Una culla di sterline

Redazione
14/10/2010

Di Lorenzo Berardi La tradizionale diffidenza del Regno Unito nei confronti dell’Europa permane e, in tempo di austerity, può bastare...

Una culla di sterline

Di Lorenzo Berardi

La tradizionale diffidenza del Regno Unito nei confronti dell’Europa permane e, in tempo di austerity, può bastare poco ad agitare le acque fra le isole britanniche e il continente. L’europeismo a parole del primo ministro David Cameron e del suo vice Nick Clegg si scontra con la realtà dei fatti: Londra continua a non tollerare le ingerenze di Strasburgo e Bruxelles nelle proprie politiche di welfare e spesa sociale.
Non è un mistero che la nuova coalizione di governo stia cercando di difendere la sovranità britannica dalle leggi promulgate dal parlamento europeo. Di fatto, il ministro per l’Europa David Lidington ha già presentato una proposta di legge che, se approvata, porterebbe i sudditi di Sua Maestà alle urne per decidere se approvare o negare qualsiasi trasferimento di potere dalla Gran Bretagna all’Europa richiesto da Bruxelles.

L’Ue: maternità di 20 settimane

Il nuovo oggetto del contendere è divenuto il congedo di maternità. Un tema delicato sul quale David Cameron sa di doversi muovere con estrema cautela dopo il mezzo passo falso compiuto dal suo ministro delle Finanze, George Osborne, nell’annunciare tagli imminenti alle politiche di benefit.
Il governo deve dimostrare di avere a cuore la tutela dei diritti delle famiglie inglesi ma, al tempo stesso, intende mostrarsi inflessibile nel non accettare i diktat provenienti dall’Europa. Il parlamento europeo potrebbe infatti estendere da 14 a 20 settimane il periodo di congedo per maternità negli Stati membri dell’Ue. Sei settimane verrebbero concesse alle mamme prima del parto e 14 a nascita avvenuta.
La proposta è stata presentata dalla parlamentare socialista portoghese Edite Estrela e verrà messa al voto martedì 19 ottobre. L’obiettivo è quello di aggiornare una legge europea in materia che risale al 1992 e l’esito del voto, va detto, appare tutt’altro che scontato viste le divisioni interne esistenti al riguardo nei tre principali gruppi parlamentari presenti a Bruxelles.

Congedi per 2,4 miliardi di sterline

La possibilità per le future mamme di lasciare il lavoro 42 giorni prima ha scatenato già le proteste di Londra. Il problema è innanzitutto economico.
Nella pratica, infatti, le sei settimane aggiuntive che la legge garantirebbe, si traducono in un mese e mezzo di stipendio pieno percepito dalle neo o future mamme durante la loro assenza dal luogo di lavoro. Per cercare di limitare l’impatto economico di tale legge sulla spesa pubblica, alcuni emendamenti sono già stati discussi presso il parlamento europeo.
Una prima proposta riguarda la possibilità di versare alle lavoratrici in maternità la totalità del loro normale stipendio per sei settimane e l’80% della retribuzione nelle restanti 14. Un’altra, invece, suggerisce di assicurare il 75% della normale busta paga durante l’intero periodo di congedo.
Secondo Jennifer Rankin del sito inglese EuropeanVoice.com, l’adozione della legge così come è stata presentata, si tradurrebbe in una spesa per le casse dello Stato che ammonterebbe a 1,7 miliardi di sterline ogni anno. Una cifra ritoccata al rialzo da un portavoce del governo inglese che, stando a quanto riportato dall’agenzia France Presse, ha stimato in 2,4 miliardi di sterline l’impatto di un simile congedo di maternità.
Una spesa che raddoppierebbe di fatto i fondi oggi destinati alle maternity leave su scala nazionale. Un sacrificio che il governo britannico non è disposto a concedersi.

Bruxelles sprecona

Dura l’opinione in materia di Gavin Hewitt, direttore di Bbc Europe che sul suo blog ricorda che «il Regno Unito si oppone decisamente ai cambiamenti sui congedi di maternità e paternità. La proposta è attraente», ha riconosciuto Hewitt, «ma queste proposte dal punto di vista economiche significherebbero un raddoppio delle spese».
Hewitt, inoltre, ha allargato il campo e fa notare la contraddizione di un Parlamento europeo che «ogni giorno lotta per ridurre il proprio budget dichiarando di volere lavorare di più e poi propone di alzare le proprie spese del 5,9% per il 2011».
In questa politica ambivalente, secondo Hewitt, la nuova legge sul maternity leave non sarebbe l’unico prezzo da pagare per il Regno Unito. Il giornalista ha riportato le stime di George Osborne che valuta in «600 milioni di sterline l’anno l’impatto di questo aumento di spese per i contribuenti britannici», mentre lo stesso primo ministro ha dichiarato il 13 ottobre: «Non possiamo chiedere ai nostri dipendenti pubblici di pagare di più e poi spendere di più a nostra volta per l’Europa». Per il momento l’unico risultato raggiunto da Londra è quello di ridurre l’aumento di budget per il 2011 al 2,9%, ma il governo non si arrende.
Nel frattempo, sarà un caso, sulla stampa britannica si sono moltiplicate le notizie che mettono all’indice le spese e i comportamenti dissennati di Bruxelles e dei suoi rappresentanti. Il 14 ottobre, il Daily Telegraph, per esempio, dà grande risalto alle 350 mila sterline che verranno spese “a danno dei contribuenti” da una delegazione di 400 parlamentari europei per una “vacanza studio” sull’isola portoghese di Madeira.
Un affronto ritenuto moralmente inaccettabile in questa nuova epoca di morigeratezza.