Stefano Ferrio

"Un ponte per Anne Frank" e le discriminazioni nell'Italia di oggi

“Un ponte per Anne Frank” e le discriminazioni nell’Italia di oggi

L'associazione che porta nelle scuole la storia del Diario-testimonianza della Shoah raccoglie i problemi degli studenti stranieri. «Esclusione, isolamento, rifiuto dell'immigrato: così l'integrazione non va».

12 Giugno 2019 10.27

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Ragazzi di ogni parte d’Italia confidano a Federica Pannocchia, presidente dell’associazione “Un ponte per Anne Frank“, di sentirsi discriminati a causa delle loro origini straniere. Un dato di cui tenere conto mentre scocca il 90esimo anniversario della nascita di Anne Frank, in Italia nota come Anna, autrice del Diario divenuto testimonianza universalmente riconosciuta della Shoah. Ebrea di nazionalità tedesca, Anne Frank veniva al mondo a Francoforte il 12 giugno 1929, per morire adolescente nell’inverno del 1945, durante la detenzione nel campo di concentramento di Bergen Belsen.

«ITALIANI A FARE GRUPPO, STRANIERI ESCLUSI»

Uno di questi giovani che aprono il loro cuore alla presidente Pannocchia, livornese di 31 anni, professione educatrice, è lo studente ucraino incrociato alla fine dell’incontro fra la sua classe e l’associazione. «È venuto a dirmi che finché faceva le medie in una scuola chiamata Anna Frank non c’è stato nessun problema, merito anche delle attività didattiche svolte per onorare il nome dell’istituto. Poi, una volta alle superiori, è scattata subito la discriminazione da parte dei compagni di classe: italiani a fare gruppo fra loro, stranieri esclusi».

«DIVERSI TIPI DI RIFIUTO DELL’IMMIGRATO»

La presidente di “Un ponte per Anne Frank” precisa che in tante scuole ha invece rilevato situazioni di positiva normalità «anche se magari vieni lo stesso a sapere di altri tipi di rifiuto dell’immigrato, avvenuti in autobus o in classe, mentre tanti mi chiedono consiglio su come devono comportarsi con chi li deride e li isola».

L’IDEA DOPO IL CONTATTO COL CUGINO DI ANNE

Questo ruolo di confidente speciale, di cui è investita Federica Pannocchia, discende dalle incessanti attività dell’associazione, costituitasi quattro anni fa su sua iniziativa, dopo essere entrata in contatto con Buddy Elias, cugino della ragazzina che scrisse quel diario spuntato dalle tenebre della Storia. Dal 2018 “Un ponte per Anne Frank” è ufficialmente riconosciuta come partner italiana della “Casa di Anne Frank” di Amsterdam.

ORGANIZZATI I VIAGGI DELLA MEMORIA

Le attività del sodalizio, le cui sedi si trovano a Roma e a Rosignano Solvay, in provincia di Livorno, oltre che in incontri nelle scuole consistono in visite al Memoriale della Shoah di Tarquinia, nel Lazio, e in annuali viaggi della Memoria con tappe nella Cracovia del ghetto creato dai nazisti, e nei campi di sterminio di Auschwitz e Birkenau.

INIZIATIVE SPECIALI PER IL NOVANTENNALE

Ma ora tocca alla ricorrenza del novantennale. «Per celebrare l’evento», annuncia Federica Pannocchia, «abbiamo deciso di diffondere quei tanti segni di speranza in un futuro migliore che il nome di Anna Frank continua a suscitare in un mondo per altri versi così difficile. Per questo motivo il 12 giugno lanciamo in Rete 50 pagine di testi, disegni e messaggi appositamente inviati al nostro indirizzo internet».

DISEGNI, POESIE E PENSIERI DEDICATI

Ragione per cui, sul sito di “Un ponte per Anne Frank” chiunque potrà sfogliare sul proprio video disegni, poesie e pensieri dedicati a una scrittrice così amata. Fra le tante, spicca la testimonianza di Patrizia, colpita nel profondo da una delle frasi più fulgide lasciateci da chi si spegneva dentro un lager a 16 anni non ancora compiuti: «Non penso a tutta la miseria, ma alla bellezza che rimane ancora».

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