«Un solo aggressore»

Delia Cosereanu
12/10/2010

Tassista in coma: una testimone racconta a Lettera43.

«Un solo aggressore»

Una donna guarda la macchina bruciata e scuote la testa. «Non mi riprenda. Ho paura che anche quella di mio figlio, comprata con tanti sacrifici, faccia la stessa fine», dice alla cronista di Lettera43.
L’auto distrutta dalle fiamme è quella di un testimone del pestaggio ai danni di un tassista che il 10 ottobre ha investito e ucciso un cane (leggi l’articolo). Nel giorno in cui la polizia ha fermato altre due persone, la compagna dell’aggressore e suo fratello, Piero e Stefania Citterio, la donna che ha assistito alla scena non ha paura di raccontare la sua verità, anche se chiede l’anonimato.
«Ho visto solo una persona picchiare il tassista», racconta la testimone. «È vero che c’era altra gente che aveva assistito alla scena, ma io ho visto che era solo un ragazzo che picchiava». Una smentita, dunque, della ricostruzione ufficiale.

Gli abitanti del quartiere sono sotto choc

Gli abitanti del quartiere Vigentino, periferia sud di Milano, sono sconvolti. Nei bar, dal benzinaio, nelle case non si parla d’altro. Le volanti della polizia tengono sott’occhio il luogo dove è avvenuta l’aggressione. «Non ho mai visto così tanti poliziotti da queste parti», racconta un residente. «Peccato che arrivino sempre troppo tardi».
Gli abitanti di piazza Caccia Dominioni, però, difendono il loro quartiere e insistono sull’eccezionalità dell’episodio. «Di solito questa è una zona tranquilla», racconta una signora di una certa età. «C’è qualcuno che dà fastidio, soprattutto la notte, ma è così dappertutto». La maggior parte della gente, comunque, nega di aver visto qualcosa quella mattina. Eppure, secondo le prime ricostruzioni degli inquirenti, alla scena avrebbero assistito più persone. Senza intervenire.
La testimone che ha accettato di parlare con Lettera43 ha chiesto di non essere ripresa per raccontare quello che ha visto:  «Domenica scorsa stavo pranzando quando ho sentito delle urla. Mi sono affacciata e ho visto il cane per terra. Il tassista probabilmente non si è accorto subito di averlo investito, ha proseguito per qualche metro e poi si è fermato ed è tornato indietro. Allora ho pensato “che bravo, a volte non si fermano dopo aver investito una persona, questo qui è tornato per il cane”. E invece, poverino…».
La signora si ferma. Tace per un attimo forse ripensando a quello che è accaduto. Sembra ancora incredula. «A me faceva impressione vedere l’animale morto e sono rientrata in casa. Non immaginavo che la situazione sarebbe degenerata». Dopo qualche minuto, dopo aver sentito gridare, la donna si è affacciata di nuovo alla finestra: «Ho visto gli schiaffi e i pugni che quel ragazzo dava al poveraccio. Che a un certo punto è caduto per terra».
Insomma, secondo la testimone l’aggressore avrebbe agito da solo, anche se la polizia il 12 ottobre ha fermato altre due persone: Stefania Citterio, compagna di Morris Michael Ciavarella, arrestato subito dopo il pestaggio, e suo fratello Piero.

Nessun dubbio: «Ho visto un solo aggressore»

«Io ho visto solo una persona picchiare il tassista», conferma la testimone. «È vero che c’era altra gente lì sul marciapiede. Molti hanno assistito alla scena, ma era solo un ragazzo quello che picchiava».
Altri vicini si sono affacciati e la donna ha sentito un uomo urlare all’aggressore di smettere: «È a lui che hanno bruciato la macchina».
Dopo una decina di minuti è arrivata l’ambulanza, «poi la volante della polizia, e hanno portato via quel povero uomo», aggiunge la donna, che si dice disposta a parlare con gli inquirenti.
Sostiene però di non poter identificare l’aggressore: «Non ho paura di raccontare quello che ho visto, ma non posso testimoniare contro una persona. L’aggressore aveva un cappellino in testa e dalla finestra non riuscivo a vedere chi fosse». Delle persone che avrebbero assistito al pestaggio, invece, non si sa nulla. Alcuni abitanti della zona ce l’hanno con i giornalisti che, a loro dire, «hanno raccontato solo bugie».
Un gruppo di una decina di giovani, uomini e donne, si è mostrato visibilmente infastidito dalla presenza dei reporter: «Hanno pubblicato la foto di mio figlio dicendo che era amico dell’aggressore. Ma se non si conoscevano nemmeno», grida una donna.
Un altro ragazzo ha dato la sua versione: «Non è vero che sono stati in tre, come è stato scritto, era solo uno che l’ha ammazz…che ha picchiato il tassista». Ma nessuno ha accettato di aggiungere altro. Minacciando i giornalisti, si sono calmati solo quando si sono avvicinate due volanti.