Un Monde di debiti

Francesca Rolando
16/12/2010

Buco di 200 milioni. Fottorino destituito dal Consiglio di gestione.

Un Monde di debiti

Eric Fottorino, il presidente e direttore dell’autorevole quotidiano francese Le Monde, è stato silurato il 15 dicembre. O meglio, non sarà più responsabile della gestione manageriale del gruppo (era presidente del direttorio). È stato sostituito dal brillante direttore del settimanale Les Inrockuptibles Louis Dreyfus, consigliere di fiducia di uno dei nuovi azionisti di maggioranza del giornale.
Il quotidiano ora punta a trovare un nuovo direttore entro i primi giorni del 2011, e a quel punto Fottorino rimarrà con un pugno di mosche in mano. O forse no, visto che ha espresso la volontà di rimanere un «semplice giornalista». Una rimozione che, sebbene non sia inaspettata visti i pessimi rapporti tra direzione del quotidiano e i nuovi azionisti di maggioranza, tuttavia ha provocato un piccolo tsunami ai vertici del più autorevole quotidiano d’Oltralpe.
La versione ufficiale dell’azienda? «Una divergenza di vedute» con la cordata che da un paio di mesi ha preso in mano il giornale: il cosiddetto “trio Bnp”: Pierre Bergé, Xavier Niel, e Matthieu Pigasse. Di norma, nella stampa francese, il ruolo di direttore di un quotidiano e quello di presidente del consiglio di direzione, figura equivalente al direttore editoriale in Italia, sono affidati alla stessa persona. Le Monde ha invece deciso, seppure in via transitoria, di scinderli, lasciando temporaneamente a Fottorino la direzione giornalistica e affidando a Dreyfus quella amministrativa e gestionale.
Ma quali sono le vere ragioni del divorzio? La nuova proprietà era sì conscia di trovarsi davanti a un quotidiano in crisi. Ma non fino a questo punto. Il trio, stando a indiscrezioni raccolte da Lettera43.it, si è trovato davanti un buco di 200 milioni di euro. La cifra ufficiale, quella dichiarata per poter riportare Le Monde in carreggiata, era invece di 110 milioni di euro. Insomma, una situazione finanziaria ben peggiore di quella che ci si aspettava.

«Sono vittima di una persecuzione manageriale»

Un nuovo colpo di scena nella travagliata vicenda del prestigioso giornale dopo la fine, nel 2007, dell’era Colombani, durata 13 anni. Fottorino, alla guida del quotidiano da tre anni, aveva cercato di risolvere i problemi economici del gruppo abbandonando la politica delle acquisizioni. Auspicava una rivoluzione, voleva tagliare i ponti con una gestione che aveva portato il giornale sull’orlo del fallimento.
Ma la sua politica non è piaciuta ai giornalisti che, com’è noto, hanno il potere decisionale di eleggere o rimuovere un direttore. I redattori sono sempre stati co-proprietari del giornale. La cosiddetta Société des rédacteurs du Monde (Srm), il cui peso negli anni è oscillato tra il 43 e il 20%, ha di fatto la facoltà di estromettere il direttore. E fino a oggi alla testa del quotidiano francese ci sono stati solo giornalisti, votati da altri giornalisti.
Fottorino aveva promesso di rilanciare il giornale con nuovi mezzi e portare più soldi. E invece ha ottenuto solo scarsi risultati: tre anni fa Le Monde era il sito numero uno di informazione in Francia. Ora è sceso di un paio di posizioni. Scontato lo sconforto dei redattori, arrabbiati e delusi. Inoltre, il deterioramento dei rapporti tra il direttore e la nuova proprietà era ormai sotto gli occhi di tutti.
Fattorino si era espresso fin dall’inizio a favore dell’operazione che ha portato a Le Monde la nuova proprietà Bergé-Niel-Pigasse. Ma il trio ha preferito buttarsi in una politica di risparmi e tagli alle spese, estromettendo di fatto Fottorino, e puntando su Michaël Boukbza, uno degli uomini vicini a Niel, che ha preso in mano la riduzione degli sprechi, comprese le 46 auto blu a disposizione del giornale.
Una crescente insoddisfazione che si è tradotta in una lettera scritta da Fottorino ai primi di dicembre indirizzata a chi avrebbe poi preso il suo posto, Louis Dreyfus: «Sono vittima di una persecuzione morale manageriale».

Bergé, Niel e Pigasse: il trio che spaventa Sarkò

In Francia, per avere successo, è necessario controllare i media. Serge Dassault, pioniere dell’aviazione, industriale aeronautico fondatore della ordierna Dassault Aviation, oggi è proprietario di Le Figaro. La Famiglia Rothschild possiede Libération. Le Point è, invece, in mano all’imprenditore François Pinault, così come il primo canale televisivo Tf1 è del gruppo industriale delle costruzioni Bouygues. La cordata Bnp non poteva essere da meno.
Pierre Bergé, 80 anni, mecenate, vecchio amico dell’ex presidente François Mitterrand, noto soprattutto come compagno di Yves Saint Laurent nonché cofondatore della maison, Xaviel Niel, 43 anni, il più facoltoso dei tre, imprenditore nel settore delle telecomunicazioni e fondatore del provider internet Iliad e Matthieu Pigasse, alto dirigente della banca Lazard in Francia ora hanno una fetta dell’impero.
Fanno tutti e tre parte dell’establishment di sinistra, come del resto vuole la tradizione del quotidiano nato nel 1944. Con grandissima preoccupazione del presidente Nicolas Sarkozy che si era opposto duramente al trio, puntando invece su gruppo Pedriel,-Orange-Prisa, decisamente più vicino all’Eliseo.