Massimo Del Papa

Recensione di Colpa delle Favole di Ultimo

Recensione di Colpa delle Favole di Ultimo

05 Aprile 2019 15.56
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Allora, quali sono i particolari di Ultimo? Lui esce adesso, a due mesi da Sanremo, buon ultimo fra le uscite che contano dopo il festival in modo da farsi attendere e non c'è dubbio che oggi tutti stiano parlando di questo ragazzo di 23 anni come fosse chissà quale nuova promessa: anzi, certezza, di quelle annunciate.

ULTIMO IL BORGATARO SCONTROSO CHE CERCA LA RIUMANIZZAZIONE

Primo tra i giovani nel 2018, quasi primo, bruciato da Mahmood quest'anno, comunque ormai lanciato, 20 date già sold out, come non si stanca di ripetere lui per primo, tre dischi in due anni, che vuol dire troppo, sponsor di peso da Fabrizio Moro, che l'ha artisticamente adottato, ad Antonello Venditti, che l'ha preso sotto l'ala, a Fabrizio Corona, che, per diretta ammissione, gli consiglia come comportarsi (e si vede). E poi fama di borgataro (di San Basilio) che tira a destra, una immagine di scontroso, di insofferente accuratamente coltivata ma della quale ha finito per perdere controllo, da cui una affannata riumanizzazione affidata a telegiornali, copertine di rotocalchi e siti internet. E la sensazione di una identità ancora da trovare, con modelli cattivi ma virtuosi come Vasco Rossi che invece resta irraggiungibile.

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COLPA DELLE FAVOLE, QUANDO LA QUANTITÀ SUPERA LA QUALITÀ

Ultimo ha una immagine trap, nel piglio, nei tatuaggi, in certa qual maleducazione ostentata ma resta cantante pop, melodico o, fosse nato a Napoli, neomelodico. Come si conferma anche da questo nuovo Colpa delle favole, disco lungo, 13 pezzi, la quantità sopra la qualità. Album che gioca essenzialmente sulla cifra autobiografica, cita, saccheggia il personaggio Ultimo, la sua crescita difficile, il suo stentato uscire da una dimensione favolistica, immatura, per conquistarsi una condizione adulta. Come a dire: abbiate pazienza, sto crescendo.

IL TEMA AUTOBIOGRAFICO È TRATTATO IN MODO ASFITTICO

Sì, tutto bene, non fosse che è l'ennesimo pretesto per guardarsi l'ombelico, per parlare di sé, di San Basilio, dell'io musicista, l'io persona, l'io personaggio, l'io a contatto col pubblico, l'io di fronte alle lusinghe del successo coi suoi incantesimi. Ultimo come tanti, come quasi tutti, a conferma di una drammatica mancanza di intenzioni, di curiosità, di prospettiva nelle ultimissime leve cantautorali. Tanto più che il tema autobiografico viene sempre reso, e qui non si fa differenza, in un modo chiuso, a volte asfittico, non c'è mai il personale che diventa in qualche modo universale, c'è un privato che resta tale, favorisce l'identificazione di chi ascolta (e quindi sogna il successo, il ruolo), ma manca, drammaticamente, il colpo d'ala che scaglia al di sopra, che permette di vedere l'umanità dall'alto nella sua fragile immensità. Al suo posto, un insistere che alla lunga si fa insopportabile sulla propria inadeguatezza, sul bisogno di rifugiarsi nell'arte per sfuggire alla vita.

Lo si capisce dal primo singolo, I tuoi particolari, che ormai tutti conoscono volente o nolente a memoria, mitragliato com'è ancora dalle radio; lo si coglie dal successore, Fateme cantà, già in rotazione, nel cui video partecipa proprio Venditti, il mentore. La canzone in effetti è proprio vendittiana, al netto del vittimismo da «nun stateme addosso», non è colpa mia se sono una popstar, se non mi adeguo ai puzzoni in cravatta che mi lisciano e mi spremono: il tutto su un giro armonico essenziale, ruffiano, che però un certo effetto lo sortisce. Da parte sua, la traccia eponima, Colpa delle favole, conferma certa insostenibile leggerezza mainstream, anche se va preso atto di una certa scioltezza nei testi che riescono sempre a incastrarsi efficacemente, anzitutto in senso metrico, nella melodia. Ultimo sa rendere duttile una canzone grazie a un uso smaliziato dell'armonia, maturato nei trascorsi studi di conservatorio.

I BRANI DI CUI SI POTEVA FARE A MENO

Se Quando fuori piove riallaccia al disco precedente, Ipocondria è più scanzonata, insegue Rino Gaetano, senza la stessa leggerezza, con il solito prendersi sul serio di fronte al successo. Rondini al guinzaglio è un momento di vulnerabilità scoperta e tutto sommato poco originale, ha una struttura-omnibus che oggi potrebbe cantare chiunque a partire da Mengoni. Amati sempre è I tuoi particolari rallentata, l'evocazione del Vasco più intimo, orfana della stessa ruvidezza rock, anche se accenderà migliaia di accendini negli stadi. Quella casa che avevamo in mente è Ultimo ma anche, vagamente, Gigi d'Alessio: ecco un brano che, sui 13 complessivi, si poteva benissimo scartare, così da rendere il disco più agile. Tipico dell'età, e forse del calcolo commerciale, non buttare mai via niente, ma bisognerà pure imparare che un album vive di ciò che si elimina altrettanto che di quanto ci si mette. Piccola stella sarebbe la prima canzone mai composta, a 14 anni: anche qui si sente una certa suggestione del Vasco Rossi giovane, e anche di questa si sarebbe potuto fare tranquillamente a meno, senonché Nicolò ha voluto concedersela e queste sono esigenze che a un artista vanno concesse.

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Aperitivo grezzo è (finalmente) più ritmata, una sorta di pseudoreggae: sempre l'evocazione dei vecchi amici, del baretto sotto casa, e va bene, ma come farsi mancare la solita tirata del successo che porta via le cose belle? Tecnicamente c'è poi uno sconcertante, fastidiosissimo ansimare per inseguire le strofe strabordanti di parole. Pure Fermo è una variazione sul tema de I tuoi particolari, a conferma di certa ripetitività: in particolare le intro di molti pezzi sono standard, sviluppando un senso di già ascoltato; non fa eccezione Il tuo nome, ancora romanticismo sussurrato, altro esercizio di stile piuttosto circolare. Chiude La stazione dei ricordi: un artista giovanissimo che per l'ennesima volta si racconta, parla di sé, parla al passato (a 23 anni?), evoca ancora Vasco («noi siamo quelli che…»), si dibatte tra Nicolò e Ultimo, diffida di un successo al quale però – sia sincero – non potrebbe rinunciare. Semplicemente perché il successo è successo, perché fa molto comodo, perché ti rende diverso dagli altri, diverso da prima e neanche prima tu ti piacevi.

ULTIMO CONOSCE PIÙ LA MUSICA CHE SE STESSO

Qui c'è un ragazzo che certamente conosce la musica ma non conosce se stesso. Che non manca di talento, ma deve imparare a gestirlo. Che sa fare un disco che suona bene, grazie anche ai coproduttori Yoshimitsu e Manusso, ma potrebbe risparmiarsi diverse cose. Che ha centrato una sua cifra, la ballata pianistica, ma deve trovare il modo di variarla, perché sta già involvendo. E che, soprattutto, deve imparare, ora o mai più, a non incolpare più nessuno, a partire dal passato, nessuno tranne se stesso per quanto saprà o non saprà fare.

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