Una poltrona per tre

Redazione
07/10/2010

«Date una chance al soldato Ghizzoni». Catapultato nell’arco di 48 ore al vertice della più importante banca italiana per raccogliere...

Una poltrona per tre

«Date una chance al soldato Ghizzoni». Catapultato nell’arco di 48 ore al vertice della più importante banca italiana per raccogliere la difficilissima eredità di Alessandro Profumo, il nuovo amministratore delegato di Unicredit Federico Ghizzoni si trova già a gestire il primo passaggio delicato: la nomina del direttore generale.
Ghizzoni dovrà dimostrare il proprio grado di indipendenza dagli azionisti forti che l’hanno voluto al timone dell’azienda di credito dopo aver estromesso Profumo con ben 18 voti favorevoli su 20 presenti.

Azionisti divisi sulla scelta

Il neo amministratore delegato non potrà certo scegliere un esterno, ma dovrà e vorrà pescare inevitabilmente tra gli altri tre vice di Profumo, cioè tra Roberto Nicastro, Paolo Fiorentino e Sergio Ermotti.
Una decisione non facile, poiché ognuno dei tre manager rappresenta un’area vicina ad alcuni degli azionisti forti, ma non a tutti.
Per esempio, l’indicazione di Nicastro vorrebbe dire premiare il business italiano al dettaglio che non sta portando profitti al gruppo, ma anche accontentare il dominus della Cariverona Paolo Biasi, considerato da un anno e mezzo a questa parte il vero sponsor di Nicastro.
Una promozione di Fiorentino significherebbe invece assegnare una posizione di estremo rilievo a un manager che si è distinto per il controllo dei costi, ma senza aver mai avuto responsabilità di business.
Fiorentino è inoltre considerato il pupillo di Fabrizio Palenzona, il potente vicepresidente di Unicredit espresso dalla Fondazione Caritorino.
Se, al contrario, la scelta di Ghizzoni dovesse ricadere su Ermotti, questa decisione avrebbe il sapore di uno schiaffo alle fondazioni azioniste e di un regalo ai tedeschi.
Ermotti è infatti il capo dell’investment banking, l’area che s’è maggiormente trovata nel’occhio del ciclone durante la crisi finanziaria, ma anche quella che nell’ultimo anno ha portato più utili al gruppo nonostante le critiche.
Ermotti era stato assunto da Profumo dopo un’uscita burrascosa dalla Merrill Lynch e una sua eventuale promozione avrebbe la conseguenza di liberare la casella dell’investment banking che potrebbe essere coperta velocemente da un banchiere tedesco. Forse Theo Weimer, attuale capo della divisione Unicredit in Germania.

Un avvicendamento frettoloso

Insomma, Ghizzoni è alle prese con un bel rebus che cercherà di risolvere senza scontentare nessuno e coordinandosi con la Banca d’Italia che sta seguendo da vicino le delicate operazioni al vertice dell’Unicredit.
Restano comunque da capire sino in fondo le vere ragioni di un avvicendamento tanto frettoloso e traumatico. La scusa avanzata dal presidente Dieter Rampl, cioè quella del rafforzamento non richiesto dei soci libici, fa acqua da tutte le parti.
Già nella primavera 2009, infatti, all’indomani della sottoscrizione del prestito obbligazionario di Unicredit, i massimi esponenti della Libia avevano fatto sapere di voler crescere ancora nel capitale della banca italiana.
A fine luglio Profumo venne a sapere dai suoi uffici interni degli acquisti di titoli da parte del fondo sovrano Lia, che portavano la partecipazione complessiva del paese di Gheddafi al 7%. Ma, forse per non incorrere nel reato di insider trading, non comunicò alcunché al suo presidente. Così Rampl ha preso la palla al balzo per andare alla resa dei conti con l’amministratore delegato, considerato da molti azionisti troppo autonomo e poco rispettoso delle esigenze dei soci.
Ora tocca a Ghizzoni riportare la pace nella banca, ma il rischio di ingerenze da parte dei soci influenti è molto elevato.
Sull’altro fronte i mercati finanziari aspettano al varco il nuovo amministratore delegato per capire se la banca riuscirà ad aumentare la propria redditività nel prossimo futuro o se invece sono fondate le voci che vedono il business ancora molto sgangherato e bisognoso di forti accantonamenti a bilancio.