Bimbo morto a Novara, fermati la madre e il compagno

Bimbo morto a Novara, fermati la madre e il compagno

Il corpo del piccolo presentava lesioni gravi, incompatibili con una caduta dal letto. L'accusa per i due è di omicidio volontario pluriaggravato. 

25 Maggio 2019 09.31

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È stato picchiato Leonardo, il bambino di quasi due anni morto giovedì all'arrivo all'ospedale di Novara. Lo sostiene la Procura che il 25 maggio ha disposto il fermo della madre, Gaia Russo di 22 anni, e del compagno, Nicolas Musi, 23 anni. L'accusa nei loro confronti è di omicidio volontario pluriaggravato. L'uomo si trova nel carcere di Novara mentre la donna, incinta, è ai domiciliari. Tra gli inquirenti l'atteggiamento dei due, distaccati, quasi freddi, senza alcun momento di commozione, ha destato sconcerto. «Mi ha detto che aveva la 'coscienza pulita', che col senno di poi mi sembra alquanto agghiacciante», ha rivelato il pm Ciro Caramore, che ha coordinato le indagini della squadra mobile della questura di Novara.

UCCISO DA UN VIOLENTO COLPO ALL'ADDOME

Secondo l'autopsia, a provocare la morte del bambino è stato un violento colpo all'addome. La conseguente emorragia al fegato ha portato al decesso in meno di mezz'ora. Sul corpicino il medico legale ha riscontrato ecchimosi e lesioni un po' ovunque: sul capo, sul torace, sulla schiena, persino sui genitali. Le lesioni risalirebbero alla mattina stessa del decesso. Il corpo del bambino era «martoriato con lesioni multiple», ha dichiarato il procuratore Marilinda Mineccia. «È un omicidio avvenuto in un quadro di maltrattamenti pregressi».

IL BIMBO ERA GIÀ STATO PORTATO AL PRONTO SOCCORSO

Il bambino infatti era già stato portato al pronto soccorso lo scorso aprile. In quel caso la madre aveva detto che era stato morsicato da un cane. Il referto non aveva confermato pienamente la versione, ma non erano stati riscontrati segni evidenti di maltrattamenti.

IL 23ENNE ERA GIÀ NOTO ALLE FORZE DELL'ORDINE

Dalle indagini è emerso anche che Musi aveva assunto cocaina. «Non possiamo però dire», ha precisato il pm, «se fosse sotto l'effetto degli stupefacenti quando il bambino è stato ucciso». Di certo l'uomo era ben noto alle forze dell'ordine per vicende di lesioni, maltrattamenti, violenza sessuale. Tant'è che a Biella, dove risiedeva fino a gennaio, c'era una richiesta di sorveglianza speciale nei suoi confronti.

FERITE INCOMPATIBILI CON UNA CADUTA DAL LETTO

Fin da un primo momento, l'esame autoptico aveva escluso la compatibilità delle ferite riportate con una caduta dal letto. A parlare di una caduta con i soccorritori del 118 era stata la madre, rimasta sola dopo la nascita del figlio e da alcuni mesi impegnata in una storia con un altro uomo e incinta. Era stata lei a dare l'allarme la mattina del 23 maggio: «Il bimbo sta male, fatica a respirare, venite, fate presto». Quando i sanitari erano arrivati nell'abitazione, nel popolare quartiere di Sant'Agabio, le condizioni di Leonardo erano apparse subito disperate. Rianimato, è stato trasportato d'urgenza all'ospedale Maggiore, ma è morto poco dopo l'arrivo nel reparto di Rianimazione. Violenta la reazione del compagno della madre alla notizia della morte del bambino. L'uomo aveva dato in escandescenze, rompendo anche un vetro dell'ospedale. La madre e il compagno erano arrivati in procura avvalendosi però della facoltà di non rispondere ed erano stati iscritti nel registro degli indagati.

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