L'Ufficio parlamentare di bilancio boccia le stime del Def

L’Ufficio parlamentare di bilancio boccia le stime del Def

09 Ottobre 2018 18.28
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L'Ufficio parlamentare di bilancio (Upb) non ha validato le previsioni macroeconomiche 2019 contenute nella Nota di aggiornamento al Def, giudicando troppo ottimistiche le stime di crescita del governo M5s-Lega. La bocciatura si aggiunge a quelle di Banca d'Italia e Corte dei Conti. L'Upb è un organismo indipendente nato nel 2014, con il compito di svolgere analisi e verifiche sulle previsioni macroeconomiche e di finanza pubblica dell'esecutivo e di valutare il rispetto delle regole di bilancio nazionali ed europee.

Cos’è e come funziona l’Ufficio parlamentare di bilancio

L’ Ufficio parlamentare di bilancio non ha validato le previsioni macroeconomiche 2019 contenute nella Nota al Def, giudicando una deviazione “significativa” della regola sul saldo strutturale a cui si aggiunge una deviazione significativa “anche per la regola della spesa”. Una bocciatura che potrebbe avere importanti conseguenze sul percorso della Manovra.

MANOVRA A RISCHIO STOP DA PARTE DELLA COMMISSIONE EUROPEA

Il presidente dell'Ufficio parlamentare di bilancio, Giuseppe Pisauro, nel corso di un'audizione in parlamento ha spiegato che «i significativi e diffusi disallineamenti relativi alle principali variabili del quadro programmatico rispetto alle stime elaborate dal panel dei previsori rendono eccessivamente ottimistica la previsione di crescita sia del Pil reale (1,5%), sia di quello nominale (3,1%), variabile quest'ultima cruciale per la dinamica degli aggregati di finanza pubblica». L'Upb ha riscontrato una deviazione «significativa» della regola sul saldo strutturale e della regola sulla spesa. E ha lanciato quindi un avvertimento: «Se lo sforzo per il 2019 venisse confermato nel Documento programmatico di bilancio e se tale sforzo venisse giudicato dalla Commissione europea chiaramente al di sotto di quanto raccomandato dal Consiglio europeo a luglio», Bruxelles potrebbe considerare «particolarmente grave» il mancato rispetto delle regole da parte dell'Italia. È bene ricordare che, durante l'estate, il Consiglio europeo ha raccomandato al nostro Paese un aggiustamento strutturale pari a 0,6 punti di Pil.

L'AUMENTO DELLO SPREAD COSTERÀ 17 MILIARDI DAL 2018 AL 2021

L'Ufficio parlamentare di bilancio ha pubblicato online i principali elementi dell’audizione di Pisauro. Sul sito web dell'organismo si legge in particolare che il contenuto della Nota di aggiornamento al Def «consente già alcune osservazioni». La prima è che il nuovo deficit programmatico al 2,4% nel 2019, al 2,1% nel 2020 e all’1,8% nel 2021 «incorpora una maggiore spesa per interessi rispetto alle previsioni tendenziali dovuta all’aumento dello spread» registrato negli ultimi mesi. Spesa che, tra il 2018 e il 2021, «raggiunge complessivamente almeno 17 miliardi» di euro, pari a 0,9 punti percentuali di Pil. In secondo luogo «il saldo nominale e quello strutturale programmatici risentono della neutralizzazione totale delle clausole di salvaguardia su Iva e accise nel 2019 e di una parziale disattivazione nei due anni successivi». Ma, contrariamente a quanto accaduto in passato, il mantenimento delle clausole nel 2020 e 2021 «non è utilizzato per raggiungere l’obiettivo del pareggio di bilancio», bensì per «mantenere stabile il deficit strutturale al livello del 2019, finanziando pertanto misure permanenti di maggiore spesa e minore entrata». Senza clausole il deficit strutturale programmatico salirebbe al 2,4% nel 2020 e al 2,5% nel 2021. Infine, secondo le stime del governo, l’incidenza sul Pil degli investimenti «dovrebbe aumentare dall’1,9% del 2018 al 2,3% nel 2021». Obiettivo definito dall'Upb «certamente auspicabile», ma anche «particolarmente ambizioso», poiché «si programmano aumenti degli investimenti del 16% nel 2019, 10,7% nel 2020 e 7,1% nel 2021». In altre parole, il target appare difficilmente raggiungibile.

Come sono andate le audizioni alla Camera del Def

Per il vice direttore generale di Bankitalia Federico Signorini l’effetto delle misure inserite nel Def e previste nella prossima Manovra potrebbe avere un impatto modesto e graduale. “Stimiamo”, è stato il giudizio, “che il moltiplicatore del reddito associato a questi interventi sia contenuto”.

DI MAIO E SALVINI ESCLUDONO MODIFICHE ALLA MANOVRA

Incassata la bocciatura, Matteo Salvini e Luigi Di Maio hanno annunciato l'intenzione di andare avanti comunque per la strada tracciata finora. «Ascoltiamo tutti, ma gli italiani ci chiedono di tirare dritto», ha detto infatti il leader della Lega. Mentre quello del M5s ha dichiarato: «Cambiare l'impostazione della manovra sarebbe tradire i cittadini». Sulla stessa linea il premier Giuseppe Conte: «I numeri della manovra non sono assolutamente in discussione, anzi la manovra stessa si rafforza con il piano di investimenti per il Paese di cui domani (10 ottobre, ndr) discuteremo insieme alle principali aziende di Stato nel corso della cabina di regia qui a Palazzo Chigi». Parzialmente diversa la posizione del ministro agli Affari europei Paolo Savona. Il quale, nell'ipotesi in cui lo spread Btp-Bund dovesse superare i 400 punti base, ha sostenuto la necessità di modificare le caratteristiche della legge di bilancio (leggi anche: Le quotazioni di Borsa e spread del 9 ottobre 2018).

Quando l’Upb bocciò il Def del governo Renzi

L’iter è il seguente. Prima della messa a punto del Def il governo comunica il quadro tendenziale, cioè l’andamento dei conti pubblici e delle stime macroeconomiche, prima dell’adozione della manovra. Poi, dopo il varo del documento, vengono consegnate all’Upb anche le previsioni programmatiche che tengono conto dell’impatto delle misure che saranno adottate nella finanziaria.

TRIA DEVE TORNARE IN PARLAMENTO

Intanto toccherà al ministro dell'Economia Giovanni Tria tornare il 10 ottobre davanti alle commissioni Bilancio di Camera e Senato, per fornire ulteriori chiarimenti sulle politiche economiche dell'esecutivo. La procedura prevede che, in caso di bocciatura delle stime contenute nella Nota di aggiornamento al Def da parte dell'Upb, il titolare del Tesoro debba rispiegare la posizione del governo se a chiederlo è un terzo dei parlamentari che compongono le commissioni stesse. Tria dovrà farlo, perché a chiedere una nuova audizione sono stati Partito democratico, Forza Italia, Liberi e Uguali e Fratelli d’Italia. E mentre su Facebook il M5s si è scatenato contro i membri dell'Upb, al ministro spetterà con ogni probabilità il compito di motivare al parlamento la decisione di non fare variazioni.

Ricordiamo bene chi ha nominato Giuseppe Pisauro, Alberto Zanardi e Chiara Goretti, rispettivamente Presidente e…

Geplaatst door MoVimento 5 Stelle op Dinsdag 9 oktober 2018

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