Un paese per asessuati

Bruno Giurato
11/10/2010

La Cecla: maschi, riappropriatevi del vostro ruolo.

Un paese per asessuati

Il vero uomo è un disgraziato. O meglio, dovrebbe essere un disgraziato. Lo sostiene Franco La Cecla, docente di antropologia culturale all’università di Palermo, nel libro Modi Bruschi, antropologia del maschio (Eleuthera, pp 168, Euro 13). Secondo La Cecla, infatti, il compito del maschio nel passaggio da adolescente a uomo è dis-graziarsi, cioè togliersi di dosso l’aura materna, femminile, aggraziata che è la caratteristica del bambino.
Come in certe popolazioni ci sono rituali sacri che segnano il cambiamento, da noi diventare uomo implica riti di passaggio. Cose come: impennare col vespino, stare al bar con gli amici, frequentare campi da calcio e spogliatoi, sperimentare un certo tipo di familiarità tra uomini. «Non tanto com-patire l’altro» spiega La Cecla nel libro «quanto com-partire con l’altro». Il rapporto tra uomini è fatto di vicinanza presupposta e silenziosa, di una certa competitività, anche.
Come dovrebbe regolarsi un maschio nella società occidentale di oggi, nella società post, per non perdere la propria mascolinità? Dovrebbe trasformarsi, scrive La Cecla, in un trickster, un “Briccone Divino”, una figura tra il mago e lo scavezzacollo. Un principio della mascolinità inafferrabile. In Breve: darsi alla macchia. Se non proprio alla guerriglia. «L’uomo dovrebbe recuperare il senso dell’ironia nel giocarsi la propria mascolinità», ha confermato La Cecla a Lettera43, «siamo in un’epoca di tremenda paura dell’incontro, di perdita della leggerezza, ma allo stesso tempo sta venendo meno il senso dell’infrazione che genera il desiderio. Decisamente non viviamo in una società erotica. Questo non è un paese per sessuati».

L’uomo oggetto demodé

Il fatto è che a qualche decennio dalla rivoluzione sessuale le quotazioni del maschio sono quantomai in ribasso, l’identità maschile tra metrosessualità, vague omosessuale e transgender è un oggetto di modernariato, se non di risate. Aldo Busi, in una trasmissione televisiva di qualche anno fa le cantò a un gruppo di latin lover vecchio stile: «ma non vi accorgete di quanto siete demodé?». La Cecla aggiunge: «la “mediatizzazione” spinge a una lettura omosessuale della mascolinità. Una lettura che viene imposta anche alle donne: i media le spingono a desiderare un modello di maschio che in realtà è un oggetto di desiderio degli omosessuali. Una vera e propria violenza all’identità femminile».
Una tesi in controtendenza anche rispetto all’atmosfera politicamente corretta degli studi sulle identità sessuali. Nel 2000 l’antropologo francese Daniel Welzer Lang ha scritto un saggio sulla mascolinità che nel sottotitolo precisa: «per un approccio femminista, non omofobo, degli uomini e del maschio». Molte precisazioni, molte paure, per parlare di un oggetto che scotta: in certi ambienti di studi anche solo parlare di mascolinità è un tabù. E invece La Cecla disegna una mappa dell’essere maschio segnata appunto da caratteristche particolari, e dai riti di passaggio.
Se il momento di passaggio non si supera, l’adolescente diventa un Peter Pan (eterno ragazzino, eterno asessuato) o un imbranato. Se sì, l’adolescente cresce ed entra in una sfera di rapporti sociali diversa, pratica più che teorica, non sentimentale. «El macho vive, mientras el cobarde quiere» dice un proverbio messicano: «il maschio vive, mentre il codardo prova a farlo».