Un marchio in cerca d’autore

Redazione
28/09/2010

Il marchio “Partito Democratico” non è solo del Pd. Due persone, infatti, ne hanno richiesto la registrazione prima del partito...

Un marchio in cerca d’autore

Il marchio “Partito Democratico” non è solo del Pd. Due persone, infatti, ne hanno richiesto la registrazione prima del partito di Pierluigi Bersani. Per convincersene basta fare visita al sito dell’Ufficio italiano brevetti e marchi, dove si scopre che la voce figura ben 30 volte. A partire dal “Partito Democratico della Sinistra”, depositato nel 1991 e definitivamente registrato due anni dopo. Per proseguire con il “Partito Democratico Abruzzese” e il “Partito Democratico Europeo” (2004). E arrivare fino al vero e proprio oggetto del contendere: la dicitura oggi riportata dal principale partito di opposizione.
Qui per il Pd le cose si complicano. Stando all’ordine cronologico, l’8 giugno 2006 perviene all’Ufficio la richiesta di registrazione del marchio “Partito democratico” da parte di Marco Fuccello, un manager con l’hobby della politica esperto di information technology, ex-direttore commerciale di Ansa, Atlanet e Tiscali. Fuccello stende anche una descrizione del marchio che sarà definitivamente registrato il 6 ottobre 2009: «dicitura partito democratico in caratteri di fantasia su due righe con le iniziali collegate tra loro il tutto entro cornice rettangolare». Profetico.
«La vicenda ha avuto inizio nel 1994 quando scrissi un saggio sulla fine della politica ideologizzata e la necessità dello spostamento del conflitto dal binomio destra-sinistra a quello conservatori-progressisti», spiega Fuccello raggiunto da Lettera 43, «Avevo in mente già allora partiti capaci di interagire con il territorio dal basso e fondati sui contenuti più che sul consenso. Volevo il cambiamento», prosegue Fuccello. «Passai 10 anni a cercarlo tra le formazioni esistenti e, pur non trovandolo, raccolsi una comunità di persone che la pensava come me. Fu allora che decidemmo di fondare il Partito democratico, e di registrarne il marchio».
Fuccello rivela di non aver avuto la tentazione di rivalersi sul partito fondato da Veltroni, il cui marchio risulta depositato nel novembre 2007. Ovvero 17 mesi in ritardo rispetto all’associazione autodefinitasi “progressista” degli 800 che, a partire dal sito www.partito-democratico.org, aderiscono agli intenti del manager-filosofo.
Un tentativo di contatto con i vertici, tuttavia, ci fu, ma si trattò di una proposta di collaborazione politica, non di un approccio per provare a vendere il marchio. «E poi penso che oggi non potrei più chiedere al Pd di smettere di usarlo, perché l’attuale legge elettorale sostiene che, in caso di omonimia di marchi, a prevalere sia chi abbia partecipato a elezioni per primo. E noi non l’abbiamo mai fatto», chiarisce Fuccello.

L’ufficio marchi e brevetti non dà spiegazioni

Ma è la vicenda riguardante Gianfranco Danti, il secondo richiedente in ordine cronologico, a confondere ulteriormente le idee. Il marchio creato dall’amministratore veneto di aziende del settore edile, insieme al figlio Luca, nasce infatti l’11 ottobre 2006 nello studio del notaio Roberto Doria. Danti, secondo quanto afferma a Lettera43, dopo pochi giorni inoltra la domanda di registrazione all’Ufficio Brevetti e Marchi. A cui però non giunge fino al 3 settembre 2007. Un ritardo di cui l’imprenditore non riesce a comprendere la ragione.
Nemmeno i ripetuti solleciti ai ministeri dell’Interno e dello Sviluppo economico trovano risposta, tanto che ancora oggi la domanda risulta “sospesa”. Forse perché c’è quella precedentemente inoltrata da Fuccello. Se così fosse, tuttavia, non si spiegherebbe perché invece lo stesso nome, “Partito democratico”, sia oggetto di registrazione per la terza domanda, questa volta firmata dal partito di Veltroni successiva a entrambe quella di Fuccello e Danti. Così che la locuzione “Partito democratico” identifica allo stesso tempo il partito di Fuccello e quello di Veltroni, ma non quello di Danti.
Altro dettaglio da spiegare è come sia possibile registrare un’ identica dicitura per la stessa categoria, la 41, quella riconducibile ad attività di partito. L’Ufficio Brevetti e Marchi, per voce di un suo funzionario, si limita ad affermare di non essere competente per le ricerche di anteriorità, attribuendo la responsabilità in capo ai richiedenti. Sulla sospensione della richiesta di Danti, invece, nessuna delucidazione. Danti, dopo la nascita del Pd veltroniano, si diede a roboanti annunci («Il marchio non è in vendita», «Potranno chiamarlo Partito democratico nuovo, o Partito democratico due, come vogliono, ma non si azzardino a chiamarlo Partito democratico, perché quel nome è mio» ) e minacce di portare il tutto davanti a un Tribunale. Oggi l’imprenditore rivela al contrario un atteggiamento meno battagliero, affermando di aver rinunciato all’idea del partito. Nel frattempo il Pd continua a chiamarsi Pd. Anche se deve ringraziare una burocrazia distratta.