Cosa è successo in Umbria alla giunta di Catiuscia Marini

L'assemblea regionale ha respinto le dimissioni della presidente che dopo il voto ha avuto un malore. Lite tra il Pd regionale e i vertici nazionali: «Lasci la carica». Il punto della situazione.

19 Maggio 2019 10.14
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Ha incassato la fiducia dell'aula, che ha respinto le dimissioni, ma non quelle del Pd. La presidente dell'Umbria Catiuscia Marini per ora è rimasta in carica grazie agli 11 voti, compreso il suo, dei consiglieri che hanno respinto le sue dimissioni date dopo essere stata coinvolta nell'inchiesta sui concorsi all'ospedale di Perugia che sarebbero stati pilotati da esponenti locali del Partito democratico e nella quale lei stessa è indagata.

MALORE PER MARINI DOPO IL VOTO

Una mossa che non è piaciuta ai vertici del partito che nella serata del 19 maggio hanno fatto sapere, alla diretta interessata, di aspettarsi «che ora Marini confermi le dimissioni, come lei stessa aveva lasciato capire in contatti con i vertici nazionali del Pd». Dopo una giornata convulsa la presidente della Regione ha avuto un malore con conseguenti accertamenti in ospedale. Insomma «incassato l'attestato di stima della maggioranza che desiderava», è la linea del Pd, «Marini ora deve dare seguito a quanto promesso e lasciare. Una ipotesi possibile visto che la governatrice stessa in aula ha precisato che «non si sta in paradiso a dispetto dei santi», lasciando prefigurare dunque la fine anticipata della legislatura.

ENTRO 15 GIORNI LA DECISIONE DELLA PRESIDENTE

E #elezionisubito è l'hashtag lanciato da Forza Italia con l'onorevole Katia Polidori che parla di «indecenza politica: l'Umbria è ostaggio delle liti e del disorientamento del Pd. Questa regione merita di più». In base allo Statuto umbro, la presidente ha ora 15 giorni per decidere se ritirare o confermare le dimissioni, una decisione, ha annunciato la governatrice, che arriverà «in tempi brevi».

BRACCIO DI FERRO TRA I DEM

Il braccio di ferro politico è tra il Pd in Regione e i vertici nazionali, compreso il commissario umbro Walter Verini. Con i primi, ad eccezione del consigliere Giacomo Leonelli, che hanno chiesto a Marini di ritirare le dimissioni con una mozione approvata comunque a maggioranza assoluta (necessaria) grazie al voto anche della stessa presidente, e i secondi favorevoli a un passo indietro. Nell'intervento dopo il voto Marini ha rivendicato la sua «piena autonomia». «Anche in una situazione così difficile e delicata», ha detto, «un presidente di Regione non può essere sottoposto ad alcun tipo di ricatto. Né da parte della società, né da forze politiche, né dalla propria comunità politica di appartenenza. Deve avere tutta l'autonomia e la serenità di fare una valutazione di natura esclusivamente politica».

MARINI: «CONTRO DI ME ACCANIMENTO TERAPEUTICO»

Nell'intervento della presidente non sono mancate stoccate al Partito democratico (per una casualità IL 19 MAGGIO il segretario Nicola Zingaretti è arrivato in Umbria per alcune iniziative elettorali). «Se mi dovessi attenere al codice etico del Pd», ha detto, «dovrei attendere mesi di legislatura…». «Mi sono interrogata su una sorta di accanimento terapeutico», ha affermato in un altro passaggio, «che viene esercitato quando il presidente di Regione è una donna e non con la stessa forza e virulenza quando è un uomo…».

CHIUSURA DELLA LEGISLATURA NELLE MANI DELLA PRESIDENTE

Marini ha quindi affrontato il tema della chiusura della legislatura. «Non c'è un game over», ha rivendicato, «che nasce dal farsi da parte del presidente della Regione. Lo dico soprattutto al Pd. Ma dall'altro lato non si sta in Paradiso a dispetto dei santi, ed è logico si discuta in quest'aula che sia una legislatura di chiusura anticipata». «La decisione di una carica eletta direttamente», ha quindi ribadito, «non può che essere assunta in autonomia, non può essere condizionata o accerchiata, magari da dichiarazioni che di ora in ora crescevano». Decidere se e quando chiudere la legislatura spetta ora a lei.

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