Un Nobel contro il Faraone

Giuliano Di Caro
27/01/2011

Chi è El Baradei, il paladino dell'opposizione egiziana.

Un Nobel contro il Faraone

«Sono allibito e sconcertato per le parole di Hillary Clinton», segretario di Stato degli Usa che ha definito il governo del Cairo «stabile». Parole durissime quelle del 27 gennaio di Mohamed Mustafa El Baradei, ex direttore dell’Aiea e leader di una delle formazioni dell’opposizione egiziana più accreditate, in una lettera al quotidiano Daily Beast (leggi le parole di El Baradei) già destinata a diventare un manifesto politico.

La battaglia contro le posizioni di Bush

«Che cosa intendeva con stabile, e a quale prezzo? La stabilità di 29 anni di leggi d’emergenza, un presidente con un potere imperiale, un Parlamento che è quasi una beffa e una magistratura che non è indipendente? Sono posizioni del genere il motivo per cui gli Usa godono di scarsa credibilità in Medio Oriente».
L’ATTACCO AGLI USA. El Baradei, premio Nobel per la Pace nel 2005 e per 12 anni alla guida dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica, non l’ha mai mandata a dire agli americani. Ben prima di ricevere l’ambito riconoscimento, anno 2003, El Baradei aveva sconfessato davanti al mondo la versione statunitense secondo cui Saddam Hussein stava tentando di reperire uranio in Nigeria per riavviare il programma atomico militare iracheno.
PIÙ DI UN TECNOCRATE. La vicenda la dice lunga sulla tenacia del personaggio. La sua fiera opposizione al pretesto chiave utilizzato dall’America di George Bush figlio per giustificare l’invasione dell’Iraq dimostrò alla platea internazionale che il direttore dell’Aiea era molto più di un ottimo funzionario di alto livello: era una personalità, una figura carismatica, probabilmente il più illustre degli egiziani viventi. Un achiever, pragmatico cane da guardia delle Nazioni Unite sul terreno della proliferazione atomica, stimato ai quattro angoli del globo e tagliente e acuto osservatore della politica internazionale.
MUBARAK NEL MIRINO. Il 2009 doveva essere, dopo i 12 anni di onoratissima carriera all’Aiea, l’anno del suo ritiro dalla scena. Ma il dietro le quinte dovrà attendere, nonostante le lamentele della moglie Aida Elkachef, contraria all’ipotesi di una sua candidatura alla presidenza dell’Egitto. Ma il 2011 sembra essere l’anno in cui finalmente, dopo un trentennio al potere, il Paese ha la possibilità di liberarsi del padre padrone Hosni Mubarak, 81enne di ferro e con un figlio alla finestra, smanioso di salire al potere.

Il ritorno a casa e l’impegno politico

Al Paese servono dunque, in opposizione alla dinastia di regime, il lignaggio intellettuale, politico e la credibilità internazionale di El Baradei, ora che le masse egiziane si sono risvegliate dalla decennale atrofia della “non politica”, funzionale al mantenimento del potere da parte di Mubarak (leggi l’articolo sulla discesa in campo di El Baradei la testimonianza di un’attivista egiziana che ha partecipato agli scontri).
DALLA LAUREA AL NOBEL. Laureato in legge, una moglie e due figli, il premio Nobel aveva atteso a lungo il momento in cui salire su un aereo da Vienna al Cairo e tirare le fila dell’opera di persuasione e organizzazione del campo avverso a Mubarak, attività a cui El Baradei ha lavorato personalmente negli ultimi due anni, nonostante il suo domicilio finora sia stato in terra austriaca.
Nel 2009 El Baradei aveva incontrato i rappresentanti delle tante anime dell’opposizione al dittatore nella sua casa al Cairo, in vista del giorno in cui sarebbe diventato il principale antagonista del padrone d’Egitto. Quel giorno potrebbe essere arrivato.
45 ANNI DI CARRIERA. El Baradei è nato al Cairo nel 1942. La sua ascesa è iniziata, giovanissimo, nel 1964, prestando servizio nella missione permanente egiziana a New York, città dove ha conseguito il suo dottorato in diritto internazionale, per poi spostarsi a Ginevra. Nei quattro anni, fino al 1978, passati al fianco del ministro degli Esteri egiziano ha preso parte a numerose delegazioni ministeriali bilaterali, partecipando alla stesura degli accordi tra Egitto e Israele.
All’inizio degli anni ’80 ha lasciato il corpo diplomatico per lavorare alle Nazioni Unite e insegnare alla law school di New York. È il decennio in cui El Baradei è entrato in contatto con numerose organizzazioni internazionali impegnate sui terreni del diritto, del controllo delle armi, della cooperazione e dell’utilizzo pacifico dell’energia nucleare. Competenze che gli hanno spianato la strada verso la poltrona dell’Aiea nel 1997, il grande successo della sua carriera internazionale, culminata con il Nobel del 2005.
UOMO CHIAVE PER LA SVOLTA. Strenuo difensore della tolleranza e della libertà e autore di saggi e pubblicazioni, El Baradei ha ricevuto moltissimi altri riconoscimenti, dagli Stati Uniti all’Europa e all’India. Ma l’abbuffata di medaglie, targhe e chiavi delle città non hanno sopito il suo spirito.
Al contrario, l’instabilità del suo Paese e la fine del suo terzo mandato all’Aiea l’hanno infine portato a rompere gli indugi, oltre a quelle resistenze che spesso caratterizzano colti intellettuali come lui. 
La sua popolarità tra la gente comune dell’Egitto, da cui è mancato per lunghi anni, è tutta da verificare. Ma all’opposizione egiziana non serve soltanto un mero catalizzatore di consensi. Serve un simbolo di autorevolezza e autonomia, una chiave di volta capace di dialogare dentro e fuori i confini del Paese. Ed El Baradei ha tutte, ma proprio tutte, le carte in regola per calarsi nella parte.