Un successo sul filo del rasoio

Redazione
10/12/2010

di Lorenzo Berardi begin_of_the_skype_highlighting     end_of_the_skype_highlighting I fuochi di Londra non hanno fermato il governo Cameron. Giovedì 9 dicembre, mentre a Parliament...

Un successo sul filo del rasoio

di Lorenzo Berardi begin_of_the_skype_highlighting     end_of_the_skype_highlighting

I fuochi di Londra non hanno fermato il governo Cameron. Giovedì 9 dicembre, mentre a Parliament Square andava in scena l’ennesima accesa protesta degli studenti contro l’aumento delle tasse universitarie, a pochi metri di distanza dagli scontri la Camera dei Comuni ha votato a favore della misura.
Eppure si è trattato di una vittoria dai margini risicati. La coalizione conservatrice liberaldemocratica, che sulla carta potrebbe contare su una rassicurante maggioranza di 84 parlamentari, si è imposta per soli 21 voti. Un successo sul filo di lana che evidenzia la spaccatura presente nel governo britannico in materia di tuition fee.
È noto che il leader dei LibDem e attuale vice primo ministro Nick Clegg si era sempre detto contrario all’aumento delle tasse universitarie prima di allearsi con David Cameron. Oggi, la posizione di Clegg è mutata, ma non quella di gran parte dei liberali eletti in Parlamento.
I dati sul voto parlano chiaro e vengono riportati dal Times di venerdì 10 dicembre. Dagli articoli emerge come solo 28 parlamentari (Mp) LibDem su 57 si sono espressi a favore della misura che ha attirato le critiche dei manifestanti riuniti a Londra e nel resto del Paese già in tre occasioni. Tuttavia, qualcosa in queste cifre non quadra.

Una maggioranza ridotta all’osso e un’opposizione inaspettata

Come evidenziato da entrambi i quotidiani, i 21 voti di scarto fra la maggioranza e l’opposizione laburista sono il margine più stretto sinora ottenuto dal governo e suggeriscono alcune riflessioni tanto in David Cameron quanto in Nick Clegg.
L’aumento delle tasse universitarie, che saranno portate dalle attuali 3290 a un massimo di 9000 sterline a partire dall’anno accademico 2012-2013, è passato ma per il governo l’affermazione ottenuta alla Camera dei Comuni assomiglia a una vittoria di Pirro. Non è stata infatti solo l’ala sinistra dei Liberali a esprimersi contro la proposta del suo stesso governo, ma anche l’ala destra dei Conservatori.
Una opposizione interna che era stata sottovalutata dal primo ministro e che ha ulteriormente rafforzato un fronte del No. L’opposizione laburista che già ha potuto contare sull’appoggio di partiti nazionalisti come lo Scottish National Party e il Plaid Cymru (gallese) si è così avvicinata ai numeri della maggioranza, pur senza riuscire a imporsi. Il risultato finale è stato di 323 voti a favore della riforma e 302 voti contro, per un totale di 625 pareri.
I numeri di partenza sono oggettivi: in totale sono 650 i parlamentari presenti alla House of Commons. La coalizione di governo è composta da 307 conservatori e da 57 liberali, mentre l’opposizione può contare su 285 seggi, 257 dei quali occupati da laburisti.
La differenza fra i due schieramenti sarebbe quindi di 79 voti, ma bisogna considerare i 5 eletti con il partito indipendentista nordirlandese del Sinn Féin che, di solito, si astengono a priori. Ecco quindi che la forbice potenziale fra governo e opposizione si allarga a 84 voti.
Ventuno parlamentari liberali si sono schierati con l’opposizione mentre altri 8 si sono astenuti. Sul versante conservatore, invece si contano 6 franchi tiratori e altri due astenuti. Stando alla matematica, perciò, 37 membri della maggioranza non hanno appoggiato il governo. Ma 84 meno 37 fa 47 e il Sì è passato per soli 21 voti. 
Chi e dove sono, quindi, gli altri ventisei parlamentari che non hanno sostenuto il governo? Il conto è presto fatto. Venticinque esponenti della maggioranza non si sono presentati in aula, mentre lo speaker della Camera dei Comuni, John Bercow, è sì stato eletto con i Tories, ma il suo ruolo super partes gli impone di non votare.
E sono dati che bisogna ricavare a fatica, nel tourbillon di cifre proposto dalla stampa britannica. Nella mattinata di venerdì 10 dicembre, infatti, persino il sito TheyWorkForYou.com che si occupa di registrare le scelte di voto di ogni parlamentare britannico, non ha ancora pubblicato il quadro completo dei votanti del 9 dicembre. Ciò che si sa per certo è che tutti i laburisti, nessuno escluso, hanno votato contro l’aumento delle tasse universitarie, compreso l’ex primo ministro Gordon Brown, sotto il cui esecutivo le tuition fee furono, in realtà, alzate.