Massimo Del Papa

Ultimo, Mengoni e Fedez: l'insostenibile leggerezza del pop d'autore

Ultimo, Mengoni e Fedez: l’insostenibile leggerezza del pop d’autore

13 Aprile 2019 13.40
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Ultimo, del quale abbiamo appena raccontato il nuovo album, è stato…l'ultimo best seller uscito sul mercato dopo Sanremo, a due mesi dal festival, e a questo punto c'è margine sufficiente per trarre qualche conclusione sullo stato dell'arte della musica pop, almeno quella commerciale che invade i media e ancora riesce a riempire le arene.

Diremo allora che l'età media si va sempre più abbassando, ormai a vendere sono i ventenni, già Mahmood coi suoi 27 anni appare una rivelazione quasi stagionata, per non parlare del 33enne Nigiotti che suggerisce quasi uno scherzo bergsoniano. Allo stesso modo, questi ragazzini, passati e ripassati per i talent o per una costruzione più o meno meticolosa a tavolino, convergono tutti verso un ritorno al futuro: nascono come rapper o trapper, ma già dopo un paio di album tradiscono nuove e diverse ambizioni, puntano verso un pop d'autore in grado di salvare la capra della qualità con i cavoli delle classifiche. A conferma che quello rap o trap è fenomeno eclatante quanto effimero, trampolino per carriere, si auspica, più serie e durature.

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IL BRANO DI MENGONI SU MUHAMMAD ALI È UN'OCCASIONE SPRECATA

Le aspettative, tuttavia, raramente mantengono le premesse: i dischi dei vari Ultimo e compagni, mettiamoci anche la superstar conclamata e acclamata Mengoni, tradiscono una omogeneità di fondo, nei suoni come nei difetti: troppo lunghi, troppo prodotti, troppo pretenziosi, proiettati in tante direzioni, per acchiappare più nicchie di mercato, ma senza un centro di gravità permanente, vorremmo dire una filosofia di fondo, coerente, riconoscibile. Dischi che parlano ossessivamente del sé, di un disagio esistenziale e sentimentale legato alla crescita, ma senza l'autorevolezza necessaria: e quando tentano di schiudersi a prospettive, a messaggi più universali, tradiscono tutta l'immaturità del caso: proprio il brano di Mengoni dedicato a Muhammad Ali, dal quale è stato appena tratto un singolo, è la classica occasione sprecata: si parla di una figura iconica, estremamente complessa del Novecento sotto una musichetta disco con un testo assolutamente immaturo e fuori luogo che finisce per ridurre questo gigante a un cartone animato.

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IL CONFRONTO ABISSALE CON IL PASSATO PRESO A MODELLO

Questi nuovi autori, fatalmente, finiscono per cercare modelli e li trovano nei soliti Venditti o De Gregori, Vasco, Rino Gaetano (quando cercano, senza trovarla, la strada dell'ironia e della leggerezza), ogni tanto, ma senza ammetterlo, in Lucio Battisti, bontà loro non osano risalire fino agli Endrigo, Tenco o Bindi, troppo fuori portata. Ma, ancora una volta, il confronto con gli originali si rivela perdente, per non dire abissale, sia in termini di talento che di personalità. Questione di altri tempi, altri contesti, sicuramente: era un'epoca in cui un autore in boccio veniva lasciato maturare a dovere all'interno di una casa discografica i cui autori e dirigenti conoscevano esattamente i meccanismi e le varie fasi di una carriera; anche i casi più precoci attendevano da uno a tre anni per esordire sul mercato, e lo facevano solo quando avevano già una identità sufficientemente solida. Erano proiettati verso una parabola il più possibile estesa.

LE CASE DISCOGRAFICHE SONO RIDOTTE A SETTORI DI MULTINAZIONALI

Oggi, nell'epoca delle etichette discografiche del tutto inadeguate, ormai ridotte a settori di multinazionali più grandi, dei brani costruiti a peso, delle piattaforme digitali che sbriciolano la consistenza degli album per privilegiare la filosofia del singolo pezzo vincente, uno come Ultimo a 23 anni ha già licenziato tre dischi, con un numero di brani sproporzionato, ha già smaltito altrettanti tour: troppo di tutto, troppo tutto in fretta, c'è gente come Fedez che a 30 anni appare spremuta e annuncia strategiche pause di riflessione per dedicarsi al mestiere di consulente, di esperto di marketing e di look, che poi sarebbe a dire influencer. Cosa ha a che fare tutto questo con la musica, con la cifra artistica?

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C'è poi il problema del carisma. Quando queste giovani leve rivendicano un ruolo trasgressivo, citando i modelli delle generazioni precedenti, non si rendono conto che quella loro è una scimmiottatura; non considerano che uno come Vasco Rossi appariva molto più convincente, più disposto a mettersi in gioco sia musicalmente sia «nel lato sbagliato della strada». E Vasco è ancora qua, ed è l'unico a poter riempire uno stadio per quattro o cinque concerti di fila. Quanti di questi ci saranno ancora tra 40 anni?

GLI ALBUM CHE PASSANO INOSSERVATI E DA NON PERDERE

Molto, in questa fase di trapasso, di riflusso dal rap/trap al pop, è dettato dalla comunicazione, poco da una consistenza musicale; all'altro estremo, si registrano nuovi lavori, autentici saggi di gusto e di esperienza, da ultra 50ennii con decenni di carriera alle spalle: gli album di Francesco Di Bella (O Diavolo), di Umberto Giardini (Forma Mentis), per citare solo due titoli recenti sono dischi eccelsi, assolutamente da non mancare, colmi di poesia, di intensità, di soluzioni freschissime, con l'unica pecca di scontare una promozione inesistente e una attenzione carente, figlia di un atteggiamento squilibrato anche nei media. Grave, gravissimo problema: gli autori della nuova musica degli Anni 90, ormai confinati in una nicchia, a beneficio di emuli senza quasi niente da dire. Discorso a parte per Il Terzo Istante, giovane formazione torinese di art-rock di ispirazione boweiana e di matrice italiana, che nello splendido Estraneo condensa il meglio di certo rock alternativo storico, guardando oltre; in particolare, la sintesi punta al gruppo di Paolo Benvegnù, presente, non a caso, nella traccia Materia grigia, anche tramite lo straordinario lavoro di Andrea Franchi in sede di produzione e arrangiamenti. Estraneo è un ottovolante di continue soluzioni cangianti, di suoni sorprendenti, di strutture armoniche spiazzanti. Quaranta minuti senza prendere fiato, dove ogni momento è diverso dal precedente. E fa impallidire tutta la creatività di certo mainestream sanremese ancora fermo, spiace dirlo, a contemplarsi l'ombelico.

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