Uganda: «Eni ha corrotto i ministri»

Redazione
10/12/2010

«L’accordo tra Heritage e Eni è frutto apparentemente di corruzione», è l’accusa del vicepresidente per l’Africa della compagnia petrolifera britannica...

Uganda: «Eni ha corrotto i ministri»

«L’accordo tra Heritage e Eni è frutto apparentemente di corruzione», è l’accusa del vicepresidente per l’Africa della compagnia petrolifera britannica Tullow Oil, Tim O’Hanlon, «identificando in due ministri ugandesi» coloro che hanno ricevuto i «benefici dell’intesa» in un incontro con l’ambasciatore americano a Kampala, Jerry P. Lanier, del 14 dicembre 2009, incentrato su un maxi accordo che l’Eni si apprestava ad annunciare in Uganda. Lo rende noto Wikileaks.
«La Tullow afferma che alti responsabili del governo dell’Uganda sono stati ricompensati per sostenere la vendita alla rivale compagnia italiana Eni. O’Hanlon ha “identificato” nel ministro della sicurezza, Amama Mbabazi, e quello dell’energia, Hilary Onek, coloro che hanno beneficiato dall’acquisto dei diritti della Heritage a Eni», si legge nel cable pubblicato da Wikileaks.

L’ambasciatore Usa: noi ci crediamo

«Se le accuse della Tullow sono vere, e noi crediamo lo siano, allora questo è un momento critico per il nascente settore petrolifero dell’Uganda», scrive il diplomatico americano.
Secondo la ricostruzione che l’azienda petrolifera italiana contesta, il 18 dicembre Eni annunciò l’acquisizione dalla britannica Heritage del 50% dei diritti di sfruttamento sui blocchi 1 e 3A in Uganda (che si trovano nel bacino del lago Albert e hanno risorse superiore a 1.000 milioni di barili di petrolio, di cui oltre 700 milioni già scoperte), per un ammontare complessivo di 1,35 miliardi di dollari.
Una vicenda poi protrattasi per lungo tempo e chiusa nel febbraio 2010.

Chi controlla il 50%? La Tullow

Le cronache di quel periodo riportano che la Tullow non è una piccola società sfortunata ma, al contrario, è una potenza regionale e anche interessata alla questione: controlla il 50% dei blocchi 1 e 3A, e il 100% del blocco 2 del giacimento del lago Albert.
Tanto che il portavoce della Heritage, fino a quel momento “partner” della Tullow, in una dichiarazione riportata dall’agenzia di stampa Reuters del 17 gennaio 2010 disse: «Non c’è dubbio che Tullow Oil stia cercando di arrivare al monopolio dell’industria petrolifera ugandese».
In ogni caso, dopo l’accordo che secondo il vicepresidente O’Hanlon sarebbe frutto della corruzione di Eni, Tullow tentò ugualmente di bloccarlo pareggiando l’offerta.
Vale la pena ricordare la data: metà gennaio 2010, un mese dopo il colloquio tra O’Hanlon e l’ambasciatore Usa Lanier. La decisione a quel punto, a parità di offerta, spettò al governo ugandese e proprio in quelle settimane bisogna anche segnalare l’arrivo a Kampala del ministro degli Esteri Franco Frattini.
Resta una sola domanda: perché pareggiare un’offerta di acquisto rimandando la decisione a un governo che si reputa già corrotto dai rivali?  

L’Eni: «Affermazioni prive di ogni fondamento»

«Eni contesta le gravi affermazioni prive di ogni fondamento e ha dato mandato ai propri legali di avviare le azioni a tutela della propria immagine e reputazione e per il doveroso risarcimento del danno arrecato». Così, fonti del gruppo petrolifero, hanno commentato il cable di Wikileaks che riporta le affermazioni del vicepresidente per l’Africa di Tullow.