Quando l'Upb bocciò il Def del governo Renzi

Quando l’Upb bocciò il Def del governo Renzi

09 Ottobre 2018 20.08
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La validazione dei conti pubblici da parte dell'Ufficio parlamentare di bilancio (Upb) è uno dei meccanismi di 'contrappeso', sotto forma di trasparenza tecnica, introdotto nell'iter della formazione delle politiche economiche italiane, anche sulla spinta delle normative europee. Lo scopo è quello di far eseguire dall'Upb una valutazione indipendente per limitare la tentazione, che sempre esiste, di un eccessivo ottimismo nelle previsioni macroeconomiche che i governi indicano nel Def e nella relativa Nota di aggiornamento. C'è un precedente di mancata validazione e conseguente correzione che risale al governo Renzi e ha visto protagonista nel 2016 l'allora ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan. Il processo è regolamentato da un protocollo concordato con il Mef e ha anche un impatto sulle procedure parlamentari.

L’Ufficio parlamentare di bilancio boccia il Def

Il presidente dell’Ufficio parlamentare di bilancio, Giuseppe Pisauro, nel corso di un’audizione in parlamento ha spiegato che “i significativi e diffusi disallineamenti relativi alle principali variabili del quadro programmatico rispetto alle stime elaborate dal panel dei previsori rendono eccessivamente ottimistica la previsione di crescita sia del Pil reale (1,5%), sia di quello nominale (3,1%), variabile quest’ultima cruciale per la dinamica degli aggregati di finanza pubblica”.

L'iter è il seguente. Prima della messa a punto del Def il governo comunica il quadro tendenziale, cioè l'andamento dei conti pubblici e delle stime macroeconomiche, prima dell'adozione della manovra. Poi, dopo il varo del documento, vengono consegnate all'Upb anche le previsioni programmatiche che tengono conto dell'impatto delle misure che saranno adottate nella finanziaria. Un'eventuale bocciatura tout court comporta per il governo la necessità di una modifica per il quadro tendenziale. In caso di bocciatura delle sole stime programmatiche, invece, come accaduto per l'esecutivo M5s-Lega, un terzo dei parlamentari delle commissioni Bilancio di Camera e Senato può riconvocare in audizione il ministro dell'Economia, che può modificare le stime o motivare la decisione di non fare variazioni. L'Upb esiste dal 2014 e nel passato non ha validato il quadro macro predisposto dal governo Renzi nel 2016, lamentando previsioni di crescita troppo ottimistiche e quindi l'indicazione di un deficit inferiore a quello prevedibile. Padoan tornò in parlamento e, pur mantenendo la previsione di crescita, alla fine aumentò le stime del deficit ottenendo la validazione. Tria è in partenza per la sessione autunnale del Fondo monetario internazionale che si tiene a Bali, ma la sua agenda adesso si complica.

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