dopo l’ex Twitter c’è Facebook.