Un piccolo Sole

Redazione
20/12/2010

di Giovanna Predoni I restyling dei giornali, è noto, sono dettati negli editori dalla voglia di cambiare che accorcia il...

di Giovanna Predoni

I restyling dei giornali, è noto, sono dettati negli editori dalla voglia di cambiare che accorcia il ciclo di vita delle cose e dal desiderio di conquistare nuovi lettori (o di non perdere i vecchi) in un settore che soffre di una crisi profonda. Naturalmente sulla filosofia del rifacimento dei giornali esistono almeno due scuole di pensiero. La prima sostiene che è inutile se non accompagnato da un eguale rinnovamento dei contenuti. Altrimenti sarebbe come mettere un vestito nuovo su un corpo maleodorante. La seconda, invece, dice che vanno fatti comunque, perché il lettore gradisce la novità, e la vive come un segno di attenzione da parte di chi gli vende il prodotto.
Molti i restayling sin qui fatti di recente nel settore, e molti anche gli annunciati. Uno dei più attesi, e dei più tormentati, è quello del Sole 24 Ore, che ha in serbo una vistosa riduzione delle sue pagine a formato tabloid. Naturalmente, il tormento è più che giustificato perché, se è vero che c’è una parte di lettorato che ama le novità, ce n’è un’altra che resta pervicacemente attaccata alla tradizione. L’idea di dimezzare il formato del Sole, quindi, dà la stura a un bel dilemma: rischio l’innovazione o continuo sulla strada della tradizione? Ma siccome la tradizione non sembra essere più granché apprezzata (il quotidiano di Confindustria soffre di una costante emorragia di copie) ecco che c’è chi insiste per tentare la scommessa.

Incontro al vertice prima di Natale

L’idea del tabloid è convintamente sostenuta dal direttore Gianni Riotta, il quale crede (forte del miglior pensiero semiologico) che la forma da sola sia in grado di rigenerare il contenuto. A dargli manforte l’amministratore delegato Donatella Treu, che con l’ex direttore del Tg Uno in questi mesi ha stretto una solida intesa professionale e intellettuale. Più dubbiosa Emma Marcegaglia, che come presidente degli industriali è l’editore del giornale. Prima di Natale, secondo quanto risulta a Lettera43.it, direttore ed editore si vedranno per un faccia a faccia da cui dovrebbe uscire il via libera al tabloid o il definitivo accantonamento del progetto.
A quell’incontro Riotta si presenterà forte del successo dell’esperimento sul nuovo formato fatto con il Domenicale, il supplemento cultura del giornale, la cui prima uscita nella nuova veste è piaciuta anche a Giancarlo Cerutti, presidente del Sole 24 Ore, ultimamente su posizioni piuttosto critiche sulla linea e la conduzione del giornale.
Cerutti ha mandato a Riotta una lettera di congratulazioni, ma pur comprendendo il desiderio di attenuare il suo atteggiamento critico, qualcuno avrebbe eccepito sulla tempistica della missiva. È vero, infatti, che il buongiorno si vede dal mattino, ma altre esperienze analoghe consigliano tempi di giudizio più lunghi. Almeno quanto basta perché l’attrazione costituita dalla novità si trasformi in una consuetudine all’acquisto. I restayling soffrono spesso dell’effetto soufflé: all’inizio sono belli gonfi, ma poi con il passar del tempo si afflosciano.

L’ok al progetto in cambio dei tagli ai giornalisti

Ma torniamo all’incontro pre natalizio. Se Marcegaglia vincerà le sue perplessità, alimentate in questi mesi anche da quelle dei responsabili della concessionaria pubblicitaria del gruppo che giudicano la riduzione di formato un azzardo che potrebbe disorientare gli investitori, il progetto dovrà ricevere l’approvazione (per nulla scontata) del consiglio d’amministrazione nella sua prima riunione di gennaio.
In cambio del semaforo verde, Riotta potrebbe offrire al suo editore un atteggiamento benevolo verso i prossimi tagli di giornalisti che il gruppo si troverà costretto a fare, perché il Sole 24 Ore resta l’unica delle grandi case editrici che chiuderà il 2010 ancora in rosso. Un primo accordo, in questo senso, è già stato raggiunto con i poligrafici. Il compito di proseguire nella cura dimagrante toccherà al nuovo direttore generale Gianni Vallardi, manager stimato e noto per l’inflessibilità con cui taglia le pagine e le teste.
Vallardi proviene dalla Mondadori, dove era approdato dopo un lungo passato in Rizzoli. Con lui, da Segrate, è arrivato anche il direttore del personale Gianluca Perin, tanto che qualcuno, di fronte a questa invasione di mondadoriani, prevede che presto anche Angelo Sajeva, capo della Mondadori pubblicità, si unirà alla compagnia di via Monte Rosa. Ma i beninformati sostengono che il Sajeva in questione non è Angelo, bensì suo cugino Maurizio, che da settembre ha lasciato l’incarico di direttore commerciale di Sky pubblicità. Intanto, dopo l’addio di Andrea Chiapponi, direttore generale della concessionaria System, l’incarico è tenuto ad interim dallo stesso Vallardi. Il quale sin da questa settimana ha in agenda incontri con i candidati alla poltrona lasciata da Chiapponi.