Una Rete di bufale

Fabio Chiusi
25/12/2010

Il meglio delle notizie false circolate sul web nel 2010.

Un uomo infettato da un virus informatico, un video sul presidente del Consiglio che non parla del presidente del Consiglio, il latte scaduto bollito e rimesso in vendita come fresco. O, per rimanere al caso più recente, una foto degli scontri avvenuti a Roma il 14 dicembre 2010 ma che in realtà era stata scattata in Quebec nel 2007.
NOTIZIE FALSE. Sono solo alcune delle notizie false, ma spacciate per vere, circolate in rete nel corso del 2010. Il tutto a causa di catene di Sant’Antonio, cioè mail diffuse di rubrica in rubrica o rimbalzate, tramite i potenti meccanismi di comunicazione virale dei social network, sui profili di troppi utenti creduloni.

Travaglio e l’emendamento zombie

A cascarci, tuttavia, sono stati anche giornalisti professionisti. Non ultimo Marco Travaglio, noto tra i fan proprio per la proverbiale precisione. In una puntata dell’appuntamento settimanale tenuto dal vicedirettore del Fatto Quotidiano sul blog di Beppe Grillo del 7 giugno 2010 Travaglio ha riportato in vita un emendamento soppresso addirittura 14 mesi prima, il cosiddetto emendamento D’Alia. Che si proponeva di introdurre misure per la «Repressione di attività di apologia o istigazione a delinquere compiuta a mezzo internet».
LO SBAGLIO DI TRAVAGLIO. Una proposta delirante che avrebbe potuto comportare, per stessa ammissione del relatore, il senatore dell’Udc Gianpiero D’Alia, la chiusura di siti come Facebook e YouTube. E che è stata bocciata dagli emendamenti soppressivi firmati dal deputato del Pdl Roberto Cassinelli.
Travaglio, invece, ha abboccato, proprio come aveva fatto il leader dell’Idv Antonio Di Pietro qualche mese prima, alle voci di un fantomatico pericolo per la libertà di espressione in rete diffuse da blog e social media. Leggendo addirittura il testo-bufala della catena di mail che aveva dato il via al falso allarme. E definendo appena approvato al Senato un testo che a palazzo Madama era passato il 5 febbraio 2009. Per poi essere cancellato a Montecitorio nell’aprile dello stesso anno. Nessun pericolo, dunque. Ma andate a dirlo ai suoi fan.

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Quel video (non) parla di Berlusconi

Vittima di una “bufala” anche la redazione online del quotidiano l’Unità. Che ha rilanciato dall’homepage del sito per ben due volte, a distanza di mesi, il video di una presunto “tormentone-trash” egiziano su Silvio Berlusconi, «nel mirino» del dileggio nordafricano.
Si tratterebbe di “Presidente italiano” di Yussam Abdel-Rahman, scriveva Trashopolis.com nel settembre 2009, la fonte citata da l’Unità il 17 dello stesso mese. E i sottotitoli riportati nel video non dovrebbero lasciare spazio a dubbi, con frasi come «Il presidente è un gran mandrillo, non smette mai di correre la cavallina» e «Tutte le donne mi cadono ai piedi, sono il presidente italiano».
BERLUSCONI D’EGITTO. Peccato che la voce del cantante dica tutt’altro. E cioè «Timo sta dimenticando il suo passato, e ora parla l’italiano». Nonostante in rete circolino già da allora diversi post e articoli che spiegano si tratti di uno scherzo del buontempone di turno, l’Unità ci ricasca il 21 giugno 2010. Anche se questa volta scompare il commento che accompagnava la performance dell’artista egiziano: «Il nostro premier è preso in giro persino dall’equivalente nordafricano del Bagaglino».

 

L’uomo infettato da virus informatico

Un’altra notizia, poi, si è deformata fino a trarre in inganno le redazioni di mezzo mondo, costringendo la Bbc addirittura a chiedere scusa sul proprio sito web e il Corriere della Sera a rimuovere l’articolo che ne parlava.
Il malinteso era nato da un servizio del giornalista dell’emittente britannica Rory Cellan-Jones, che aveva raccontato la curiosa storia di un ricercatore di cibernetica dell’università di Reading, Mark Gasson. Che, dopo aver memorizzato un virus informatico su un chip, se lo è impiantato sotto pelle.
IL CORRIERE E L’UOMO COL VIRUS PER PC. Diventando così per il Corriere «il primo uomo affetto da virus per Pc», come ricorda sul suo blog Il disinformatico lo smascheratore di bufale informatiche per eccellenza, Paolo Attivissimo. Che ha definito quella del Corriere «una sciocchezza totale», dato che il dispositivo utilizzato dal ricercatore è niente altro che «un parente» di quelli «antitaccheggio dei supermercati» e che «non infetta l’organismo che lo ospita».
Secondo Gasson il virus avrebbe potuto consentire a un pirata informatico di attaccare un pacemaker, rendendolo inutilizzabile. Ma per sua stessa ammissione si tratterebbe di una ipotesi non attuabile se non in tempi remoti.

Hanno le stesse scarpe: è un infiltrato

Giornali molto più cauti, fortunatamente, sulla fotografia circolata in rete, su blog e social network, dopo gli scontri a Roma del 14 dicembre 2010 (leggi l’articolo). L’immagine avrebbe dovuto dimostrare, secondo chi la diffondeva, che tra i manifestanti si erano nascosti degli agenti provotarori delle forze dell’ordine, per creare scompiglio. La prova? Entrambe le categorie di soggetti ritratte nella foto utilizzano lo stesso tipo di scarponi.
GLI SCARPONI DEGLI SCONTRI IN CANADA. Il dato incontestabile dell’immagine è che gli scarponi sono effettivamente gli stessi. Peccato che la foto sia stata scattata durante degli scontri avvenuti nel Quebec, in Canada, il 20 agosto 2007. Dunque più di tre anni fa. Il che, ovviamente, esclude qualunque connessione con i fatti avvenuti in concomitanza con il voto di sfiducia al governo Berlusconi.
Nelle stesse ore, poi, alcuni giornali avevano mostrato minore cautela rispetto alle scorribande di un “manifestante” su cui era stato avanzato il dubbio che si trattasse di un agente infiltrato. Al punto che il Pd aveva perfino presentato un’interrogazione parlamentare per fare luce sulla vicenda. Tuttavia, quello che alcuni ritenevano essere un agente non era altri che un attivista di estrema sinistra di nemmeno 17 anni, figlio di un brigatista rosso.

Latte scaduto, riciclato e rivenduto

I falsi allarmi non risparmiano nemmeno i consumatori. Eclatante il caso dell’appello che ha scosso il web a ottobre 2010. Una mail con preghiera di diffusione in cui si sosteneva che il latte scaduto e invenduto sarebbe sottoposto da imprecisati produttori a «un processo di pastorizzazione a 190 gradi». E fino a ben cinque volte consecutive, «per legge». Il tutto prima di essere reimmesso sul mercato come latte fresco.
«In questo modo le aziende si arricchiscono, riciclando di fatto il latte scaduto, e chi ne paga le conseguenze siamo noi che di fatto beviamo acqua sporca», scriveva Roberta Lusco, che risulta firmataria dell’appello. E che, nonostante una rettifica, non è riuscita a impedire che la “notizia” facesse il giro di internet.
VIETATA LA PASTORIZZAZIONE DEL LATTE SCADUTO. Così il Codacons, il Coordinamento delle associazioni per la difesa dell’ambiente e dei diritti degli utenti e dei consumatori, ha dovuto intervenire con una secca smentita, in cui ha ribattuto che «la pastorizzazione del latte scaduto è un atto illecito e nessun produttore di latte è autorizzato a tale pratica». Anche la presenza dei numeri 1 2 3 4 5 sui cartoni del latte, che secondo l’accusa avrebbe consentito al produttore di indicare quante volte sarebbe avvenuta la “ripastorizzazione”, servono in realtà per gestire la tracciabilità del prodotto.

La ‘bufala’ delle ‘bufale’

Si potrebbero citare infiniti altri casi. Come l’annuncio della morte dell’attore Lino Banfi, che invece è vivo e vegeto («Ero morto e sono resuscitato!», aveva esclamato Banfi dopo aver appreso la voce diffusa in rete). I ripetuti annunci che Facebook, il popolare social network, sarebbe diventato presto a pagamento. Intenzione mai professata dal creatore Mark Zuckerberg.
Una profezia di terremoto a Napoli per il 12 marzo 2010 attribuita a Giampaolo Giuliani, lo studioso che nei giorni precedenti il terremoto all’Aquila del 6 aprile 2009 aveva notato un aumento dell’attività sismica nella regione. Ma che lo stesso Giuliani ha fermamente smentito.
LE PIRAMIDI COSTRUITE DAGLI ALIENI. E addirittura una dichiarazione del “capo del dipartimento di Archeologia dell’università del Cairo”, Alaa Shaheen che, manipolata a dovere, ha finito per mettere in bocca allo studioso l’idea che gli alieni avrebbero aiutato gli egizi a costruire le piramidi. Fantascienza? Sì: Shaheen non è affatto capo di quel dipartimento, della conferenza in cui avrebbe prodotto quella dichiarazione non c’è traccia e, in ogni caso, non vi è conferma che abbia mai pronunciato quelle parole.
Nonostante questo impietoso resoconto del 2010, il proposito per il 2011 è smetterla di identificare, come troppo spesso accade, questo genere di notizie con tutte quelle presenti in rete. Anche questa è una ‘bufala’, perché se molte di queste non-notizie sono state smascherate è stato proprio grazie a internet.