Ue, misure per la transizione in Egitto

Redazione
04/02/2011

I leader europei, riuniti il 4 febbraio per discutere gli ultimi sviluppi in Cairo, hanno lanciato un appello alle autorità...

Ue, misure per la transizione in Egitto

I leader europei, riuniti il 4 febbraio per discutere gli ultimi sviluppi in Cairo, hanno lanciato un appello alle autorità egiziane perché si proceda sulla strada del «dialogo nazionale», verso «la transizione». Un intento che si tradurrà in un piano di interventi europei a sostegno della transizione in Egitto. 
IL PIANO DELL’UNIONE EUROPEA. Sviluppare un pacchetto di misure di sostegno della Ue al processo di transizione e trasformazione dell’Egitto, con particolare riferimento al rafforzamento delle istituzioni democratiche, alla promozione di governance economica e giustizia sociale e l’assistenza alla preparazione e allo svolgimento di libere e giuste elezioni. E’ questo l’invito rivolto dai leader della Ue all’alto rappresentante della politica estera europea, Catherine Ashton.
Nella bozza delle loro conclusioni i leader hanno lanciato un appello per progressi rapidi nelle misure finalizzate allo sviluppo del commercio e degli investimenti nella regione, «con l’obiettivo di promuovere le opportunità economiche e sociali». «Ho parlato con il vice presidente egiziano Omar Suleiman», ha detto Catherine Ashton, alto rappresentante europeo per la politica estera, al suo arrivo al consiglio Ue. «Sembra che ci sia un movimento verso un dialogo nazionale. Ebbene, questo movimento deve continuare per procedere verso la transizione». Il governo egiziano deve garantire che si possano svolgere «manifestazioni libere e pacifiche», aveva detto il cancelliere tedesco Angela Merkel all’arrivo al consiglio europeo a Bruxelles.
L’IRAN CI PROVA. Intanto l’Iran ha provato a salire sul carro della protesta egiziana, interpretandola in chiave antiamericana. «La protesta egiziana è un riflesso della rivoluzione islamica in Iran del 1979. La più importante motivazione della sollevazione popolare in Egitto e in altri Paesi arabi è eliminare la dipendenza dagli Stati Uniti». Lo ha detto il 4 febbraio la Guida suprema iraniana, l’ayatollah Ali Khamenei, aggiungendo che se questo movimento sarà capace di continuare nel suo percorso, «per gli Americani sarà una sconfitta irreparabile».
L’Ayatollah ha poi incitato l’abbattimento del «traditore Mubarak, servo d’Israele» e ha invitato l’esercito egiziano a concentrarsi sul «nemico sionista e non sul suo popolo». Dalla folla di migliaia di persone che ascoltava il suo intervento si è levato il grido «morte a Israele, morte all’America».