Antonietta Demurtas

Ue-Turchia, tutti i motivi di un rapporto incrinato

Ue-Turchia, tutti i motivi di un rapporto incrinato

14 Agosto 2016 07.00
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«Il presidente Putin potrebbe essere il primo leader a incontrare Erdogan dopo il colpo di Stato. Se ciò accadesse, sarebbe una vergogna per l’Europa».
Così Carl Bildt, co-presidente del Consiglio europeo per le relazioni estere ed ex primo ministro e titolare degli Esteri della Svezia, scriveva in un editoriale sul quotidiano di Bruxelles Politico il 4 agosto 2016.
Uno scenario diventato realtà il 9 agosto, quando il presidente russo ha accolto il politico turco a Mosca e insieme hanno espresso la volontà di ripristinare la «normalità delle relazioni», interrotte all’indomani dell’abbattimento di un caccia F-16 russo al confine tra Siria e Turchia, nel novembre 2015.
Relazioni che invece non sembrano destinate a normalizzarsi nel breve periodo con l’Unione europea, finora incapace di assumere una posizione chiara nei confronti del governo turco.
UE, SOSPIRO DI SOLLIEVO. Quando il golpe in Turchia è fallito, l’Unione europea ha tirato infatti un sospiro di sollievo.
La sola idea che milioni di cittadini turchi in fuga dalla violenza, dal caos e dalla morte si sarebbero aggiunti agli oltre 2 milioni di profughi siriani ospitati in Turchia e pronti a raggiungere l’Europa ha fatto tremare i 28 Stati membri.
Bruxelles avrebbe dovuto affrontare un disastro rifugiati di grandezza ancora più grande di quello del 2015.
REPRESSIONE CRITICATA. Ma una volta scampato il ‘pericolo’ ed espressa la propria solidarietà alla Turchia per la grave minaccia all’ordine costituzionale, l’Ue ha messo in discussione con molta più veemenza le misure adottate dalle autorità turche per epurare migliaia di cittadini accusati di essere vicini al movimento dell’imam Fetullah Gulen, ritenuto responsabile del putsch.

Il portavoce di Erdogan: «L’Occidente avrebbe appoggiato un golpe riuscito»

I leader europei hanno condannato fortemente gli arresti di massa, la Commissione europea ha invitato più volte il governo Erdogan al rispetto dello stato di diritto, e quando la Turchia ha chiesto una deroga alla Convenzione europea dei diritti dell’uomo, i leader Ue hanno espresso tutta la loro disapprovazione, «dimenticando però», ha commentato Bildt, «che la Francia ha fatto lo stesso dopo gli attacchi terroristici del 13 novembre 2015 a Parigi».
In un tweet l’ex primo ministro svedese ha inoltre denunciato: «Trovo sorprendente che nessun rappresentante di alto livello Ue sia andato in Turchia per condannare con forza il colpo di Stato».
UNA PERDITA DI FORZA. Una critica che non è sfuggita ad Ankara: «Ben detto Carl Bildt», ha subito risposto su Twitter il portavoce e stretto consigliere di Erdogan Ibrahim Kalin il 30 luglio, «ma io non lo trovo sorprendente. L’Ue sta perdendo la sua forza strategica su più fronti». Quello turco prima di tutto.
La critica è che «l’Europa rischia di perdere la sua autorità morale, se non si mostra impegnata nell’affrontare le cause e le conseguenze del colpo di Stato in sé. E non c’è dubbio che la reazione piuttosto vergognosa dell’Ue davanti al golpe in Egitto nel 2013 ha già eroso la sua posizione a questo proposito», ha ricordato il politico svedese.
«QUESTA NAZIONE VI CONOSCE». Un’accusa condivisa da Ankara: pochi giorni dopo il fallito putsch, sempre Kalin ha risposto alle critiche occidentali sulle contro-azioni del governo: «Se il golpe fosse riuscito, lo avreste sostenuto, come avete fatto in Egitto. Non conoscete questa nazione, ma lei conosce voi».
Così ancora il 3 agosto, sempre su Twitter, il portavoce di Erdogan ha di nuovo avvertito Usa e Ue, spiegando che farebbero un grande errore a solidarizzare contro il golpe sventato.
RUSSIA ALTERNATIVA ALL’UE. Una sorta di monito, che ora, dopo la ritrovata intesa tra Erdogan e Putin, crea un’occasione in più per sostenere l’interpretazione di numerosi media occidentali, secondo i quali nella visita al Cremlino il presidente turco ha cercato di riallacciare la partnership con la Russia in alternativa all’Europa.

Il lento deterioramento dei rapporti Ue-Turchia

Un’Ue dalla quale Erdogan aveva già preso le distanze all’indomani dell’accordo siglato con i 28 per la gestione dei migranti il 18 marzo 2016.
Il siluramento da parte di Erdogan del premier turco Davutoglu, che aveva negoziato proprio con Bruxelles, è stato l’inizio del lento deterioramento dei rapporti Ue-Turchia.
Una prova è il mancato adempimento di alcune richieste fatte da Bruxelles, prima fra tutte la revisione della legislazione anti-terrorismo per poter ottenere l’abolizione del regime dei visti.
DIVISI DALLA PENA DI MORTE. Infine il definitivo congelamento dei rapporti, all’indomani del fallito colpo di Stato, quando il presidente turco ha iniziato a parlare della possibilità di ripristinare la pena di morte, allontanando così ancora una volta il Paese da una possibile adesione all’Ue.
Un processo comunque segnato da una lentezza cronica: il 30 giugno si era concordata per esempio l’apertura del capitolo 33 dei negoziati, che riguarda le questioni finanziarie e di bilancio. Si tratta del 16esimo capitolo su 35 aperti a partire dal 2005. Ma soltanto uno è stato finora chiuso.
TENSIONE ANCHE CON GLI USA. Il golpe ha reso tutto ancora più complicato: dopo la dura repressione messa in atto da Erdogan nei confronti dei presenuti responsabili, i rapporti del governo turco non sono ai minimi storici solo con Bruxelles, ma anche con Washington, a causa della richiesta di estradizione di Gulen.
Così in un momento in cui gli Stati Uniti sono impegnati in una difficile campagna presidenziale e l’Unione europea cerca di gestire una crisi interna legata non solo alla difficile gestione dell’emergenza rifugiati ma anche alle conseguenze della Brexit, è Putin a trarre i maggiori vantaggi.
MOSSA COMMERCIALE CON LO ZAR. Visti i rapporti con Usa e Ue, Erdogan vuole evitare l’isolamento internazionale, Putin vuole ampliare la propria influenza in Medio Oriente. La carta giocata da entrambi i leader è quella commerciale.
Carta che per ora non semba poter giocare con la stessa leggerezza l’Unione europea, nonostante sia il maggiore partner commerciale della Turchia.
Bruxelles è in bilico tra due posizioni: da un lato c’è la consapevolezza dell’importanza dell’accordo sui migranti stretto con Ankara, dall’altro la necessità di tenere fede ai propri valori fondanti. E il primo tra questi è il rispetto della vita umana.
Valore messo a rischio in Turchia viste le continue dichiarazioni del governo a favore del ripristino della pena di morte nei confronti dei golpisti. Se così fosse, l’Ue ha già lanciato il suo monito: il blocco del processo di adesione all’Ue.
Uno scenario che però non sembra spavantare i turchi. E ora grazie alla ritrovata partnership con Putin ancora meno.


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