Antonietta Demurtas

Ue: il caso Barroso e le contraddizioni in seno all'Europa

Ue: il caso Barroso e le contraddizioni in seno all’Europa

13 Settembre 2016 15.39
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da Bruxelles

 

A Bruxelles è ancora polemica sulla scelta di Josè Manuel Barroso di andare a lavorare per Goldman Sachs.
Dopo essere stato per 10 anni presidente della Commissione europea, il portoghese è stato accusato di conflitto di interessi.
Il timore è che potrebbe dare alla banca d’affari americana informazioni acquisite durante la sua presidenza, e usufruire del network dentro le istituzioni Ue per influenzarle a favore dell’azienda.
Senza contare la questione di opportunità sollevata dagli stessi dipendenti della Commissione, che in una petizione contro il portoghese hanno evidenziato come Goldman Sachs sia «stata una delle più coinvolte nella crisi dei mutui subprime che ha portato alla crisi finanziaria del 2007-2008 e la crisi del debito greco», entrambe gestite proprio dalla presidenza Barroso con una lungo periodo di austerity.
INDAGINE ETICA SU BARROSO. Così, davanti alla decisione dell’esecutivo europeo di sottoporre Barroso a un’indagine etica, molti hanno tirato un sospiro di sollievo.
Nell’accettare nuove assegnazioni o benefici «c’è un chiaro dovere, stabilito dall’articolo 245 del Trattato sul funzionamento dell’Ue, di rispettare un comportamento integro e discreto, dopo la fine dell’incarico», ha ricordato il presidente Jean-Claude Juncker, invitato a sua volta dal Mediatore europeo Emily O’Reilly a esprimersi sul caso perché «la mossa di Barroso ha creato preoccupazione in un momento molto delicato per la Ue, e per le sue relazioni con i cittadini e la fiducia che hanno nelle istituzioni».
Il portoghese, da parte sua, ha accusato l’Ue di incoerenza. E, in effetti, alcuni casi passati non depongono a favore delle istituzioni comunitarie.

Dall’Ue a Goldman: Monti fece lo stesso percorso. E Barroso lo ‘premiò’

Davanti all’azione di controllo intrapresa dall’esecutivo Ue, c’è chi si chiede come mai ci siano due pesi e due misure e perchè nel 2005 quando Mario Monti fu assunto dalla stessa Goldman Sachs dopo essere stato commissario Ue alla Concorrenza (sino al 2004) non fu fatta nessuna indagine particolare dal comitato etico per verificare eventuali conflitti di interesse.
La risposta è semplice: perchè al tempo era proprio Barroso il presidente della Commissione europea (dal 2004 al 2014).
E vista la sua attuale scelta di attraversare le cosiddette revolving doors (porte girevoli) e lavorare per il colosso americano come consulente e presidente non esecutivo della sede europea, non pare ci fossero i pressuposti per sollevare la questione dal punto di vista etico o anche solo del buon gusto.
LE CONTAMINAZIONI PUBBLICO-PRIVATO. Anzi, nonostante Monti fosse sino al 2011 membro del Research advisory council del Goldman Sachs Global Market Institute, nel 2010 fu proprio Barroso a chiedergli di redigere il Libro bianco, ovvero il Rapporto sul futuro del mercato unico europeo e le misure necessarie per il suo completamento, mostrando sin da allora quanto le ‘contaminazioni’ tra pubblico e privato non lo disturbassero.
I tempi però cambiano. E anche i commissari. Ora che Barroso è passato dall’altra parte della barricata, il suo successore, Juncker, non gli ha chiesto di redigere un Libro bianco, ma di mostrare il suo nuovo contratto di lavoro con la banca d’affari americana.
Un comitato etico ad hoc dell’esecutivo Ue lo sta ora analizzando con l’obiettivo di verificare se ci siano conflitti di interesse. Infatti, nonostante Barroso abbia rispettato i termini posti dal regolamento Ue, secondo il quale devono trascorrere 18 mesi prima che i commissari possano assumere un incarico nel settore privato, ci possono essere altri elementi incompatibili con il suo ruolo di ex presidente.
LA LETTERA DI O’REILLY A JUNCKER. Per questo, il 6 settembre anche il Mediatore europeo ha invitato il presidente Juncker a chiarire la posizione della Commissione sul caso e spiegare quali misure ha preso per verificare se la nomina rispetti gli obblighi etici del Trattato (l’articolo 245 in particolare).
In una lettera inviata a Palazzo Berlaymont, O’Reilly ha chiesto al capo dell’esecutivo Ue se sta considerando di modificare il codice di condotta dei membri della Commissione.
Inoltre, considerato che Barroso sarà il consigliere di Goldman per la Brexit, O’Reilly ha anche chiesto se la Commissione sta considerando di fornire al capo negoziatore Barnier e al suo staff un codice su come trattare con Barroso.

La critica delle Ong: «Un passo positivo, ma arriva con due mesi di ritardo»

Ma per il portoghese non ci saranno tappeti rossi all’ingresso di Palazzo Berlaymont: «Nell’assumere il suo impiego Barroso sarà ricevuto alla Commissione non come un ex presidente, ma come un rappresentante di interessi e sarà sottoposto alle regole di tutti gli altri lobbisti, in relazione al registro della trasparenza», ha scritto Juncker.
Se questa decisione non ha precedenti nella storia della Commissione Ue, «è anche vero che sinora nessun presidente era andato a lavorare dopo appena due anni per una banca d’affari americana così coinvolta negli affari europei», commenta con Lettera43.it una fonte della Commissione, che sottolinea come «nessun commissario può fare quello che vuole quando esce da questa porta, soprattutto adesso».
LA PRESSIONE DELL’OPINIONE PUBBLICA. Il riferimento temporale è al particolare momento storico che sta attraversando l’Ue e che trasforma qualsiasi decisione in un boomerang per indebolire il governo comunitario. «Alcuni giornali parlano già di un problema per la Commissione Juncker, come se fosse l’attuale presidente il responsabile delle scelte del suo predecessore», dice una fonte Ue, che osserva come sinora i commenti e le critiche più forti siano stati fatti proprio contro l’esecutivo in funzione, e non contro Barroso o Goldman Sachs.
Ma c’è chi, pur apprezzando la scelta di Juncker, non rinuncia a condannare l’attuale presidenza: «Il rinvio del caso al comitato etico è un primo passo positivo, ma arriva con due mesi di ritardo. La Commissione è stata costretta ad agire solo perché c’è stata una pressione molto forte dell’opinione pubblica e un intervento diretto da parte del Mediatore europeo», ha detto Vicky Cann, dell’Ong Corporate Europe Observatory (Ceo).

Il portoghese accusa l’Ue di incoerenza. E i fatti gli danno ragione

La speranza è che, proprio a causa dei riflettori accesi su Palazzo Berlaymont, l’esecutivo Juncker cambi il regolamento sul comportamento degli ex commissari Ue, «aumentando almeno a tre anni il periodo di stop prima che possano lavorare per il settore privato», è la richiesta dell’Ong.
E soprattutto che, a partire dal caso Barroso, si riesca a invertire la rotta e si inizino a trattare tutti gli altri casi di revolving doors con la stessa attenzione.
I CASI DE GUCHT E KROES. Sono infatti infinite le denunce che in questi anni Ceo e altre organizzazioni internazionali hanno rivolto alle istituzioni europee in merito a comportamenti poco etici dei propri ex funzionari.
Gli ultimi due riguardano il belga Karel De Gucht, ex commissario al Commercio Ue e ora nel board del gigante minerario Arcelor Mittal, e l’ex commissaria all’Agenda digitale, l’olandese Neelie Kroes, che siede nei consigli di amministrazione delle aziende tecnologiche Uber e Salesforce.
Casi davanti ai quali la risposta di Barroso, che ha scritto una lettera al suo successore Juncker difendendo la scelta di lavorare per Goldman Sachs e accusando l’esecutivo comunitario di essere «discriminatorio» e «incoerente», trova una sua fondatezza.
DRAGHI E PRODI DA GOLDMAN ALL’UE. «Quando vieni come rappresentante di una lobby sei trattato come un lobbista», ha ribadito il portavoce dell’esecutivo Ue.
A meno che il processo di revolving doors non avvenga al contrario.
E allora tutte le porte si spalancano.
Così è successo a Mario Draghi, ora presidente della Banca centrale europea, e a Romano Prodi, ex presidente della Commissione Ue, entrambi dipendenti di Goldman Sachs prima di entrare a far parte dell’Eurobubble.
 

Twitter @antodem

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