Antonietta Demurtas

Ue, perché dopo Ventotene manca il piano di rinascita

Ue, perché dopo Ventotene manca il piano di rinascita

23 Agosto 2016 16.00
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Quello di Ventotene più che un amarcord tra i Paesi fondatori per ritrovare lo spirito unitario dell’Unione europea e l’amore comunitario perduto è stato un incontro d’emergenza fatto a sirene spiegate per rianimare un’Ue sull’orlo del collasso.
Il vertice delle debolezze, convocato dopo l’ennesima ferita inferta al cuore dell’Europa politica: la Brexit, che si somma a una serie di insuccessi, traumi, crisi.
Da quella economica a quella migratoria, passando per il pericolo terrorismo.
Il problema è però che al di là delle riflessioni sulla necessità di salvataggio partendo dai valori comuni ormai dimenticati, quello che manca è un’equipe di medici capaci di rianimare il paziente.
«Perché Merkel, Hollande e Renzi non sono assolutamente capaci di farlo», dice a Lettera43.it Judy Dempsey, analista politica tedesca e autrice del libro Fenomeno Merkel.
LEADER AZZOPPATI E CONFUSI. Dempsey, che lavora per il think tank di Bruxelles Carnegie Europe, in mano non ha nessuna ricetta miracolosa, ma non può non sottolineare quanto oggi a passeggiare su quell’isola simbolo del Manifesto europeo, dove 70 anni fa Altiero Spinelli, Ernesto Rossi, Ursula Hirschmann e Eugenio Colorni riuscirono a immaginare un futuro migliore e «un’Europa libera unita» nonostante la Seconda guerra mondiale, sono tre leader azzoppati, confusi e impauriti.
Oggi nessuno sa davvero quale terapia prescrivere all’agonizzante Europa.
E anche se ci fosse una cura, mancherebbe il dottore capace di somministrarla.

 

DOMANDA. Che risultato porterà allora l’ennesimo incontro tra i leader di Italia, Francia e Germania?
RISPOSTA. Non è ancora chiaro. Merkel, Renzi e Hollande stanno cercando di trovare una sorta di consenso su quale direzione futura dare all’Ue. E per farlo hanno bisogno di capire prima di tutto che tipo di accordo fare con il Regno Unito per gestire la Brexit in maniera meno traumatizzante possibile.
D. L’addio britannico è quindi il vero tallone di Achille dell’Ue?
R. Sì. Merkel ha capito che l’esito del referendum è stato un grande choc e teme una reazione euroscettica ancora peggiore.
D. Cioè?
R. In Francia e Olanda già ci sono segnali non rassicuranti, e visto che in Germania si vota nel 2017, anche il successo del partito di estrema destra Alternative für Deutschland (Afd) preoccupa…
D. La paura più grande dei tre riuniti a Ventotene non è quindi perdere l’Ue ma perdere le elezioni nazionali?
R. Renzi ha il referendum alle porte, Germania e Francia le elezioni: il loro obiettivo è quindi prima di tutto cercare di non destabilizzare troppo i propri Paesi con l’uscita del Regno Unito. Ma sinceramente la loro strategia è davvero poco chiara.
D. Con l’imminente campagna elettorale per Hollande e Merkel e il bisogno di maggiore flessibilità da parte di Renzi che cosa davvero si potrà fare per il bene dell’Ue e non dei singoli Stati?
R. Questo è l’interrogativo più grande al quale i leader europei devono rispondere. E per farlo dovrebbero affrontare questioni pratiche a partire dal livello di disoccupazione.
D. In Europa sono ormai più di 26 milioni, 19 milioni nella sola zona euro…
R.
Non dimentichiamoci che a votare per la Brexit sono stati anche i giovani britannici, perché c’è un’enorme mancanza di fiducia in questa Europa. Quello di cui i cittadini hanno bisogno è più lavoro, più investimenti in istruzione, in cultura.
D. Insomma: più crescita.
R. Non si può avere alcun tipo di agenda politica seria se non si ha crescita economica e competitività.
D. Più che di crescita gli analisti suggerivano di parlare di valori: secondo Pascal Lamy è proprio a Ventotene che dovrebbero essere rimessi in primo piano.
R. Quello sui valori è un grande dibattito. Certamente l’Europa è un posto dove la democrazia, i valori civili e in particolare la solidarietà sono importanti, rappresentano le caratteristiche proprie dell’Ue, ma con l’eurocrisi, l’alto livello di disoccupazione, la crescita bassa e l’emergenza dei rifugiati che non è destinata a finire, tutto risulta molto più difficile.
D. Quando Merkel parla di una «Europa migliore» e non di «più Europa» che cosa intende?
R. Di certo Merkel non può parlare di allargare le frontiere dell’Ue, soprattutto con l’aumento dell’euroscetticismo che sta colpendo la Francia e l’Olanda o il caso Brexit. Nessuno vuole più Europa.
D. E che cosa vogliono?
R.
I cittadini europei vogliono ancora i privilegi e i diritti del libero movimento, ma adesso hanno paura e il fatto che in un certo modo il terrorismo ha creato un link con la crisi dei rifugiati, c’è una grande confusione su che cosa l’Europa dovrebbe diventare.
D. Che senso ha rievocare lo spirito di Ventotene se i tre pilastri dell’Europa del futuro auspicati dagli autori del Manifesto nel 1941 sono ancora incompiuti? Il parlamento europeo è ancora privo dei poteri riconosciuti alle stesse assemblee nazionali, il progetto di una Costituzione comune è naufragato e la Difesa è gestita a livello nazionale.
R. È il tentativo di recuperare un ideale e farlo rivivere nel cuore degli europei. Penso che oggi ci sia un problema davvero grande ed è il fatto che non si riesce a comunicare con i cittadini. Ci sono così tanti giovani che supportano l’Europa e pensano che l’Ue sia un esempio per i Paesi non democratici, ma allo stesso tempo provano una grande senso di frustazione.
D. Perché?
R.
Perché le istituzioni dell’Ue non agiscono con l’ottimismo necessario, non fanno abbastanza per realizzare l’agenda europea. Eppure non è così complicata.
D. Che cosa riguarda?
R. È basata principalmente sui valori del liberalismo, della solidarietà e della libertà di pensiero e di informazione. Valori importanti che devono essere sostenuti maggiormanete a Bruxelles, dai politici dell’europarlamento e dai funzionari della Commissione.
D. Molti sostengono sia un problema di potere, che Bruxelles non ha…
R. No, non è la mancanza di potere, ma di conoscenza politica, della politica. Alla fine il problema è che non si crede abbastanza in questa Ue, non c’è convinzione.
D. Il Manifesto chiamava alle armi i rivoluzionari europei, dove sono oggi?
R. Non ci sono purtroppo. Come ha detto Renata Colorni, il cui padre ha contribuito a diffondere il Manifesto di Ventotene, oggi non ci sono politici di prim’ordine, ma solo uomini politici che si muovono attraverso la scena europea con la preoccupazione di perdere le prossime elezioni nazionali.
D. Ciò che manca è la volontà di rischiare tutto per un ideale?
R. Ciò che manca sono i veri leader europei, ci sono solo capi nazionali che si occupano dei loro affari di Stato, pochi politici hanno il coraggio di alzare la voce e dire che l’Ue è necessaria per tutti.
D. Insomma Ventotene non tornerà?
R.
C’è una mancanza di ottimismo, e di credo nel progetto europeo. Se Spinelli, Lipsius, Schumann e gli altri grandi dell’Ue fossero ancora vivi e vedessero cosa sta succedendo, quanto è basso il livello del dibattito, sarebbero così depressi…
D. Merkel, Renzi e Hollande possono fare qualcosa per risollevare le sorti dell’Ue?
R. È davvero difficile dire in che cosa creda Hollande, non si sa neanche se si candierà alle elezioni.
D. Renzi invece ha già detto che al di là del risultato del referendum non si dimette e le elezioni restano fissate per il 2018.
R.
Anche Renzi ha sempre problemi a livello nazionale: la crescita che non c’è, il debito. Sta provando davvero a fare qualcosa, ma è difficile.
D. E Merkel?
R. È molto preoccupata per le elezioni del 2017, non è che non pensi all’Ue, ci pensa, ma non sa esattamente quale direzione debba prendere questa Europa.
D. La cancelliera tedesca incerta su qualcosa, è questa la novità?
R. Non so che cosa pensi. Sappiamo in che cosa credeva Helmut Kohl, in che cosa crede Wolfgang Schäuble, ma è difficile dire in che cosa creda davvero Angela Merkel.
D. La locomotiva tedesca rischia di fermarsi?
R. Non lo so. Merkel è spaventata dall’esito del referendum britannico, la Brexit l’ha davvero scioccata. Sinora tutti guardavano lei per capire cosa fare davanti alla crisi ucraina, alla Grexit, all’emergenza dei rifugiati, e prima ancora la alla crisi economica. Tutti si nascondevano dietro la Germania.
D. Ora forse nel summit a 27 del 16 settembre a Bratislava qualcuno smetterà di nascondersi?
R. No, non credo proprio. Non vedo spazio per nuove coalizioni, o grandi leader, vedo solo molto scetticismo. Merkel potrebbe provare ad agire diversamente ma non ha più il sostegno di un tempo dell’Est, a partire dalla Polonia.
D. Dopo l’uscita del Regno Unito è la leadership tedesca a tremare?
R. No, ma solo perché non c’è nessuno capace di sostituirla. Ora anche gli altri Stati membri devono farsi venire delle idee. So solo che la Brexit non è un’option, è una realtà, nei prossimi anni i negoziati saranno difficili. E bisogna affrontarli evitando l’effetto domino.


Twitter @antodem

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